Dunque, è della Macchina che volevo parlarle. Terribile la catastrofe della sbarra di erbio nel Wyoming. Mi dispiace profondamente per Drumlin. Era un tipo con le palle quadrate. E deve essere stato un grave colpo per lei. Sicura di non volere un drink?» Ma le bastava guardare la Terra e ascoltare. «Se non sono demoralizzato io riguardo alla Macchina,» proseguì Hadden, «non vedo perché dovrebbe esserlo lei. Probabilmente si preoccupa che non possa esserci mai una Macchina americana, che siano in troppi a volerne il fallimento. La Presidente teme la stessa cosa. E le fabbriche che abbiamo costruito, non sono catene di montaggio. Stavamo confezionando dei prodotti fuori serie. Sarà costoso rimpiazzare tutte le parti distrutte. Ma soprattutto lei sta pensando che forse è stata una cattiva idea fin dall’inizio. Forse siamo stati insensati ad andare così in fretta. Perciò, esaminiamo a lungo e con attenzione l’intera faccenda. Anche se lei non la pensa così, la Presidente è d’accordo. Ma se non costruiamo la Macchina presto, temo che non la costruiremo mai. E c’è un’altra cosa: non credo che questo invito sia sempre aperto.»
«E’ curioso che lei dica ciò. E’ proprio quello di cui stavamo parlando Valerian, Drumlin e io prima dell’incidente. Del sabotaggio,» si corresse Ellie. «Prego continui.»
«Vede, le persone religiose — la maggior parte di esse — pensano davvero che questo pianeta sia un esperimento. E’ quello che tramandano le loro fedi. Un dio o l’altro sta sempre brontolando, combinando pasticci con mogli di artigiani, consegnando tavole sulle montagne, comandando di mutilare i figli, dicendo alla gente quali parole possa pronunciare e quali no, costringendo la gente a sentirsi colpevole del proprio piacere e così via. Perché gli dei non possono star tranquilli? Tutto questo intervenire e infastidirsi puzza di incompetenza. Se Dio non voleva che la moglie di Lot si voltasse indietro a guardare, perché non l’aveva creata obbediente, così avrebbe fatto quello che le diceva suo marito? O se non avesse fatto Lot con quella testa di cazzo, forse lei gli avrebbe dato più ascolto. Se Dio è onnipotente e onniscente, perché non ha fatto funzionare l’universo fin da principio così sarebbe venuto fuori come voleva lui? Perché sta continuamente aggiustando le cose e lamentandosi? No, c’è una sola cosa che la Bibbia chiarisce: il suo Dio è un artefice maldestro. Non ci sa fare nella fase progettuale e non ci sa fare nella fase esecutiva. Dovrebbe ritirarsi dagli affari, se ci fosse della concorrenza.
Ecco perché non credo che siamo un esperimento. Potrbbero esserci moltissimi pianeti sperimentali nell’universo, luoghi dove apprendisti dei mettono alla prova le loro capacità. Peccato che Rankin e Joss non siano nati su uno di questi pianeti. Ma su quello» — di nuovo indicò la finestra — «non si trova neppure traccia di un microintervento. Gli dei non ci fanno una visitina per sistemare le cose quando le abbiamo abborracciate. Basta considerare la storia umana per rendersi conto che siamo stati soli.»
«Finora,» disse Ellie. «Deux ex machina? E’ quello che pensa? Lei crede che gli dei abbiano finalmente avuto pietà di noi e ci abbiano mandato la Macchina?»
«Meglio ‘Machina ex deo’, o come diavolo si dice in latino. No, non credo che siamo l’esperimento. Credo che siamo il controllo, il pianeta cui nessuno si è interessato, il luogo dove nessuno è mai intervenuto. Un mondo di calibratura decaduto. O è quello che capita se non intervengono. La Terra è un argomento di lezione per gli apprendisti dei. ‘Se davvero siete dei casinisti,’ si sentono dire, ‘farete qualcosa come la Terra.’ Naturalmente sarebbe uno spreco distruggere un mondo perfettamente riuscito. Così, ci fanno una visitina di quando in quando, caso mai… Forse ogni volta portano con loro gli dei pasticcioni. L’ultima volta che hanno dato un’occhiata, ci stavamo trastullando nelle savane, cercando di superare in corsa le antilopi. ‘Okay, va bene’, dicono. ‘Questi tipi non ci daranno nessun fastidio. Li verremo a trovare fra altri dieci milioni di anni. Ma tanto per non correre rischi, controlliamoli su frequenze radio.’
Ma ecco che un bel giorno c’è un allarme. Un messaggio dalla Terra. ‘Cosa? Hanno già la televisione? Vediamo che stanno facendo.’ Stadio olimpico, bandiere nazionali. Uccello rapace. Adolf Hitler. Migliala di persone osannanti. ‘Oh, oh,’ dicono. Conoscono i segni premonitori. Veloci come un lampo ci dicono: ‘Finitela ragazzi. E’ un pianeta perfetto quello che avete. Ecco, costruite questa Macchina, invece.’ Si preoccupano di noi. Vedono che siamo su una china pericolosa. Pensano che dovremmo affrettarci a correre ai ripari. E la penso anch’io così. Dobbiamo costruire la Macchina.» Ellie sapeva che cosa avrebbe pensato Drumlin di simili argomentazioni. Benché molto di quello che Hadden aveva appena detto fosse in sintonia con il suo pensiero, era veramente stanca di quelle affascinanti e fiduciose speculazioni sui propositi degli alieni. Voleva che il progetto andasse avanti, che la Macchina venisse completata e attivata, che cominciasse il nuovo stadio della storia umana. Diffidava ancora delle proprie motivazioni personali, era ancora cauta anche se veniva citata come un possibile membro dell’equipaggio a bordo di una Macchina completata. Quindi, in fondo, i ritardi nella ripresa della costruzione le tornavano comodi. Le davano tempo per meditare sui suoi problemi. «Ceneremo con Yamagishi. Le piacerà. Ma siamo un po’ preoccupati per lui. Tiene la sua pressione parziale dell’ossigeno così bassa di notte.»
«Che intende dire?»
«Ebbene, più basso è il contenuto di ossigeno nell’aria, più a lungo si vive. Almeno è quanto i dottori ci dicono. Perciò noi tutti stabiliamo la quantità di ossigeno nelle nostre stanze. Durante il giorno, non la si può portare molto al di sotto del 20 %, perché altrimenti non ci si regge in piedi e la funzionalità mentale può essere danneggiata. Ma di notte, quando si dorme, si può abbassare la concentrazione parziale dell’ossigeno. Però è un rischio. La si può abbassare troppo. Yamagishi è sceso al 14 % in questi giorni, perché vuole vivere per sempre. Il risultato è che manca di lucidità fino all’ora di pranzo.»
«Sono sempre stata così durante tutta la mia vita, con il 20 % di ossigeno,» disse Ellie ridendo.
«Adesso sta sperimentando di eliminare la debolezza con droghe psicotrope. Sa, tipo piracetam. Migliorano decisamente la memoria. Non so se rendano davvero più intelligenti, ma è quanto dicono.
Così, Yamagishi sta ingurgitando una quantità incredibile di psicotropi, e non respira abbastanza ossigeno la notte.»
«Allora si comporta da pazzo?»
«Da pazzo? E’ difficile dirlo. Non conosco moltissimi criminali di guerra di categoria A novantaduenni.»
«Ecco perché ogni esperimento ha bisogno di un controllo,» disse Ellie.
Hadden sorrise.
Anche alla sua età avanzata, Yamagishi esibiva il portamento impettito che aveva acquisito durante il suo lungo servizio nell’esercito imperiale. Era un omino completamente calvo, con un paio di baffetti bianchi e un’espressione stereotipata di benevolenza in volto.
«Sono qui per i femori,» spiegò. «So quello che si dice del cancro e della durata della vita. Ma io mi trovo qui per i femori. Alla mia età, le ossa si fratturano facilmente. L’industriale Tsu-kuma è morto per una caduta dal futon sul tatami. Una caduta dal letto, solo cinquanta centimetri, gli è costata la vita. Un mezzo metro. E le sue ossa si sono spezzate. In condizioni di gravita zero, i femori non si rompono.»