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Il suo discorso sembrava molto assennato.

Erano stati fatti alcuni compromessi gastronomici, ma la cena era di una sorprendente raffinatezza. Si era sviluppata una piccola tecnologia specializzata per mangiare in assenza di peso. J C’erano coperchi per ogni cosa e i bicchieri per il vino erano provvisti di chiusure da cui sporgevano cannucce. Alimenti come noci o fiocchi di granturco erano proibiti. Yamagishi la invitò a servirsi del caviale. Era una delle poche raffinatezze occidentali, spiegò, il cui prezzo al chilo sulla Terra superasse quello della spedizione nello spazio. La coesione delle uova di storione costituiva una fortunata irregolarità, pensò Ellie, che cercò di immaginare migliaia di uova separate in caduta libera che andavano a oscurare i corridoi di quella casa di riposo orbitante. All’improvviso, ricordò che anche sua madre si trovava in una casa di riposo, infinitamente più modesta di quella. E prendendo come punto di riferimento i Grandi Laghi visibili in quel momento fuori dalla finestra, fu in grado di localizzare con precisione la cittadina di sua madre. Poteva trascorrere due giorni lassù in orbita terrestre chiacchierando con due tipacci miliardari, ma non riusciva a trovare un quarto d’ora per una telefonata a sua madre? Si ripromise di chiamarla non appena fosse atterrata a Cocoa Beach. Una comunicazione dallo spazio avrebbe potuto rappresentare una novità troppo grossa per la casa di riposo per anziani di Janesville, nel Wisconsin.

Yamagishi interruppe il corso dei suoi pensieri per informarla che era l’uomo più vecchio dello spazio. Persino l’ex Vice Premier cinese era più giovane. Si tolse la giacca, si arrotolò la manica destra della camicia, contrasse il bicipite e le chiese di tastargli il muscolo. Passò poi velocemente a illustrarle con abbondanza di particolari le meritorie istituzioni benefiche che avevano ricevuto da lui cospicue donazioni.

Ellie cercò di essere gentile. «E’ molto calmo e tranquillo quassù. Deve trovarlo piacevole il suo ritiro.» Aveva rivolto quella banale osservazione a Yamagishi, ma fu Hadden a rispondere.

«Non è sempre tutto tranquillo. Qualche volta c’è una crisi e siamo costretti a darci da fare.»

«Brillamento solare, estremamente nocivo. Rende sterili,» intervenne Yagamishi.

«Seee, se c’è un brillamento solare di notevole entità segnalato dal telescopio, lo sappiamo circa tre giorni prima che le parti-celle cariche colpiscano il Castello. Allora, i residenti stabili, come Yamagishi-san e io, vanno nel rifugio antitempesta. Molto spartano, molto angusto, ma abbastanza schermato alle radiazioni per servire a qualcosa. C’è un po’ di radiazione secondaria, naturalmente. L’inconveniente sta nel fatto che tutto lo staff non permanente e i visitatori sono costretti a partire entro tre giorni. Questo tipo di emergenza può mettere a dura prova la flotta commerciale. Talvolta dobbiamo ricorrere alla NASA o ai russi per portare in salvo qualcuno. Non si immaginerebbe mai che razza di gente si debba far partire in caso di brillamenti solari: mafiosi, capi di servizi segreti, stalloni e donnine…»

«Perché mai ho l’impressione che il sesso sia ai primi posti sulla lista delle importazioni dalla Terra?» chiese Ellie un po’ riluttante. «Oh, è così, è così. Ci sono tantissime ragioni. La clientela, il luogo. Ma la ragione principale è la gravita zero. In condizioni di gravita zero, a ottantanni si possono fare cose che non si sarebbero mai credute possibili a venti. Dovrebbe prendersi una vacanza quassù, con il suo amichetto. Lo consideri un preciso invito.»

«Novanta,» disse Yamagishi.

«Prego?»

«A novanta si possono fare cose che non si sognavano di fare a venti. E’ quello che sta dicendo Yamagishi-san. Ecco perché tutti vogliono venire quassù.»

Al momento del caffè, Hadden ritornò sull’argomento Macchina. «Yamagishi-san e io siamo in società con alcune altre persone. Lui è il presidente onorario del consiglio di amministrazione delle Industrie Yamagishi, che, come lei sa, sono il principale appaltatore per il collaudo dei componenti della Macchina in corso di allestimento a Hokkaido. Ora provi a immaginare il nostro problema. Le farò un esempio. Ci sono tre grandi gusci sferici, l’uno dentro l’altro. Sono fatti in una lega di niobio, hanno particolari disegni incisi all’esterno, e sono ovviamente destinati a ruotare in tre direzioni ortogonali molto velocemente e in condizioni di vuoto. Si chiamano benzel. Lei è al corrente di tutto, ovviamente. Che accade se si costruisce un modello in scala dei tre benzel e li si fa ruotare molto velocemente? Che succede? Tutti i fisici preparati pensano che non accadrà nulla. Ma, naturalmente, nessuno ha fatto l’esperimento. Questo particolare esperimento. Quindi nessuno lo sa realmente. Supponga che accada qualcosa, una volta attivata l’intera Macchina. Dipende dalla velocità di rotazione? Dipende dalla composizione dei benzel? Dal disegno degli intagli? E’ una questione di scala? Perciò abbiamo costruito queste cose e le abbiamo fatte funzionare: modelli in scala e copie a grandezza naturale. Vogliamo far ruotare la nostra versione dei grandi benzel, quelli che saranno uniti agli altri componenti nelle due Macchine. Nel caso non accada nulla, vorremmo aggiungere componenti addizionali, uno alla volta. Continueremo a inserirli, compiendo un piccolo lavoro di integrazione dei sistemi a ogni fase, finché forse per l’aggiunta di un componente, non l’ultimo, la Macchina farebbe qualcosa di sorprendente. Stiamo soltanto cercando di capire il funzionamento della Macchina. Vede dove voglio arrivare?»

«Intende dire che in Giappone state assemblando una copia identica della Macchina?»

«Beh, non è esattamente un segreto. Stiamo sottoponendo a test i componenti singoli. Nessuno ha detto che possiamo collaudarli soltanto uno alla volta. Perciò ecco quello che Yamagishi-san e io proponiamo: cambiarne il programma degli esperimenti di Hokkaido. Procediamo a una totale integrazione dei sistemi adesso e, se non succede nulla, collauderemo in seguito componente per componente. A ogni modo, il denaro è stato tutto stanziato. Siamo convinti che ci vorranno mesi — forse anni — prima che gli americani possano rimettersi in carreggiata. E non crediamo che i russi siano in grado di ultimare la Macchina in un tempo inferiore. Il Giappone è l’unica possibilità. Non siamo obbligati ad annunciarlo immediatamente. Non dobbiamo prendere una decisione immediata sull’attivazione della Macchina. Stiamo soltanto collaudando i componenti.»

«Ma voi due potete prendere questo tipo di decisione da soli?»

«Oh, rientra sempre in quello che chiamano le nostre specifiche responsabilità. Contiamo di poter arrivare allo stadio in cui si trova la Macchina del Wyoming fra circa sei mesi. Dovremo stare molto più attenti ai sabotaggi, naturalmente. Ma se i componenti sono okay, credo che la Macchina sarà okay: Hokkaido è difficile da raggiungere. Allora, una volta che tutto è controllato e pronto, possiamo chiedere all’Associazione mondiale per la Macchina se sarebbero contenti di provarla. Se l’equipaggio sarà d’accordo, scommetto che l’Associazione darà il nullaosta. Che ne pensi, Yamagishi-san?»

Yamagishi non aveva sentito la domanda. Stava canticchiando «Caduta libera», un recente successo pieno di vivaci particolari sui peccati in orbita terrestre. Non ne conosceva tutte le parole, spiegò quando la domanda venne ripetuta. Impassibile, Hadden proseguì. «Ora, alcuni dei componenti saranno stati fatti ruotare o eliminati o che altro. Ma in ogni caso dovranno superare i test prescritti. Non pensavo che sarebbe bastato a spaventarla. Personalmente, intendo dire.»

«Personalmente? Che cosa le fa pensare che lo sarò? Nessuno mi ha interpellato, in primo luogo, e c’è una quantità di nuovi fattori.»

«Quasi certamente il comitato di selezione glielo chiederà e la Presidente sarà favorevole. Entusiasticamente. Andiamo», disse sogghignando, «non vorrà passare tutta la vita al polo nord?» Sulla regione scandinava e sul Mar del Nord c’erano vaste formazioni nuvolose, e la Manica era coperta da una ragnatela di nebbia.