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Un chiosco di canne di bambù allestito per tali occasioni, era stato adornato di festoni, di migliaia di strisce di carta colorata che quasi 10 sommergevano. Si vedevano giovanotti e ragazze, soprattutto, che contribuivano a far crescere quello strano fogliame.

11 Festival Tanabata è unico in Giappone per la sua celebrazione dell’amore. I fatti della storia principale si trovavano su pannelli dai molti riquadri e venivano rappresentati su un palcoscenico improvvisato all’aperto. Due stelle erano innamorate, ma separate dalla Via Lattea. Solo una volta all’anno, il settimo giorno del settimo mese del calendario lunare, gli amanti riuscivano a incontrarsi: purché non piovesse. Ellie guardò il blu cristallino di quel cielo alpino e augurò agli amanti tanta fortuna. La stella giovanotto, proseguiva la leggenda, era una sorta di cowboy giapponese ed era rappresentata dalla nana A7 Altair. La giovane donna era una tessitrice ed era rappresentata da Vega. A Ellie sembrò strano che Vega dovesse essere al centro di un festival giapponese alcuni mesi prima dell’attivazione della Macchina. Ma se si esaminano varie culture, non sarà difficile trovare interessanti leggende a proposito di ogni stella brillante del cielo. La leggenda era di origine cinese ed Ellie ricordava di averne sentito parlare anni prima da Xi, durante la prima seduta dell’Associazione Mondiale per il Messaggio a Parigi.

Nella maggior parte delle grandi città, il Festival Tanabata stava morendo. I matrimoni organizzati non erano più una consuetudine e il tormento degli amanti separati non faceva più vibrare i cuori come un tempo. Ma in alcune località — Sapporo, Sendai, e qualche altra — il Festival diventava ogni anno più popolare. A Sapporo, esso aveva una speciale risonanza per il disprezzo ancora diffuso nei confronti dei matrimoni tra giapponesi e ainu. C’era sull’isola un’agenzia a conduzione familiare di investigatori che, dietro adeguato compenso, indagavano sui parenti e gli antenati di possibili spose per i figli di famiglie tradizionaliste. Discendere da un ainu era ancora motivo di un sommario rifiuto sociale. Devi, ricordando il suo giovane marito di molti anni prima, era particolarmente sarcastica. Eda senza dubbio aveva sentito una storia o due dello stesso genere ma non parlava. Il Festival Tanabata della città di Sendai nell’isola di Honshu era adesso un pezzo forte alla televisione giapponese per chi poteva vedere raramente la vera Altair o Vega. Ellie si chiedeva se i Vegani avrebbero continuato a trasmettere alla Terra lo stesso Messaggio per sempre. In parte perché la Macchina stava per essere completata in Giappone, le veniva rivolta una considerevole attenzione nel commento televisivo del Festival Tanabata di quell’anno. Ma i Cinque, come venivano adesso talvolta chiamati, non erano stati invitati ad apparire alla televisione giapponese, e la loro presenza lì a Sapporo per il Festival era stata quasi ignorata. Comunque, Eda, Sukhavati e lei erano stati subito riconosciuti ed erano ritornati alla Passeggiata Obori accompagnati dagli applausi cortesi dei passanti. Molti anche si inchinavano. Un altoparlante, all’esterno di un negozio di dischi, diffondeva un pezzo di rock-and-roll che Ellie riconobbe. Si trattava di «Voglio rimbalzare su di te», eseguito dal gruppo negro White Noise. Nel sole del pomeriggio, c’era un vecchio cane dagli occhi cisposi che, al suo avvicinarsi, scodinzolò debolmente.

I commentatori giapponesi parlavano di Machindo, la Linea della Macchina: la prospettiva, che si diffondeva sempre più, della Terra come un pianeta e di tutti gli uomini accomunati da un’uguale posta nel suo futuro. Qualcosa del genere era stato proclamato in alcune religioni, certo non in tutte, i cui praticanti comprensibilmente si risentirono per l’attribuzione di quella visione a una Macchina aliena. Se l’accettazione di una nuova visione della nostra posizione nell’universo rappresenta una conversione religiosa, riflette Ellie, allora una rivoluzione teologica stava investendo la Terra. Persino i chiliasti americani ed europei erano stati influenzati dal Machindo. Ma se la Macchina non avesse funzionato e il Messaggio fosse sparito, quanto sarebbe durata quella visione? Anche se avessimo commesso qualche errore di interpretazione o di costruzione, pensò Ellie, anche se non apprendessimo mai qualcosa di più sui Vegani, il Messaggio stava a dimostrare, al di là di ogni ombra di dubbio, che c’erano altri esseri nell’universo e che erano più avanti di noi. Ciò dovrebbe contribuire a mantenere il pianeta unito per un po’, pensò. Chiese a Eda se avesse mai avuto un’esperienza religiosa sconvolgente. «Sì,» disse lui.

«Quando?» Talvolta lo si doveva incoraggiare a parlare. «Quando ho imparato per la prima volta Euclide. Anche quando ho capito per la prima volta la gravitazione di Newton. E le equazioni di Maxwell e la relatività generale. E durante il mio lavoro sulla superunificazione. Sono stato fortunato abbastanza da aver avuto molte esperienze religiose.»

«No,» replicò Ellie. «Sai ciò che intendo dire. Indipendentemente dalla scienza.»

«Mai,» rispose subito Eda. «Mai indipendentemente dalla scienza.» Le parlò un poco della religione natia. Non si considerava vincolato da tutti i suoi precetti, ma ci si trovava bene. Era convinto che potesse fare un gran bene. Si trattava di una setta relativamente nuova — contemporanea della Scienza cristiana o dei Testimoni di Geova — fondata da Mirza Ghulam Ahmad nel Punjab. Devi sembrava conoscere qualcosa sull’Ahmadiyah, una setta che cercava di far proseliti e aveva riscosso un particolare successo nell’Africa occidentale. Le origini della religione erano avvolte nell’escatologia. Ahmad aveva proclamato di essere il Mandi, il personaggio che, secondo i musulmani, sarebbe apparso alla fine del mondo. Dichiarava anche di essere Cristo redivivo, un’incarnazione di Krishna, e un buruz o riapparizione di Maometto. Il chiliasmo cristiano aveva ora contaminato l’Ahmadiyah e la ricomparsa di Ahmad sarebbe stata imminente, stando ad alcuni dei suoi fedeli. L’anno 2008, in cui si sarebbe celebrato il centenario della morte di Ahmad, veniva dato per favorito per il suo ritorno finale come Mahdi. Il generale fervore messianico, anche se confuso, sembrava crescere ancor di più ed Ellie si dichiarò preoccupata per le tendenze irrazionali del genere umano.

«A un festival dell’amore,» le disse Devi, «non dovresti essere così pessimista.»

A Sapporo c’era stata un’abbondante nevicata e la tradizione locale di eseguire con la neve e con il ghiaccio sculture di animali e figure mitologiche era stata aggiornata. Un immenso dodecaedro era stato minuziosamente intagliato nel ghiaccio e veniva mostrato regolarmente, come una sorta di feticcio, nel corso dei telegiornali serali. Dopo giornate piuttosto calde per la stagione, si potevano vedere gli estemporanei scultori intenti a riparare i danni arrecati alle loro algide opere.

Che l’attivazione della Macchina potesse, in un modo o in un altro, scatenare un’apocalisse totale era un timore espresso con sempre maggiore frequenza. Il Progetto Macchina reagiva rassicurando l’opinione pubblica, i governi, e decidendo di tener segreta la data dell’attivazione. Alcuni scienziati proposero l’atteso evento per il 17 novembre, una sera in cui era prevista la più spettacolare pioggia di meteore del secolo. Un simbolismo adatto, dissero. Ma Valerian sostenne che se la Macchina avesse dovuto lasciare la Terra in quel momento, una nube di detriti cometari avrebbe costituito un ulteriore e inutile rischio. Perciò l’attivazione venne rimandata di alcune settimane, alla fine dell’ultimo mese del millenovecento e qualcosa. Se tale data non era proprio la svolta del millennio, ma un anno prima, vennero comunque programmate solenni celebrazioni da coloro che non si scomodavano a capire le convenzioni del calendario o che desideravano festeggiare l’arrivo del terzo millennio per due volte di seguito.