Ci fu un comunicato radio: tutto era apparentemente in ordine, per quel che si poteva accertare con la strumentazione che era stata sistemata all’esterno della Macchina. Si attendeva soprattutto l’evacuazione dello spazio tra i benzel e attorno a essi. Un sistema di straordinaria efficacia stava pompando fuori l’aria per ottenere il più alto vuoto mai raggiunto sulla Terra. Ellie controllò due volte lo stivaggio della sua videomicrocamera e diede un colpetto alla fronda di palma. Si erano accese potenti luci all’esterno del dodecaedro. Due dei gusci sferici si erano messi ora a ruotare alla velocità che il Messaggio aveva definito critica. Per quelli che guardavano fuori tutto appariva già confuso. Il terzo benzel si sarebbe messo in azione nel giro di un minuto. Una forte carica elettrica stava sviluppandosi. Una volta che tutti e tre i gusci sferici con gli assi perpendicolari tra loro fossero arrivati alla velocità richiesta, la Macchina sarebbe stata attivata. O almeno così diceva il Messaggio. Il volto di Xi mostrava una fiera determinazione, pensò Ellie; quello di Lunacarskij una calma imposta; gli occhi di Sukhavati erano spalancati; Eda rivelava soltanto un atteggiamento di tranquilla attenzione. Devi colse il suo sguardo e le sorrise. Sentì la mancanza di un figlio. Fu il suo ultimo pensiero prima che le pareti ondeggiassero e diventassero trasparenti e, così sembrò, prima che la Terra si aprisse e la inghiottisse.
TERZA PARTE
LA GALASSIA
«Così io percorro altipiani sconfinati e so che c’è speranza per ciò che Tu hai plasmato con la polvere di essere in comunione con le cose eterne.»
19
SINGOLARITÀ NUDA
«… salire in paradiso per la via stellata dello stupore.»
«Non è impossibile che per qualche essere infinitamente superiore l’intero universo sia come una pianura, con la distanza tra pianeta e pianeta pari a quella fra gli atomi di un granello di sabbia, e gli spazi tra sistema e sistema non più grandi degli intervalli tra un granello e quello vicino.»
SAMUEL TAYLOR COLERIDGE, Omniania Stavano precipitando. I pannelli pentagonali del dodecaedro erano divenuti trasparenti. E così pure il soffitto e il pavimento. Sopra e sotto, Ellie poteva scorgere la trina di organosilicati e le sbarre di erbio che vi erano state piantate, che sembravano muoversi. Tutti e tre i benzel erano scomparsi. Il dodecaedro sprofondava sfrecciando per un lungo tunnel oscuro dal diametro appena sufficiente a consentirne il passaggio. L’accelerazione sembrava attorno a un g. Forse avrebbero fatto meglio ad aggiungere le cinture, visto che non tutti rimanevano schiacciati contro le loro poltrone come accadeva a lei.
Era difficile non pensare di essersi tuffati nella crosta terrestre, diretti al nucleo di ferro fuso del pianeta. O forse stavano finendo dritti a… Cercò di immaginare quell’incredibile mezzo di trasporto come un ferryboat dello Stige.
Le pareti del tunnel presentavano una struttura che faceva percepire a Ellie la loro velocità di crociera. I disegni erano screziature irregolari dai contorni sfumati, non c’era nulla che richiamasse una forma ben definita. Le pareti erano notevoli non per il loro aspetto, ma solo per la loro funzione. Anche ad alcune centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre le rocce avrebbero dovuto essere incandescenti, ma non c’era traccia di ciò. Nessun diavoletto stava dirigendo il traffico e non si vedevano armadi con vasi di marmellata.
Ogni tanto, un vertice del dodecaedro sfiorava la parete e frammenti di una materia sconosciuta se ne staccavano. Il dodecaedro sembrava intatto. In breve, si lasciarono dietro una nuvola di minuscole particelle. Ogni volta che il dodecaedro toccava la parete, Ellie sentiva un’ondulazione, come se qualcosa di morbido si fosse fatto indietro per diminuire l’impatto. La debole luce gialla era diffusa, uniforme. Talvolta, il tunnel deviava leggermente e il dodecaedro ne seguiva obbediente la curvatura. Nulla, per quel che riusciva a vedere, si dirigeva verso di loro. A velocità del genere, persino una collisione con un passero avrebbe prodotto un’esplosione devastante. O se si fosse trattato di una caduta senza fine in un pozzo senza fonda? Sentiva una continua ansia fisica alla bocca dello stomaco. Eppure non ebbe ripensamenti.