Più tardi, nel corso della stessa giornata, Ellie ebbe un colloquio privato con Kitz. Infatti, era stato proposto un accordo. Lei non aveva nessuna intenzione di accettarlo. Ma Kitz era preparato pure a tale possibilità.
«Io non le sono mai piaciuto fin dall’inizio,» disse lui. «Ma passerò sopra alla cosa. Faremo qualcosa di veramente giusto. Abbiamo già diffuso un comunicato stampa che dice che la Macchina non ha funzionato quando abbiamo tentato di attivarla. Naturalmente, stiamo cercando di capire che cosa è andato male. Con tutti gli altri inconvenienti nel Wyoming e nell’Uzbekistan, nessuno mette in dubbio quest’ultimo. Poi, fra alcune settimane annunceremo che la situazione è ancora immutata. Abbiamo fatto del nostro meglio. La Macchina è troppo costosa per continuare a lavorarci. Probabilmente non siamo abbastanza intelligenti per poterla capire. Inoltre, c’è ancora qualche pericolo, dopo tutto. La Macchina può saltare per aria o qualcosa di simile. Così, in fondo, la cosa migliore da farsi è congelare il Progetto Macchina, almeno per un certo periodo. Non è che non ci abbiamo provato. Hadden e i suoi amici si opporranno, naturalmente, ma dato che ci è stato sottratto… ««Si trova a soli trecento chilometri sopra le nostre teste,» disse Ellie, indicando il cielo.
«Oh, non ha appreso la notizia? Sol è morto quasi nel momento in cui veniva attivata la Macchina. Strano come sia capitato. Mi dispiace, avrei dovuto dirglielo. Ho dimenticato che lei gli era… molto amica.»
Ellie non sapeva se doveva credere a Kitz. Hadden aveva una cinquantina d’anni e sembrava davvero in buona salute. Avrebbe approfondito la faccenda più avanti.
«E che sarà di noi, nella sua fantasia?» chiese Ellie. «Noi? Chi ‘noi’?»
«Noi. Noi cinque. Quelli che sono saliti a bordo della Macchina che lei sostiene non abbia mai funzionato.»
«Oh, dopo un altro breve interrogatorio sarete liberi di andarvene. Non credo che nessuno di voi sarà così stupido da raccontare in giro questa storia assurda. Ma solo per ragioni di sicurezza stiamo preparando delle cartelle psichiatriche su voi cinque. Profili. Semplici annotazioni. Siete sempre stati un po’ ribelli, arrabbiati con il sistema: in qualsiasi sistema siate cresciuti. I Va bene. E’ una bella cosa essere indipendenti. Noi incoraggiamo l’indipendenza, specialmente negli scienziati. Ma la tensione degli ultimi anni è stata logorante, non proprio distruttiva, ma lo-Igorante. In modo particolare per i dottori Arroway e Lunacarskij. IPer prima cosa sono stati impegnati nel ritrovamento del Messaggio, nella sua decifrazione e nell’opera di persuasione dei go-T verni a costruire la Macchina. Poi, problemi di costruzione, sabotaggio industriale, l’esperienza di un’Attivazione che non porta da nessuna parte… E’
stata dura. Sempre lavoro e nessuna distrazione. E gli scienziati hanno i nervi tesi al massimo comunque. Se siete stati tutti un po’ sconvolti dal fallimento dell’impresa, avrete la simpatia dell’opinione pubblica. Comprensibile. Ma nessuno crederà alla vostra storia. Nessuno. Se vi comporterete bene, non c’è ragione che le cartelle debbano mai essere messe in circolazione. Sarà chiaro che la Macchina si trova ancora qui. Non appena verrano riaperte le strade, faremo venire alcuni reporter a fotografarla. Mostreremo loro che la Macchina non è andata da nessuna parte. E l’equipaggio? L’equipaggio è naturalmente deluso. Forse un po’ demoralizzato. Non se la sentono ancora di parlare con la stampa. Non crede che sia un buon piano?» Kitz sorrise. Voleva che lei riconoscesse la bellezza di quello che aveva escogitato. Ellie non disse nulla. «Non pensa che siamo molto ragionevoli, dopo aver speso due trilioni di dollari per quel mucchio di merda? Avremmo potuto rinchiuderla per tutta la vita, Arroway. Ma la lasciamo libera. Lei non deve neppure pagare una cauzione. Mi pare che ci stiamo comportando da veri gentiluomini. E’ lo Spirito del nuovo millennio. E il Machindo.»
22
GILGAMESH
«Ciò che mai ritornerà è quanto addolcisce la vita.»
In quel tempo — annunziato dovunque come l’Alba di una Nuova Epoca — un funerale nello spazio era una costosa consuetudine. Tale tipo di esequie, presente sul mercato a un livello concorrenziale, faceva gola soprattutto a coloro che, nel passato, avrebbero chiesto che le loro ceneri venissero sparse sulla natia contea o almeno sulla cittadina in cui avevano iniziato la loro fortuna. Ma adesso si poteva fare in modo che i propri resti circumnavigassero la Terra per l’eternità, o per un periodo che il mondo comune considerava tale. Bastava soltanto inserire un breve codicillo nel proprio testamento. Poi — supponendo naturalmente che si avessero i mezzi — una volta morti e cremati, le ceneri venivano compresse in una minuscola bara, quasi un giocattolo, su cui venivano incisi il nome e le date, un versetto commemorativo e il simbolo religioso a scelta. Assieme a centinaia di analoghe bare in miniatura, essa veniva spedita in cielo e scaricata a un’altezza intermedia, evitando accuratamente gli affollati corridoi di un’orbita geosincronica e la resistenza atmosferica di una bassa orbita terrestre. Così le ceneri giravano attorno al natio pianeta in mezzo alle fasce di radiazione di Van Allen, una tormenta di protoni dove nessun satellite con un po’ di buon senso avrebbe mai osato avventurarsi. Ma alle ceneri non faceva né caldo né freddo. A quelle altezze la Terra era avvolta dai resti dei suoi cittadini più ragguardevoli, e un visitatore ignaro proveniente da un mondo lontano avrebbe potuto credere a ragione di essere capitato in una cupa necropoli dell’età spaziale. La posizione rischiosa di quel cimitero spiegava l’assenza di visite da parte dei parenti addolorati. S.R. Hadden, contemplando quell’immagine, era rimasto sgomento di fronte alle modeste porzioni di immortalità che quei defunti eccellenti avevano finito per accettare. Tutte le loro parti organiche — cervello, cuore, tutto ciò che li distingueva come persone — erano state atomizzate nella loro cremazione. Non resta nulla dopo la cremazione, egli pensò, solo ossa polverizzate, troppo poco persino per una civiltà avanzatissima per ricostruire un essere umano dai suoi resti. E poi, per sovrappiù, la bara viene collocata proprio nelle fasce di Van Allen, dove anche le ceneri vengono fritte lentamente. Come sarebbe stato meglio se alcune delle cellule avessero potuto essere conservate. Vere cellule viventi, con il DNA intatto. Hadden pensò a una società in grado, dietro pagamento adeguato, di surgelare un frammento del tessuto epiteliale e di spedirlo in un’orbita alta, ben oltre le fasce di Van Allen, forse addirittura più in alto di un’orbita geosincronica. Non c’era ragione di aspettare di morire. Si poteva farlo subito, mentre lo si aveva in mente. In seguito, almeno, dei biologi molecolari alieni — o i loro colleghi terrestri di un lontano futuro — avrebbero potuto ricostruirci, per clonazione, più o meno dal nulla. Avremmo potuto fregarci gli occhi, stirarci e alzarci nell’anno decimilionesimo. O anche se non fosse stato fatto nulla con i nostri resti, ci sarebbero state ancora in vita copie multiple delle nostre istruzioni genetiche. Saremmo stati vivi in teoria. In entrambi i casi, si poteva dire che si sarebbe vissuti per sempre.