Non per la prima volta, trovò difficile incontrare lo sguardo dell’altra Sorella. Sashalle era la principale ragione per cui non riusciva a sentirsi appagata, a prescindere da quanto tutto il resto andasse bene. E, cosa ancor più esasperante, Sashalle era una Rossa; tuttavia, malgrado la sua Ajah, si era votata al giovane al’Thor. Come poteva una Aes Sedai giurare fedeltà a qualcuno o qualcosa che non fosse la Torre Bianca? Per la Luce, in che modo una Rossa poteva votarsi a un uomo in grado di incanalare? Forse Verin aveva ragione sul fatto che i ta’veren distorcevano le probabilità. Samitsu non riusciva a pensare a nessun’altra ragione per cui trentuno Sorelle, cinque delle quali Rosse, avessero pronunciato un giuramento del genere.
«Lady Ailil è stata avvicinata da lord e lady che rappresentano gran parte della forza della casata Riatin» replicò lei, con molta più pazienza di quanta ne provasse. «Vogliono che sia lei a diventare Somma Signora di Riatin, e lei vuole l’approvazione della Torre Bianca. Delle Aes Sedai, perlomeno.» Per avere qualcos’altro da fare a parte un confronto di sguardi – in cui con tutta probabilità avrebbe perso – si mosse verso un tavolo di legno nero dove una caraffa d’argento intarsiata d’oro, appoggiata su un vassoio anch’esso d’argento, spandeva un debole aroma di spezie. Riempire una coppa con vino riscaldato le offrì una scusa per rompere il fugace contatto di sguardi. Il bisogno di tale scusa la portò ad appoggiare di nuovo la caraffa sul vassoio con un brusco tintinnio. Si ritrovava a evitare di guardare Sashalle troppo spesso. Perfino ora, si rese conto che stava guardando l’altra donna di lato. Con sua frustrazione, non riusciva proprio a voltarsi del tutto per incontrare il suo sguardo.
«Dille di no, Sashalle. Suo fratello era ancora vivo l’ultima volta che è stato visto, e la ribellione contro il Drago Rinato non è qualcosa che deve preoccupare la Torre; di certo non ora che è tutto finito.» Le tornò alla memoria quell’ultima volta in cui Toram Riatin fuggiva verso una strana nebbia che poteva assumere forma solida e uccidere, una nebbia che resisteva all’Unico Potere. L’Ombra aveva camminato fuori dalle mura di Cairhien, quel giorno. La voce di Samitsu si tese dallo sforzo di impedire che tremasse. Non di paura, ma di rabbia. Era stato il giorno in cui non era riuscita a Guarire il giovane al’Thor. Odiava i fallimenti, odiava ricordarli. E non avrebbe dovuto giustificarsi. «Gran parte della forza di Riatin non vuol dire tutta. Coloro che sono ancora legati a Toram si opporranno a lei, con la forza delle armi, se necessario, e, in ogni caso, alimentare lo scompiglio fra le casate stesse non è certo un modo per mantenere la pace. C’è un equilibrio precario a Cairhien, Sashalle, ma è un equilibrio, e noi non dobbiamo turbarlo.» Riuscì a fermarsi prima di dire che Cadsuane sarebbe stata scontenta se l’avessero fatto. Quello non avrebbe avuto alcun peso con Sashalle.
«Lo scompiglio giungerà, che noi lo alimentiamo o no» disse con fermezza l’altra Sorella. Il suo cipiglio era svanito non appena Samitsu aveva mostrato di ascoltarla, anche se la posa della sua mascella rimase. Forse era più testardaggine che belligeranza, ma contava poco. La donna non stava discutendo o cercando di convincerla: stava solo dichiarando la propria posizione. E, cosa più irritante di tutte, lo stava chiaramente facendo come se fosse una cortesia. «Il Drago Rinato è l’araldo dello scompiglio e del cambiamento, Samitsu. L’araldo profetizzato. E anche se non lo fosse, questa è Cairhien. Pensi che abbiano davvero smesso di giocare a Daes Dae’mar? La superficie dell’acqua può essere immobile, ma i pesci non smettono mai di nuotare.»
Una Rossa, che faceva sermoni sul Drago Rinato come un predicatore di strada! Per la Luce!
«E se ti sbagliassi?» Suo malgrado, Samitsu pronunciò quelle parole con asprezza. Sashalle – che fosse folgorata! – mantenne una perfetta calma.
«Ailil ha rinunciato a qualunque rivendicazione al Trono del Sole in favore di Elayne Trakand, che è quello che il Drago Rinato desidera, e lei è pronta a giurare fedeltà a lui, se glielo chiedo. Toram ha guidato un esercito contro Rand al’Thor. Secondo me vale la pena cambiare e vale la pena tentare, e così le dirò.»
I campanellini fra i capelli di Samitsu tintinnarono quando lei scosse il capo irritata, e riuscì a malapena a trattenersi dal sospirare di nuovo. A Cairhien rimanevano diciotto di quelle Sorelle votate al Drago – Cadsuane ne aveva portate alcune con sé, poi aveva rimandato Alanna a prenderne altre ancora – e alcune delle diciotto oltre a Sashalle avevano una posizione più alta della sua, ma le Sapienti aiel gliele tenevano fuori dai piedi. In linea di principio, lei disapprovava il modo in cui questo avveniva – le Aes Sedai non potevano essere apprendiste, di nessuno! Era oltraggioso! – ma in pratica rendeva il suo lavoro più semplice. Non potevano impicciarsi o tentare di prendere il suo posto con le Sapienti che gestivano le loro vite e le sorvegliavano ogni ora. Sfortunatamente, per qualche ragione che non riusciva a comprendere, le Sapienti giudicavano in maniera diversa Sashalle e le altre due che erano state quietate ai Pozzi di Dumai. Quietate. Avvertì un debole tremito al pensiero, ma soltanto debole, e sarebbe stato ancora meno se fosse riuscita a capire come Damer Flinn aveva Guarito ciò che non poteva essere Guarito. Perlomeno esisteva qualcuno capace di Guarire le Sorelle quietate, anche se si trattava di un uomo. Un uomo in grado di incanalare. Per la Luce, come l’orrore di ieri diventava il semplice disagio di oggi, una volta che ci si abituava.
Era sicura che Cadsuane avrebbe predisposto le cose di conseguenza con le Sapienti prima di partire, se fosse stata al corrente della differenza nei confronti di Sashalle, Irgain e Ronaille. Almeno pensava di essere sicura. Questa non era la prima volta che era stata trascinata in uno dei piani della leggendaria Verde. Cadsuane poteva essere più subdola di una Azzurra, macchinazioni all’interno di complotti racchiusi in stratagemmi, tutti quanti nascosti dietro altri strati ancora. Alcuni erano progettati per fallire in modo che gli altri potessero compiersi, e solo Cadsuane sapeva qual era; un pensiero nient’affatto confortante. In ogni caso, quelle tre Sorelle erano libere di andare e venire a piacimento, di fare come desideravano. E certo non sentivano il bisogno di seguire le direttive che Cadsuane aveva lasciato o quelle della Sorella che aveva nominato come loro capo. Solo il loro folle voto ad al’Thor le guidava o le tratteneva.
Samitsu non si era mai sentita debole o inutile nella sua vita, tranne quando il suo Talento non funzionava, tuttavia desiderava davvero che Cadsuane tornasse e togliesse quelle incombenze dalle sue mani. Poche parole pronunciate all’orecchio di Ailil avrebbero smorzato qualunque desiderio della lady di diventare Somma Signora, certo, tuttavia non sarebbe servito a nulla a meno che non avesse trovato un modo per distogliere Sashalle dal suo proposito. Per quanto Ailil temesse che i suoi stupidi segreti venissero diffusi in giro, un’inconsistenza in ciò che le Aes Sedai le avessero detto avrebbe potuto farle decidere che era meglio provare a scomparire ritirandosi nelle sue tenute di campagna, piuttosto che rischiare di offendere una Sorella qualunque cosa facesse. Cadsuane non avrebbe gradito perdere Ailil. Samitsu stessa non l’avrebbe gradito. Ailil era un tramite per metà dei complotti tramati fra i nobili, un modo per essere sicuri che quegli intrighi restassero insignificanti e non provocassero grosse agitazioni. La maledetta Rossa lo sapeva. E una volta che Sashalle avesse dato ad Ailil questo permesso, quella sarebbe corsa da lei con le sue notizie, non da Samitsu Tamagowa.