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Il giovane emise fra i denti un’oscena imprecazione che avrebbe dovuto sapere che non era il caso di pronunciare di fronte a delle Sorelle. «Me ne vado quando voglio andarmene, Aes Sedai» disse in tono rude, ma a voce bassa. Perlopiù, divideva il suo sguardo fra lei e Sashalle, tuttavia stava attento che nessuno dei lavoranti delle cucine si avvicinasse. Anche lui non voleva che nessuno sentisse. «Ma prima di farlo, sono io a volere delle risposte. Cos’è accaduto a... ai miei amici? E a lui. È impazzito?»

Loial emise un profondo sospiro e fece un gesto tranquillizzante con una mano enorme. «Calmati, Karldin» mormorò. «A Rand non piacerebbe che tu creassi problemi con delle Aes Sedai. Calma.»

L’espressione di Karldin si fece ancora più accigliata. All’improvviso a Samitsu venne in mente che avrebbe potuto gestire la faccenda in modo migliore. Quelli non erano gli occhi di una volpe accerchiata, ma di un lupo. Si era abituata troppo a Damer, Jahar ed Eben, legati e addomesticati in modo sicuro. Poteva suonare come un’esagerazione, anche se Merise stava facendo tutto il possibile con Jahar – era tipico di Merise – tuttavia sembrava che il disgusto di ieri potesse diventare la compiacenza di oggi, dopo una frequentazione sufficientemente lunga. Anche Karldin Manfor era un Asha’man, e non era né legato né addomesticato. Stava forse abbracciando la metà maschile del Potere? Samitsu si mise quasi a ridere. Gli uccelli volavano?

Sashalle stava osservando il giovane con un cipiglio indagatore, le sue mani fin troppo immobili sulle sue gonne, ma Samitsu fu lieta di non vedere la luce di saidar attorno a lei. Gli Asha’man potevano percepire quando una donna tratteneva il potere, e questo poteva farlo agire in modo... avventato. Di certo lei e Samitsu assieme avrebbero potuto tenergli testa – ci sarebbero riuscite se lui già tratteneva il Potere? Ma certo che sì. Certo! – ma sarebbe stato molto meglio se non avessero dovuto farlo.

Di sicuro Sashalle non stava facendo alcuna mossa per assumere il comando, ora, perciò Samitsu appoggiò con leggerezza una mano sul braccio sinistro di lui. Attraverso la manica della sua giacca, il braccio pareva come una barra di ferro. Dunque era agitato quanto lei. Agitato quanto lei? Per la Luce, ma Damer e quegli altri due avevano guastato tutti i suoi istinti!

«Lui sembrava sano quanto la maggior parte degli uomini, l’ultima volta che l’ho visto» disse Samitsu in tono sommesso, con appena una leggera enfasi. Nessuno del personale delle cucine era nelle vicinanze, ma alcuni avevano cominciato a lanciare occhiate furtive verso il tavolo. Loial emise un profondo sospiro di sollievo, un suono come il vento che soffia impetuoso per l’imboccatura di una grotta, ma lei tenne la sua attenzione fissa su Karldin. «Non so dove sia, ma era vivo fino a pochi giorni fa.» A parte quell’informazione, la bocca di Alanna era stata chiusa come un’ostrica, e si era comportata in maniera prepotente, per di più, con il biglietto di Cadsuane in pugno. «Fedwin Morr è morto avvelenato, temo, ma non ho idea di chi possa avergli somministrato il veleno.» Con sua sorpresa, Karldin si limitò a scuotere il capo con una smorfia dolente e borbottò qualcosa di incomprensibile sul vino. «Per quanto riguarda gli altri, sono diventati Custodi di loro spontanea volontà.» Per quanto qualunque uomo potesse fare qualcosa di propria volontà. Il suo Roshan di certo non aveva voluto essere un Custode, finché lei non aveva deciso di volerlo. Perfino una donna che non era Aes Sedai di solito poteva far decidere a un uomo quello che voleva.

«Pensavano che fosse una scelta migliore, più sicura del ritornare da... dagli altri come te. Vedi, il danno qui è stato fatto con saidin. Capisci chi dev’esserci dietro? E stato un tentativo di uccidere colui per la cui sanità mentale tu temi.»

Neanche questo parve sorprenderlo. Che genere di uomini erano questi Asha’man? Quella loro cosiddetta Torre Nera era forse un mattatoio? La rigidità abbandonò il suo braccio però, e all’improvviso fu solo un giovane stanco per il cammino e che aveva bisogno di radersi.

«Luce!» sussurrò. «Cosa facciamo ora, Loial? Dove andiamo?»

«Io... non so» replicò Loial, le spalle che si incurvavano affaticate e le sue lunghe orecchie afflosciate. «Io... Dobbiamo trovarlo, Karldin. In un modo o nell’altro. Non possiamo arrenderci ora. Dobbiamo fargli sapere che abbiamo fatto quello che ci ha chiesto. Per quanto abbiamo potuto.»

E cos’era che al’Thor aveva chiesto?, si domandò Samitsu. Con un po’ di fortuna, avrebbe potuto apprendere un bel po’ da questi due. Un uomo stanco, o un Ogier, che si sentiva sperduto e solo, era pronto per rispondere alle domande. Karldin ebbe un sussulto e la sua mano si serrò sull’elsa della spada, e Samitsu stessa represse un’imprecazione quando una servitrice del palazzo entrò correndo nella stanza con le gonne raccolte quasi fino alle ginocchia. «Lord Dobraine è stato assassinato!» strillò la domestica. «Saremo tutti uccisi nei nostri letti!

Ho visto con i miei stessi occhi i morti camminare, il vecchio Maringil in persona, e mia mamma dice che gli spiriti ti uccideranno se c’è stato un assassinio! Loro...» Rimase a bocca aperta quando notò la presenza delle Aes Sedai e si bloccò di colpo con le mani che ancora tenevano strette le gonne. Anche il personale delle cucine sembrava immobile, tutti che osservavano le Aes Sedai con la coda dell’occhio per vedere cosa avrebbero fatto.

«Non Dobraine» gemette Loial, le orecchie appiattite contro la testa. «Non lui.» Sembrava tanto adirato quanto rattristato, il suo volto di pietra. Samitsu non pensava di aver mai visto un Ogier adirato.

«Qual è il tuo nome?» domandò Sashalle alla servitrice prima che Samitsu potesse anche solo aprir bocca. «Come sai che è stato assassinato? Come fai anche solo a sapere che è morto?»

La donna deglutì, i suoi occhi serrati nel freddo sguardo di Sashalle. «Cera, Aes Sedai...» disse esitante, piegando le ginocchia in una riverenza e ricordandosi solo allora che aveva ancora le gonne raccolte. Affrettarsi ad abbassarle e lisciarle sembrò solo agitarla di più.

«Cera Doinal... Dicono... Tutti dicono che lord Dobraine è... Voglio dire, è stato... Cioè...» Deglutì di nuovo, forte. «Dicono tutti che le sue stanze sono coperte di sangue. L’hanno trovato disteso in una grossa pozza di sangue. Con la testa mozzata, dicono.»

«Dicono un bel po’ di cose,» replicò Sashalle in tono cupo «e di solito sbagliano. Samitsu, tu verrai con me. Se lord Dobraine è stato ferito, potresti essere in grado di fare qualcosa per lui. Loial, Karldin, anche voi, con me. Non voglio perdervi di vista finché non avrò avuto la possibilità di farvi un po’ di domande.»

«Che siano folgorate, le tue domande!» brontolò il giovane Asha’man, mettendosi in spalla i suoi averi. «Io me ne vado!»

«No, Karldin» disse Loial a bassa voce, appoggiando un’enorme mano sulla spalla del suo compagno. «Non possiamo andare prima di sapere di Dobraine. È un amico, di Rand e mio. Non possiamo. Comunque, che fretta c’è?» Karldin distolse lo sguardo. Non aveva alcuna risposta.

Samitsu serrò gli occhi, trasse un profondo respiro, ma nulla poteva aiutarla. Si ritrovò a seguire Sashalle fuori dalle cucine, affrettandosi una volta ancora per tenere il passo con la veloce e fluida andatura dell’altra donna. In effetti, si ritrovò quasi a correre: Sashalle stava procedendo a un passo ancor più rapido di prima.