Alcuni dei servitori emisero grida d’allarme quando il corpo di Dobraine fu percorso da convulsioni. Si mise quasi a sedere, gli occhi infossati che si spalancavano, quanto bastava perché quello che suonava fin troppo simile a un lungo rantolo di morte fuoriuscisse dalla sua bocca. Poi i suoi occhi rotearono all’indietro e scivolò via dalla sua stretta, crollando di nuovo sulla barella con un tonfo. In fretta lei riadattò il flusso e lo Sondò di nuovo, trattenendo il fiato. Era vivo. Per un pelo, e tanto debole che sarebbe potuto ancora morire, ma non sarebbero state quelle pugnalate a ucciderlo, se non in modo indiretto. Anche attraverso il sangue secco che gli insozzava i capelli, rasati via dalla fronte, lei poteva vedere la corrugata linea rosa di una lieve cicatrice fresca lungo il suo cuoio capelluto. Sotto la sua giacca ne avrebbe avute altre e avrebbe potuto soffrire di difficoltà respiratorie quando si affaticava, se ce l’avesse fatta, tuttavia per il momento era vivo, e questo era tutto ciò che importava.
Per il momento. C’era ancora la faccenda di chi l’avesse voluto morto e perché.
Liberando il Potere, si alzò in piedi barcollando. Quando saidar defluiva da lei si sentiva sempre stanca. Uno dei servitori, a bocca aperta, con esitazione le porse il panno che stava per appoggiare sul volto del suo signore, e lei lo usò per pulirsi le mani. «Mettetelo nel suo letto» disse. «Fategli bere quanto più idromele tiepido possibile. Ha bisogno di riguadagnare velocemente le forze. E trovate una Donna Sapiente... una Lettrice? Sì, una Lettrice. Avrà bisogno anche di lei.»
Non c’era nient’altro che potesse fare per lui, ora, e delle erbe avrebbero potuto aiutare. Almeno era improbabile che gli facessero male, provenendo da una Lettrice, e alla peggio la donna si sarebbe assicurata che gli dessero abbastanza idromele ma non troppo.
Con parecchi inchini e molti mormorii di ringraziamento, quattro dei servitori sollevarono la barella e portarono Dobraine nella parte interna degli appartamenti. Molti degli altri domestici si affrettarono a seguirli, le loro espressioni sollevate, e il resto si precipitò fuori in corridoio. Un istante più tardi eruppero urla di gioia e applausi, e lei udì il proprio nome tanto spesso quanto quello di Dobraine. Molto gratificante. Sarebbe stato più soddisfacente se Sashalle non avesse sorriso rivolgendole un cenno di approvazione col capo. Approvazione!
E perché non una pacca sulla testa, già che c’era?
Karldin non aveva prestato alcuna attenzione alla Guarigione, per quello che Samitsu aveva potuto notare. Terminata la sua ispezione del secondo cadavere, si alzò e attraversò la stanza per avvicinarsi a Loial, tentando di mostrare all’Ogier qualcosa facendo scudo col proprio corpo affinchè le Aes Sedai non se ne accorgessero. Loial lo carpì dalla mano dell’Asha’man – un foglio di carta bianco sporco, sgualcito per le numerose pieghe – e lo tenne in alto di fronte al viso, aperto fra le sue spesse dita, ignorando l’espressione contrariata di Karldin.
«Ma questo non ha senso» borbottò l’Ogier, accigliandosi mentre leggeva. «Non ha alcun senso. A meno che...» Si interruppe di colpo, le lunghe orecchie che guizzavano, e scambiò uno sguardo teso col tizio dai capelli chiari, il quale fece un secco cenno col capo. «Oh, questo è molto male» disse Loial. «Se fossero stati più di due, Karldin, se avessero trovato...» si bloccò di nuovo a metà frase quando il giovane scrollò la testa in modo frenetico.
«Darò un’occhiata a quello, se non vi dispiace» disse Sashalle, allungando la mano e, dispiacere o meno, non si trattava di una richiesta.
Karldin tentò di afferrare il foglio dalla mano di Loial, ma l’Ogier lo porse con calma a Sashalle, che lo ispezionò senza mutare espressione, poi lo diede a Samitsu. Era carta spessa, liscia e costosa, e all’apparenza nuova. Samitsu dovette controllare il desiderio delle proprie sopracciglia di sollevarsi mentre leggeva.
Al mio ordine, i latori della presente dovranno rimuovere certi oggetti a loro noti dai miei appartamenti e portarli fuori dal Palazzo del Sole. Fate in modo di ammetterli nelle mie stanze, date loro qualunque aiuto di cui abbisognino e mantenete il silenzio su questa faccenda, nel nome del Drago Rinato e pena la sua riprovazione. Dobraine Taborwin
Lei aveva visto la calligrafia di Dobraine abbastanza spesso da riconoscere quei caratteri rotondi come suoi. «È ovvio che qualcuno si avvale di un ottimo falsario» disse, guadagnandosi una rapida occhiata sprezzante da Sashalle.
«Sembra improbabile che l’abbia scritta lui in persona e sia stato pugnalato dai suoi stessi uomini per errore» disse la Rossa in tono tagliente. Il suo sguardo si spostò verso Loial e l’Asha’man. «Cos’è che potrebbero aver trovato?» domandò. «Cos’è che temete abbiano trovato?» Karldin le restituì uno sguardo indecifrabile.
«Intendevo soltanto qualunque cosa stessero cercando» rispose Loial. «Di certo si trovavano qui per rubare qualcosa. » Ma le sue orecchie dalle punte pelose si contrassero in maniera tanto violenta da vibrare quasi prima che lui potesse controllarle. Molti Ogier erano mediocri bugiardi, almeno finché erano giovani.
Gli anellini di Sashalle dondolarono mentre scuoteva la testa con deliberata lentezza. «Quello che sapete è importante. Voi due non ve ne andrete finché non me ne metterete a parte.»
«E in che modo avete intenzione di fermarci?» La calma nelle parole di Karldin le rendeva ancor più pericolose. Incontrò pacatamente lo sguardo di Sashalle, come se non avesse alcuna preoccupazione al mondo. Oh, sì; proprio un lupo, non una volpe.
«Pensavo che non ti avrei più trovata» dichiarò Rosara Medrano, avanzando in quel momento di pericoloso silenzio, indossando ancora i suoi guanti rossi e il mantello orlato di pelliccia, col cappuccio tirato indietro a rivelare i pettini di avorio intagliato fra i suoi capelli neri. C’erano chiazze umide sulle spalle del suo mantello per la neve che si era sciolta. Una donna alta, di carnagione scura come quella degli Aiel, era uscita alle prime luci dell’alba per cercare di trovare delle spezie per qualche genere di stufato di pesce della sua nativa Tear. Riservò appena una brevissima occhiata a Loial e Karldin e non perse tempo a domandare di Dobraine. «Un gruppo di Sorelle è entrato in città, Samitsu. Ho cavalcato all’impazzata per arrivare qui prima di loro, ma può darsi che stiano entrando in questo stesso istante. Ci sono degli Asha’man con loro, e uno degli Asha’man è Logain!»