Oltre l’entrata, la strada principale dello spettacolo serpeggiava fra carrozzoni come quelli usati dai Calderai, piccole case su ruote con le stanghe sollevate contro il sedile del conducente e tendoni spesso grandi quanto piccole case. Parecchi dei carri erano dipinti con colori vividi, ogni sfumatura di rosso o verde, giallo o blu, e molte delle tende erano altrettanto variopinte, alcune perfino a strisce. Qua e là delle piattaforme di legno, dove gli artisti si potevano esibire, erano poste ai lati della strada, i loro gagliardetti colorati che cominciavano a sembrare un po’ sporchi. La vasta distesa di terra, larga quasi trenta passi e appiattita da migliaia di piedi, era davvero una strada, una delle tante che serpeggiavano attraverso lo spettacolo. Il vento soffiava via esili pennacchi di fumo che si levavano dai camini di stagno che sporgevano dai tetti dei carrozzoni e da alcune tende. La maggior parte della gente dello spettacolo era ancora a fare colazione, se non addirittura a letto. Si alzavano tardi, di norma – una norma che Mat approvava – e nessuno voleva mangiare seduto attorno a un fuoco da campo di fuori con questo freddo. L’unica persona che vide fu Aludra, le maniche del suo abito verde scuro rimboccate fino agli avambracci, sminuzzava qualcosa con un mortaio di bronzo e un pestello sopra un tavolo che si ripiegava dal lato del suo carro color blu intenso, appena dietro l’angolo di una delle viuzze più strette.
Concentrata sul proprio lavoro, la snella Tarabonese non notò Egeanin e Mat. Lui non riuscì a non guardarla, però. Con la sua chioma scura acconciata in sottili trecce decorate di perline che le arrivavano fino alla cintura, Aludra era probabilmente la più esotica fra le meraviglie di Luca. Lui la sbandierava come un Illuminatore, e a differenza di molti altri artisti e meraviglie, era davvero quello che Luca affermava, anche se lui stesso probabilmente non ci credeva. Mat si domandò cosa stesse sminuzzando. E se potesse esplodere. Lei aveva promesso di rivelargli il segreto dei fuochi d’artificio se fosse stato in grado di rispondere a un indovinello, ma finora non aveva trovato uno straccio di idea. Ci sarebbe riuscito, però. In un modo o nell’altro. Egeanin gli ficcò un dito duro fra le costole. «Dovremmo sembrare amanti, come tu continui a ricordarmi» brontolò. «Chi ci crederà se continui a fissare quella donna con aria affamata?»
Mat sogghignò in modo lascivo. «Guardo sempre le belle donne, non l’hai notato?» Aggiustandosi la sciarpa che aveva attorno alla testa con più vigore del solito, lei emise un grugnito di disprezzo, e Mat ne fu soddisfatto. La vena pudica di Egeanin tornava utile, ogni tanto. Anche se era in fuga per salvarsi la vita, era sempre una Seanchan, e su Mat ne sapeva più di quanto a lui piacesse. Non aveva intenzione di metterla a parte di tutti i suoi segreti. Perfino di quelli che lui stesso non conosceva.
Il carrozzone di Luca era situato proprio nel centro dell’accampamento dello spettacolo, la posizione migliore, il più lontano possibile dagli odori provenienti dalle gabbie degli animali e dalle linee dei cavalli situate lungo le pareti di tela. Il carrozzone era sgargiante perfino paragonato agli altri dello spettacolo, un affare rosso e blu che risplendeva come il miglior oggetto laccato, ogni superficie punteggiato di comete e stelle dorate.
Le fasi della luna, in argento, correvano tutt’attorno appena sotto l’attaccatura del tetto. Perfino il camino di stagno era dipinto ad anelli blu e rossi. Un Calderaio si sarebbe vergognato. Da un lato del carrozzone, due file di soldati seanchan con l’elmetto addosso erano rigidamente in piedi accanto ai loro cavalli, le loro lance munite di nappe verdi inclinate esattamente alla stessa angolazione. Uno degli uomini teneva le redini di una cavalcatura in più, un eccellente castrone bruno-grigiastro con fianchi forti e buone caviglie. Le armature blu e verdi dei soldati apparivano smorte accanto al carrozzone di Luca. Mat non fu sorpreso nel vedere di non essere l’unico interessato ai Seanchan. Con uno scuro zuccotto a coprirgli la testa rasata, Bayle Domon era acquattato sui talloni con la schiena contro una ruota del carro verde appartenente a Petra e Clarine, a circa trenta passi al di là dei soldati. I cani di Clarine erano accucciati sotto il carrozzone, una muta eterogenea di animaletti che dormivano rannicchiati assieme. Il robusto Illianese stava facendo finta di intagliare del legno, ma tutto quello che aveva ottenuto era una piccola pila di trucioli ai suoi piedi. Mat desiderava che quel tizio si lasciasse crescere i baffi per nascondere il labbro superiore o, altrimenti, che si rasasse il resto della barba. Qualcuno avrebbe potuto ricollegare un Illianese a Egeanin. Blaeric Negina, un alto individuo appoggiato contro il carrozzone come a tener compagnia a Domon, non aveva esitato a rimuovere il suo codino da Shienarese per evitare di attirare l’attenzione dei Seanchan, anche se faceva passare una mano sopra i peli ruvidi che gli crescevano sulla testa tanto spesso quanto Egeanin controllava la propria parrucca. Forse avrebbe dovuto indossare un copricapo.
Con le loro giacche scure dai polsini logori e gli stivali consumati, entrambi potevano passare per uomini di Luca, forse per custodi di cavalli, tranne agli occhi di altra gente di spettacolo. Stavano osservando i Seanchan senza cercare di farsi notare, ma Blaeric ci riusciva meglio, come ci si poteva aspettare da un Custode. Sembrava che la sua attenzione fosse tutta incentrata su Domon, tranne per un’occhiata occasionale ai soldati, in modo più casuale possibile. Domon lanciava sguardi torvi ai Seanchan quando non fissava furioso il pezzo di legno fra le sue mani, come a ordinargli di diventare un intaglio ben fatto. Quell’uomo aveva preso fin troppo a cuore l’essere so’jhin.
Mat stava tentando di trovare un modo per avvicinarsi furtivo al carrozzone di Luca e origliare non visto vicino ai soldati, quando la porta sul retro del carro si aprì e un Seanchan dai capelli chiari marciò giù per le scalette, infilandosi un elmo con una sottile piuma blu sulla testa mentre i suoi stivali toccavano il terreno. Luca apparve dietro di lui, splendente in un abito scarlatto ricamato con sprazzi di sole dorati, inchinandosi con studiata esagerazione mentre seguiva l’ufficiale. Luca possedeva almeno due dozzine di giacche, per la maggior parte rosse e ognuna più sgargiante dell’altra. Era un bene che il suo carrozzone fosse il più grosso dello spettacolo, altrimenti non avrebbe avuto spazio per tutte.
Ignorando Luca, l’ufficiale seanchan montò sul suo castrone, si aggiustò la spada e sbraitò ordini ai quali i suoi uomini saltarono in sella, si misero in colonna in file da due e si diressero a passo lento verso l’entrata. Luca restò a guardarli con un costante sorriso sulla faccia mentre se ne andavano, pronto per un altro inchino in caso qualcuno si guardasse indietro.
Mat se ne rimase in disparte da un lato della strada e se ne stette a bocca aperta, facendo finta di essere meravigliato mentre i soldati gli passavano davanti. Non che qualcuno di loro guardasse nella sua direzione – l’ufficiale teneva lo sguardo fisso di fronte a sé, e così facevano i soldati dietro di lui – ma nessuno faceva mai caso a uno zotico di campagna o se ne ricordava.
Con suo stupore, Egeanin fissò il terreno davanti ai propri piedi, tenendo stretta la sciarpa annodata sotto il mento finché l’ultimo cavaliere non fu passato. Sollevando la testa per guardarli mentre se ne andavano, lei increspò le labbra per un istante. «Mi pare di conoscere quel ragazzo» disse piano nella sua pronuncia strascicata. «L’ho portato a Falme sulla Impavido. Il suo domestico morì durante il viaggio e lui pensò di potersi servire di uno del mio equipaggio. Lo dovetti rimettere in riga. Sembrava un membro del Sangue, dal trambusto che sollevò.»
«Sangue e maledette ceneri» sospirò Mat. Quante altre persone aveva contrariato, facendo in modo che si ricordassero di lei? Dato che Egeanin era quella che era, probabilmente centinaia. E lui l’aveva lasciata andare in giro mascherata soltanto con una parrucca e vestiti differenti! Centinaia? Migliaia era più verosimile. Avrebbe potuto irritare un mattone.