Выбрать главу

In ogni caso, l’ufficiale ora si era allontanato. Mat esalò un lento sospiro. La sua fortuna non lo aveva ancora abbandonato. A volte pensava che fosse tutto ciò che lo tratteneva dal mettersi a frignare come un bambino. Si diresse verso Luca per scoprire cosa volevano i soldati. Domon e Blaeric raggiunsero Luca tanto in fretta quanto lui ed Egeanin, e l’espressione sul volto tondo di Domon si fece ancora più accigliata mentre fissava il braccio di Mat attorno alla spalla di Egeanin. L’Illianese comprendeva la necessità di quella finzione, o diceva di farlo, tuttavia sembrava credere che potessero cavarsela senza che fosse necessario alcun contatto fisico. Mat tolse il proprio braccio da lei – qui non c’era bisogno di ‘cavarsela’: Luca sapeva la verità su tutto – e anche Egeanin fece per lasciarlo, ma dopo un’occhiata a Domon serrò invece la stretta alla vita di Mat, e tutto senza il minimo cambio di espressione. Domon seguitò ad accigliarsi, ma ora rivolto verso il terreno. Mat stabilì che gli sarebbe stato molto più semplice comprendere i Seanchan che non le donne. O gli Illianesi, se era per quello.

«Cavalli» brontolò Luca un attimo prima che Mat lo raggiungesse. Guardava tutti con aria corrucciata, ma la maggior parte della sua rabbia era concentrata su Mat. Poco più alto di lui, Luca si allungò per fissare Mat dall’alto in basso. «Ecco cosa voleva. Gli ho mostrato l’autorizzazione che mi esenta dalla lotteria dei cavalli, firmata dalla Somma Signora Suroth in persona; ma ne è rimasto impressionato? Non gli importava che avessi salvato una Seanchan di alto rango.» La donna non era di alto rango e lui non l’aveva salvata: piuttosto, le aveva dato modo di viaggiare ingaggiandola come artista, ma Luca esagerava sempre le cose per il proprio tornaconto. «Non so per quanto tempo servirà quell’esenzione, comunque. I Seanchan hanno un disperato bisogno di cavalli. Potrebbero revocarla da un momento all’altro!» Il suo volto stava diventando rosso quasi quanto la sua giacca e piantò ripetutamente un dito contro Mat. «Finirai per farmi confiscare i miei cavalli! Come farò a spostare il mio spettacolo senza cavalli?

Rispondimi, se ci riesci. Ero pronto a partire non appena ho visto quella follia nella baia, finché non mi hai convinto a non farlo. Mi farai tagliare la testa! Potrei essere a cento miglia da qui, se non fosse per te, che sei arrivato nel cuore della notte e mi hai intrappolato nei tuoi folli piani! Non sto guadagnando un soldo, qui! Negli ultimi tre giorni non ci sono stati abbastanza spettatori nemmeno per pagare il cibo degli animali per una giornata! Mezza giornata! Sarei dovuto partire un mese fa! O più! Avrei dovuto farlo!»

Mat si mise quasi a ridere quando Luca finì per sputacchiare. Cavalli. Tutto qua: solo cavalli. Inoltre, la possibilità che i carri sovraccarichi dello spettacolo potessero coprire cento miglia in cinque giorni era ridicola quanto il carrozzone di Luca. Quell’uomo se ne sarebbe potuto andare un mese fa, anche due, se non fosse che voleva spremere fino all’ultimo pezzo di rame da Ebou Dar e dai suoi conquistatori seanchan. E riguardo al convincerlo a rimanere, sei notti prima, era stato semplice quanto cadere dal letto.

Invece di ridere, Mat mise una mano sulla spalla di Luca. Quel tipo era vanesio quanto un pavone, e avido per di più, ma non era il caso di farlo arrabbiare più di quanto non fosse già. «Se tu fossi partito quella notte, Luca, pensi forse » he a nessuno sarebbero venuti dei sospetti? I Seanchan sarebbero venuti a rovistare nei tuoi carri fino a farli a pezzi prima che potessi percorrere due leghe. Si può dire che io ti abbia salvato da questo.» Luca lo guardò torvo. Alcune persone non riuscivano davvero a vedere al di là del proprio naso. «Comunque, puoi smettere di preoccuparti. Non appena Thom sarà tornato dalla città, potremo lasciarci alle spalle tutte le miglia che vuoi.»

Luca fece un balzo così improvviso che Mat si ritrasse per la paura, ma l’uomo si limitò a saltellare in cerchio ridendo. Domon lo guardò con occhi strabuzzati e anche Blaeric lo fissò attonito. Alle volte, Luca sembrava un perfetto idiota.

Luca aveva appena iniziato il suo balletto quando Egeanin spinse via Mat. «Non appena Merrilin ritorna? Ho dato ordini che nessuno si allontanasse!» Il suo sguardo adirato oscillava fra lui e Luca in una fredda furia, un freddo che bruciava. «Mi aspetto che ci si attenga ai miei ordini!»

Luca smise bruscamente di saltellare e la guardò in tralice, poi all’improvviso le fece un inchino tanto ampio da lasciar addirittura vedere il suo mantello. Si poteva quasi vedere il ricamo sul mantello!

Pensava di saperci fare con le donne, Luca, «Tu comandi, mia dolce signora, e io mi precipito a obbedire.» Tornando dritto, si strinse nelle spalle con aria di scusa. «Ma mastro Cauthon ha l’oro, e temo che l’oro sia il primo a cui va la mia obbedienza.» Era stato il forziere pieno d’oro in questo stesso carrozzone tutto ciò che era servito a convincere Luca. Forse il fatto che Mat fosse ta’veren aveva aiutato, ma, per il giusto prezzo, Valan Luca avrebbe aiutato perfino a rapire il Tenebroso. Egeanin trasse un profondo respiro, pronta a rifilare a Luca un’altra ramanzina, ma l’uomo voltò le spalle e si affrettò a risalire le scalette del suo carrozzone urlando «Latelle! Latelle! Dobbiamo svegliare tutti subito! Partiamo, finalmente, non appena Merrilin ritorna! Che la Luce sia lodata!»

Uscì di nuovo un istante più tardi, schizzando giù per le scalette seguito da sua moglie che si stava avviluppando in un mantello di velluto nero, ornato di lustrini luccicanti. Una donna dal volto arcigno arricciò il naso verso Mat come se questi emanasse un cattivo odore e rivolse a Egeanin un’occhiata che probabilmente faceva scalare gli alberi ai suoi orsi ammaestrati. A Latelle non piaceva l’idea che una donna fuggisse via da suo marito, anche quando sapeva che si trattava di una menzogna. Per fortuna, sembrava adorare Luca per qualche ragione, e apprezzava l’oro quasi quanto lui. Luca corse al carrozzone più vicino e cominciò a battere contro la porta, e Latelle fece lo stesso col successivo.

Non volendo rimanere lì a guardare, Mat si allontanò per una delle vie laterali. Più simile a un vicolo, paragonata alla strada principale, serpeggiava attraverso lo stesso genere di carri e tende, tutti ben chiusi per tener fuori il freddo, col fumo che usciva dai camini metallici. Non c’erano piattaforme per gli artisti, qui, ma corde per asciugare i panni erano tese fra alcuni dei carrozzoni, e qua e là giocattoli di legno giacevano sparpagliati al suolo. Questa via era solo per vivere, ed era così stretta appositamente per scoraggiare gli estranei. Si mosse rapidamente, malgrado la sua anca – ormai aveva camminato tanto da non sentire più il dolore – ma non aveva fatto tre passi prima che Egeanin e Domon lo raggiungessero. Blaeric era scomparso, probabilmente per andare a riferire alle Sorelle che erano ancora al sicuro e finalmente potevano partire. Le Aes Sedai, che si facevano passare per servitrici timorose che il marito della loro padrona le riacciuffasse, non ne potevano più di essere confinate nel loro carro, per non parlare del fatto che erano stufe di condividerlo con le sul’dam. Era stato Mat a imporglielo, in modo che le Aes Sedai potessero controllare le sul’dam mentre queste tenevano le Aes Sedai lontano da lui. Nondimeno, Mat era grato che Blaeric gli avesse risparmiato la necessità di far visita di nuovo a quel carrozzone. L’una o l’altra Sorella l’aveva mandato a chiamare quattro o cinque volte al giorno dopo la loro fuga dalla città, e lui ci andava quando non poteva evitarlo, ma non era mai un’esperienza piacevole.

Egeanin non lo circondò con un braccio, stavolta. Avanzò a grandi passi al suo fianco con lo sguardo fisso di fronte a sé, una volta tanto senza curarsi di controllare la propria parrucca. Domon si muoveva dietro di loro goffo come un orso, borbottando sottovoce nel suo pesante accento illianese. Lo zuccotto rivelava il fatto che la sua barba scura si fermava bruscamente a metà di ogni orecchio, mentre sopra crescevano solo ciocche corte e ispide. Lo faceva sembrare... incompleto.