Dopo quasi vent’anni al servizio di Karede, se non gli fosse stato ricordato avrebbe ancora scorticato e arrostito il ratto sul fuoco nel caminetto di mattoni.
Scrollò via la carcassa dal coltello e la infilò in un sacco di tela; poi Ajimbura ripose quest’ultimo in un angolo per dopo e ripulì con cura il suo coltello prima di rinfoderarlo e accovacciarsi sui talloni in attesa delle necessità di Karede. Avrebbe aspettato così tutto il giorno, se necessario, con la stessa pazienza di un da’covale. Karede non era mai riuscito a comprendere con esattezza perché Ajimbura avesse lasciato la sua patria in un forte sulle colline per seguire uno dei Sorveglianti della Morte. Era una vita molto più limitata di quella che l’uomo aveva conosciuto prima, e inoltre Karede lo aveva quasi ucciso tre volte prima che lui facesse quella scelta.
Scacciando i pensieri sul suo servitore, ritornò alle carte sul suo scrittoio, anche se non aveva intenzione di prendere in mano la penna per il momento. Era stato innalzato al rango di generale di stendardo per aver ottenuto qualche piccolo successo nelle battaglie con gli Asha’man, in giorni in cui solo pochi c’erano riusciti, e ora, dato che era stato in comando contro uomini in grado di incanalare, alcuni pensavano che avesse conoscenze da condividere su come combattere quei marath’damane. Nessuno aveva dovuto farlo per secoli, e, dato che le cosiddette Aes Sedai avevano rivelato la loro arma sconosciuta solo a poche leghe da dove lui sedeva, molti sforzi erano stati dedicati a escogitare un modo per rendere inefficace il loro potere. Questa non era l’unica richiesta sparpagliata sul tavolo. A parte la solita serie di requisizioni e rapporti che abbisognavano della sua firma, i suoi commenti sulle forze schierate contro di loro a Illian erano stati sollecitati da quattro lord e tre lady, e sullo speciale problema degli Aiel da sei lady e cinque lord, ma quelle questioni sarebbero state decise altrove, molto probabilmente erano state già decise. Le sue osservazioni sarebbero state usate solo per la rivalità su chi controllava cosa nel Ritorno. In ogni caso, la guerra era sempre stata un’occupazione secondaria per i Sorveglianti della Morte. Oh, i Sorveglianti si trovavano sempre ovunque venisse combattuta una battaglia importante, erano la spada dell’imperatrice, che potesse vivere per sempre, per colpire i suoi nemici, che lei fosse presente o meno, fungendo sempre da apripista dove il combattimento era più serrato, ma il loro primo incarico era proteggere le vite e le persone della famiglia imperiale. Con le loro stesse vite, quando necessario, offerte spontaneamente. E nove notti prima la Somma Signora Tuon era scomparsa come inghiottita dalla tempesta. Lui non pensava a lei come la Figlia delle Nove Lune, non poteva farlo finché non avesse saputo che non era più sotto il velo. Non aveva nemmeno preso in considerazione di togliersi la vita, anche se la vergogna era come una ferita profonda. Il Sangue era solito ricorrere alla strada più semplice per evitare di cadere in disgrazia; i Sorveglianti della Morte combattevano fino all’ultimo. Musenge comandava la sua guardia del corpo personale, ma, come membro di rango più alto da questa parte dell’Oceano Aryth, spettava a Karede il compito di riportarla indietro sana e salva. Ogni andito della città stava venendo ispezionato con una scusa o un’altra, ogni vascello più grande di una barca a remi, ma molto spesso da uomini ignari di cosa stessero cercando, inconsapevoli che il destino del Ritorno poteva basarsi sulla loro accuratezza. Il compito era suo. Ovviamente, la famiglia imperiale era dedita a intrighi ancora più complicati del resto del Sangue, e la Somma Signora Tuon di frequente giocava una partita davvero assai complessa, con abilità scaltra e letale. Solo in pochi erano al corrente che era scomparsa altre due volte prima ed era stata ritenuta morta, fino ad arrivare a organizzare i suoi riti funebri, il tutto escogitato da lei stessa. Qualunque fossero i motivi della sua sparizione, però, lui doveva trovarla e proteggerla. Finora non aveva idea su come fare. Inghiottita dalla tempesta. O forse dalla Signora delle Ombre. C’erano stati innumerevoli tentativi di rapirla o assassinarla, iniziati il giorno della sua nascita. Se l’avesse trovata morta, avrebbe dovuto scoprire chi l’aveva uccisa, chi era stato il mandante e vendicarla a qualunque costo. Anche questo faceva parte dei suoi compiti.
Un uomo snello si introdusse nella stanza dal corridoio senza bussare. A giudicare dalla sua rozza giacca avrebbe potuto essere uno degli stallieri della locanda, ma nessun abitante del luogo aveva capelli chiari come i suoi od occhi azzurri che scorrevano per la stanza come se volessero memorizzare tutto ciò che conteneva. Fece scivolare la mano sotto la giacca e in quel breve istante Karede ripassò due modi di ucciderlo a mani nude prima che questi estraesse una piccola placca d’avorio bordata d’oro intarsiata con il corvo e la torre. I Cercatori della Verità non avevano bisogno di bussare. Ucciderli era disdicevole.
«Lasciaci soli» disse il Cercatore ad Ajimbura, riponendo la placca non appena fu certo che Karede l’avesse riconosciuta. L’ometto rimase accucciato sui talloni, immobile, e le sopracciglia del Cercatore si sollevarono dalla sorpresa. Perfino nelle colline Kaensada tutti sapevano che la parola di un Cercatore era legge. Forse non in alcuni dei più remoti forti sulle colline, non se credevano che nessuno sapesse che il Cercatore era lì, ma Ajimbura sapeva bene che non era così.
«Aspetta fuori» ordinò Karede brusco, e Ajimbura fu lesto ad alzarsi mormorando: «Io sento e obbedisco, supremo.» Studiò il Cercatore apertamente, però, come per assicurarsi che quello sapesse che aveva memorizzato la sua faccia, prima di lasciare la stanza. Un giorno o l’altro si sarebbe fatto decapitare.
«Un valore prezioso, la lealtà» disse l’uomo dai capelli pallidi scrutando lo scrittoio, dopo che Ajimbura ebbe chiuso la porta dietro di sé. «Sei coinvolto nei piani di lord Yulan, generale di stendardo Karede? Non mi sarei aspettato che i Sorveglianti della Morte ne facessero parte.»
Karede spostò due fermacarte di bronzo a forma di leone e lasciò che la mappa di Tar Valon si arrotolasse di nuovo su sé stessa. L’altra non era stata ancora srotolata. «Devi chiedere a lord Yulan, Cercatore. La lealtà al Trono di Cristallo è più preziosa perfino del soffio vitale, subito seguita dal sapere quando è il caso di rimanere in silenzio. Più parli di qualcosa, più ne verranno a conoscenza persone che non dovrebbero.»
Nessuno tranne la famiglia imperiale poteva redarguire un Cercatore o la Mano che lo guidava, qualunque fosse, ma quell’individuo parve non curarsene. Ciononostante, si accomodò sulla sedia con braccioli imbottita e unì le mani coi polpastrelli che si toccavano, scrutando Karede da sopra di esse; al generale non restava che scegliere se spostare la propria sedia o lasciare che l’uomo gli stesse quasi alle spalle. La maggior parte della gente sarebbe stata assai nervosa con un Cercatore dietro di sé. Karede nascose un sorriso e non si mosse. Bastava solo che girasse un poco la testa, essendo allenato a vedere con chiarezza ciò che stava nella sua visione periferica.
«Devi essere orgoglioso dei tuoi figli,» disse il Cercatore «due che hanno seguito le tue orme fra i Sorveglianti della Morte e il terzo annoverato fra i morti degni di rispetto. Tua moglie ne sarebbe stata molto fiera.»
«Qual è il tuo nome, Cercatore?» Il silenzio in risposta fu assordante. Erano più quelli che redarguivano i Cercatori di coloro che si azzardavano a chiedere come si chiamassero.
«Mor» giunse infine la risposta. «Almurat Mor.» Dunque. Mor. Allora un suo antenato era giunto con Luthair Paendrag, e di questo andava giustamente fiero. Senza poter accedere ai registri delle procreazioni, preclusi ai da’covale, Karede non aveva modo di sapere se qualcuno dei racconti riguardanti i suoi stessi avi fosse vero – anche lui poteva aver avuto un antenato che un tempo aveva seguito il grande Hawkwing – ma non importava. Gli uomini che cercavano di ergersi sulle spalle dei propri avi invece che sui propri piedi di solito si trovavano senza una testa sulle loro, di spalle. Specialmente i da’covale.