Non per la prima volta, Karede fu lieto che l’addestramento gli consentisse di mantenere il volto impassibile, a prescindere dalla situazione. Espressioni incaute rivelavano fin troppo a un avversario. Si ricordava il viso della ragazzina che aveva appoggiato quella bambola sulla sua barella. Poteva ancora udire la sua voce. Tu hai protetto la mia vita, perciò devi prendere Emela perché ti sorvegli in cambio’ aveva detto lei. ‘Non può davvero proteggerti, naturalmente: è solo una bambola. Ma tienila per ricordarti che, se pronuncerai il mio nome, io ti sentirò sempre. Se sarò ancora viva, è ovvio.’
«Il mio onore è lealtà» disse, appoggiando con cautela la coppa di Ajimbura sullo scrittoio, in modo da non versare vino sulle sue carte. Per quanto spesso quel tipo lucidasse l’argento, Karede non pensava che si curasse di lavare quell’oggetto. «Lealtà al trono. Perché sei venuto da me?»
Mor si mosse leggermente, in modo da mettere la sedia fra loro. Senza dubbio pensava di starsene lì in tutta naturalezza, ma era chiaramente pronto a scagliare la coppa di vino. Aveva un pugnale sotto la giacca e nell’incavo della schiena, e con tutta probabilità almeno un altro. «Tre richieste di unirti alla guardia del corpo della Somma Signora Tuon. E conservasti la bambola.»
«Questo l’ho capito» gli disse Karede in tono asciutto. I Sorveglianti non avrebbero dovuto sviluppare legami affettivi verso coloro che erano inviati a custodire. I Sorveglianti della Morte servivano solo il Trono di Cristallo, servivano qualunque successore al trono con tutto il cuore e con fede totale. Ma lui si ricordava quel visino serio da bambina, già consapevole che sarebbe potuta non sopravvivere al suo compito ma che tentava di portarlo avanti ugualmente, e aveva conservato la bambola. «Ma c’è di più oltre alle dicerie di una ragazza, non è vero?»
«Il respiro di una farfalla» mormorò l’altro. «È un piacere parlare con qualcuno dall’intuito così profondo. Nella notte in cui Tylin è stata assassinata, due damane sono state portate via dai canili del Palazzo di Tarasin. Entrambe erano ex Aes Sedai. Non trovi che sia una coincidenza fin troppo grossa?»
«Io trovo ogni coincidenza sospetta, Almurat. Ma cosa ha a che fare con dicerie e... altre faccende?»
«Questa tela è più intricata di quanto tu non immagini. Diversi altri hanno lasciato il palazzo quella notte, fra cui un giovane che a quanto pare era il favorito di Tylin, quattro uomini che di certo erano soldati e un vecchio, un certo Thom Merrilin, o così si faceva chiamare, che si suppone fosse un servo ma che dimostrava di essere molto più istruito di quanto ci si potesse aspettare. In un’occasione o l’altra sono stati tutti visti con le Aes Sedai che erano nella città prima che l’impero la reclamasse.» Con fare assorto, il Cercatore si sporse leggermente in avanti sopra lo schienale della sedia. «Forse Tylin non è stata assassinata per aver giurato fedeltà, ma per essere venuta a conoscenza di informazioni pericolose. Potrebbe essere stata incauta e aver rivelato troppo al ragazzo nel suo letto, e lui può averlo riferito a Merrilin. Possiamo chiamarlo così finché non troviamo un nome migliore. Più vengo a sapere di quell’uomo, più mi incuriosisce: conosce bene il mondo, sa come parlare, è a suo agio con nobili e reali. Un cortigiano, in effetti, tranne per il fatto che si spacciava per un servo. Se la Torre Bianca aveva certi piani a Ebou Dar, questo era l’uomo adatto per portarli avanti.»
Piani. Senza pensare, Karede prese la coppa di Ajimbura e quasi bevette prima di rendersi conto di cosa stava facendo. Continuò a tenerla in mano, però, per non svelare la propria agitazione. Tutti – quelli che sapevano, perlomeno – erano sicuri che la scomparsa della Somma Signora Tuon fosse correlata alla contesa per la successione all’imperatrice, che potesse vivere per sempre. Tale era la vita nella famiglia imperiale. Se la Somma Signora fosse morta, dopotutto, sarebbe stato nominato un nuovo erede. Se fosse morta. Altrimenti... La Torre Bianca avrebbe mandato i suoi uomini migliori, se avevano in progetto di portarla via. Sempre che il Cercatore non stesse tentando di incastrarlo con qualcuno dei suoi giochetti. I Cercatori potevano intrappolare chiunque tranne l’imperatrice stessa, che potesse vivere per sempre. «Hai sottoposto questa idea ai tuoi superiori e loro l’hanno respinta, altrimenti non saresti venuto da me. Oppure... Non ne hai fatto parola con loro, vero? Perché no?»
«È molto più complicato di quanto non immagini» disse piano Mor, squadrando la porta come se si aspettasse che qualcuno stesse origliando. Come mai era diventato guardingo, ora? «Ci sono molte... complicazioni. Le due damane state portate via da lady Egeanin Tamarath, che ha avuto rapporti con le Aes Sedai in precedenza. Stretti rapporti, in effetti. Molto stretti. È chiaro che ha liberato lei le altre damane per coprire la propria fuga. Egeanin ha lasciato la città quella stessa notte, con tre damane nel suo seguito, e anche, riteniamo, con Merrilin e gli altri. Non sappiamo chi fosse la terza damane – sospettiamo qualcuno di importante fra gli Atha’an Miere, o forse una Aes Sedai che si stava nascondendo in città – ma abbiamo identificato le sul’dam che ha usato, e due hanno stretti legami con Suroth. E lei stessa ha molti legami con le Aes Sedai.» Malgrado tutta la sua cautela, Mor disse ciò come se non si trattasse di un fulmine a ciel sereno. Non c’era da stupirsi che fosse nervoso.
Dunque Suroth aveva complottato con le Aes Sedai, e aveva corrotto almeno alcuni dei Cercatori sopra Mor, e la Torre Bianca aveva inviato uno dei suoi uomini migliori assieme ad altri per portare a termine certe azioni. Era tutto credibile. Quando Karede era stato mandato coi Predecessori, gli era stato affidato l’incarico di sorvegliare i membri del Sangue affinchè non diventassero troppo ambiziosi. Esisteva sempre la possibilità che, così lontano dall’impero, cercassero di istituire dei regni propri. E lui stesso aveva inviato uomini in una città che sarebbe caduta in ogni caso in modo che potessero danneggiare il nemico dall’interno.
«Hai una direzione, Almurat?»
Mor scosse il capo. «Sono andati a nord, e nelle stalle del palazzo hanno sentito parlare di Jehannah, ma sembra un evidente tentativo di depistaggio. Avranno cambiato direzione alla prima opportunità. Abbiamo controllato barche abbastanza grandi da portare quel gruppo al di là del fiume, ma imbarcazioni di quelle dimensioni vanno e vengono di continuo. In questo posto non c’è ordine, non c’è controllo.»
«Questo mi da molto da pensare.»
Il Cercatore fece una smorfia, una lieve distorsione della bocca, ma sembrò rendersi conto che aveva ottenuto il massimo dell’impegno che Karede vi avrebbe profuso. Annuì una volta. «Qualunque cosa tu scelga di fare, sappi questo. Puoi chiederti come abbia fatto la ragazza a estorcere qualcosa da questi mercanti. Sembra che sia sempre accompagnata da due o tre soldati. Anche la descrizione della loro armatura è stata molto precisa.» Fece per allungare una mano come per toccare la veste di Karede, ma saggiamente la lasciò ricadere contro il fianco. «Molta gente lo definisce nero. Mi capisci? Qualunque cosa tu scelga di fare, non indugiare.» Mor sollevò la sua coppa. «Alla tua salute, generale di stendardo, Furyk. Alla tua salute e alla salute dell’impero.»