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«Non chiamarlo Masema, neanche qui» aggiunse in tono brusco. Di recente quell’uomo affermava che Masema Dagar in realtà era morto e risorto dalla tomba come il Profeta del lord Drago Rinato, ed era più suscettibile che mai alla menzione del suo nome precedente. «Se non tieni a freno la lingua e ti trovi nel posto sbagliato, potresti essere fortunata se si limita a farti fustigare dai suoi scagnozzi la prossima volta che ti trovano da sola.» Selande annuì di nuovo, con aria grave, e stavolta senza alcun odore di paura. Per la Luce, quegli idioti dei servitori di Faile non avevano il buon senso di riconoscere cosa avrebbero dovuto temere.

«È quasi l’alba» mormorò Balwer, tremando e stringendosi addosso il mantello. «Fra non molto tutti saranno sve gli, e alcune faccende è meglio discuterle non visti. Vuoi continuare, mia signora?» Ancora una volta, era più che un suggerimento. Selande e il resto dei tirapiedi di Faile erano stati buoni solo a causare guai, a quanto aveva potuto vedere Perrin, e pareva che Balwer stesse cercando di farle saltare la mosca al naso per qualche motivo, ma in effetti lei ebbe un sussulto di imbarazzo e mormorò delle scuse.

L’oscurità stava davvero iniziando a diminuire, si rese conto Perrin, almeno ai suoi occhi. Il cielo sopra di loro appariva ancora nero, cosparso di stelle brillanti, tuttavia riusciva quasi a distinguere i colori delle sei sottili strisce che si intersecavano sul davanti della giacca di Selande. Poteva distinguere l’una dall’altra, perlomeno. Rendendosi conto che si era svegliato più tardi del solito emise un borbottio. Non poteva permettersi di arrendersi alla spossatezza, per quanto fosse stanco. Aveva bisogno di sentire il rapporto di Selande – lei non era preoccupata per il fatto che Masema inviava dei cavalieri, quell’uomo lo faceva quasi ogni giorno – tuttavia si guardò attorno con ansia in cerca di Aram e Stepper. Le sue orecchie colsero rumori di attività fra le linee dei cavalli, ma ancora non c’era alcun segno del suo.

«La seconda cosa, mio signore,» disse Selande «è che Haviar ha visto barili di pesce e manzo salati marchiati con contrassegni dell’Altara, in gran quantità. Dice che ci sono anche degli Altarani fra la gente di Mas... del Profeta. Diversi sembrano essere artigiani, e uno o due potrebbero essere mercanti o funzionari cittadini. Uomini e donne di un certo livello, insomma, gente valida, e alcuni sembrano non essere certi di aver preso la giusta decisione. Qualche domanda potrebbe rivelare da dove provengono il pesce e il manzo. E forse ottenere altri informatori per te.»

«So da dove provengono il pesce e il manzo, e anche tu» disse Perrin con tono irritato. Le sue mani si serrarono a pugno dietro la schiena. Aveva sperato che la velocità alla quale si stava muovendo avrebbe impedito a Masema di mandare in giro dei manipoli di razziatori. Ecco cos’erano, proprio come gli Shaido se non peggio. Offrivano alla gente una possibilità di giurare fedeltà al Drago Rinato, e quelli che rifiutavano, o talvolta quelli che semplicemente esitavano troppo, morivano col fuoco e l’acciaio. In ogni caso, che si mettessero in marcia o meno per seguire Masema, quelli che giuravano erano tenuti a fare generose donazioni per supportare la causa del Profeta, mentre quelli che morivano erano chiaramente Amici delle Tenebre e ciò che avevano posseduto veniva confiscato. Ai ladri veniva tagliata una mano, secondo le leggi di Masema, ma nulla di ciò che i razziatori facevano era considerato un furto, sempre stando a Masema. Secondo le sue leggi, l’omicidio e una gran quantità di altri crimini comportavano l’impiccagione, tuttavia un bel po’ dei suoi seguaci sembravano preferire uccidere, piuttosto che ricevere giuramenti. In quel modo c’era più bottino e per alcuni di loro l’omicidio era un gioco divertente a cui dedicarsi prima di mangiare.

«Digli di tenersi alla larga da questi Altarani» proseguì Perrin.

«Gente di tutti i tipi entra a far parte dei seguaci di Masema, e anche se ora stanno avendo dei ripensamenti, non gli ci vorrà molto a puzzare di fervore come gli altri. Allora non esiteranno a sgozzare un vicino, tanto meno qualcuno che ha posto le domande sbagliate. Ciò che voglio sapere è cosa sta facendo Masema, cosa ha in mente.»

Il fatto che quell’uomo avesse qualche progetto pareva ovvio. Masema affermava che toccare l’Unico Potere fosse blasfemia per chiunque tranne Rand, sosteneva di non volere nient’altro se non riunirsi a Rand nell’est. Come sempre, pensare a Rand fece mulinare dei colori nella testa di Perrin, più vividi del solito stavolta, ma la rabbia li dissolse in vapore. Blasfemia o meno, Masema aveva accettato di Viaggiare, che non era solo incanalare, ma uomini che incanalavano. E, qualunque cosa affermasse, l’aveva fatto per rimanere nell’ovest il più a lungo possibile, non per aiutare a liberare Faile. Perrin aveva la tendenza a dar credito alle persone finché queste non si dimostravano inaffidabili, ma una fiutata a Masema gli aveva rivelato che quel tizio era insano come un animale rabbioso e ancor meno affidabile. Aveva preso in considerazione dei modi per fermare il suo piano, qualunque esso fosse. Modi per fermare le uccisioni e i saccheggi di Masema. Masema aveva con sé dieci o dodicimila uomini, forse più – quell’uomo non aveva molta dimestichezza coi numeri, e il modo in cui si accampavano in una squallida massa disordinata rendeva impossibile contarli – mentre meno di un quarto di quel numero seguiva Perrin, fra cui diverse centinaia erano carrettieri, stallieri e altri che in un combattimento sarebbero stati più d’impaccio che d’aiuto, tuttavia con tre Aes Sedai e due Asha’man, per non parlare di sei Sapienti aiel, avrebbe potuto porre un freno a Masema lì per lì. Le Sapienti e due delle Aes Sedai vi avrebbero preso parte con piacere. Sarebbero state più che semplicemente disposte, perlomeno. Volevano Masema morto. Ma disperdere l’esercito di Masema l’avrebbe solo frantumato in centinaia di bande più piccole che si sarebbero sparpagliate per l’Altara e oltre, ancora depredando e uccidendo, solo per sé invece che nel nome del Drago Rinato. Frantumare gli Shaido avrà lo stesso effetto, pensò, poi scacciò via quella riflessione. Fermare Masema avrebbe richiesto tempo che lui non aveva. Quell’uomo avrebbe dovuto attendere finché Faile non fosse stata al sicuro. Finché gli Shaido non fossero stati annientati e ridotti al lumicino.

«Qual è la terza cosa che hai appreso stanotte, Selande?» disse in tono aspro. Con sua sorpresa, l’odore di preoccupazione proveniente dalla donna si fece più denso.

«Haviar ha visto qualcuno» rispose lei lentamente. «Al principio non me l’aveva detto.» La sua voce si indurì per un momento. «Mi sono assicurata che ciò non accada di nuovo!» Traendo un profondo respiro, sembrò lottare con sé stessa, poi scoppiò: «Masuri Sedai ha fatto visita a Masema... al Profeta. È vero, mio signore: credimi! Haviar l’ha vista più di una volta. Si introduce nel loro accampamento col cappuccio tirato e si allontana allo stesso modo, ma lui ha dato un’attenta occhiata al suo volto due volte. Un uomo la accompagna ogni volta e, di tanto in tanto, un’altra donna. Haviar non ha visto l’uomo abbastanza bene da esserne sicuro, ma la descrizione corrisponde a Rovair, il Custode di Masuri, e Haviar è certo che la seconda donna sia Annoura Sedai.»

Si interruppe di colpo, i suoi occhi che brillavano cupi nella luce lunare mentre lo osservava. Per la Luce, era tanto preoccupata per come lui l’avrebbe presa quanto per ciò che comportava! Perrin si costrinse a schiudere le mani. Masema detestava le Aes Sedai tanto quanto gli Amici delle Tenebre... le considerava quasi alla stregua di Amici delle Tenebre. Allora per quale motivo avrebbe ricevuto due Sorelle? Perché sarebbero andate da lui? L’opinione che Annoura aveva di Masema rimaneva nascosta dietro misteri da Aes Sedai e commenti dalle molteplici interpretazioni che avrebbero potuto significare qualunque cosa, ma Masuri aveva detto chiaro e tondo che quell’uomo andava abbattuto come un cane rabbioso.