Una moltitudine di pali appuntiti lunghi dieci piedi circondava l’accampamento, e lui si diresse al bordo del settore dei lancieri ghealdani, dove erano stati lasciati sentieri ad angolo perché uomini a cavallo potessero uscire, anche se Balwer e Aram dovettero mettersi dietro di lui per seguirlo nello stretto passaggio. Di fronte agli uomini dei Fiumi Gemelli, una persona a piedi avrebbe dovuto contorcersi e ruotare per riuscire a passare. Il bordo della foresta era a poco più di cento passi di distanza, un facile bersaglio per gli archi degli uomini dei Fiumi Gemelli, enormi alberi che formavano una sorta di alto baldacchino contro il cielo. A Perrin alcuni degli alberi non risultavano familiari, ma c’erano pini, ericacee e olmi là fuori, alcuni perfino di tre o quattro passi di diametro alla base, e le querce erano ancora più larghe. Alberi così grandi uccidevano qualunque sottobosco tentasse di crescere sotto di loro tranne erba o piccoli cespugli, lasciando ampi spazi nel mezzo, ma ombre più scure della notte riempivano quei vuoti. Una vecchia foresta, che avrebbe potuto inghiottire interi eserciti e non restituirne mai più le ossa.
Balwer lo seguì per tutto il percorso attraverso i pali prima di convincersi che era quanto di più simile allo stare solo con Perrin avrebbe ottenuto in questa circostanza. «I cavalieri che Masema ha inviato, mio signore» disse, e tenendo stretto il mantello scoccò un’occhiata sospettosa all’indietro verso Aram, che la ricambiò con uno sguardo piatto.
«Lo so,» disse Perrin «pensi che stiano andando dai Manti Bianchi.» Non vedeva l’ora di rimettersi in marcia, e soprattutto allontanarsi dai suoi amici. Mise la mano che reggeva le redini sull’arco della sella, ma si trattenne dal poggiare uno stivale nella staffa, Stepper tirò indietro la tesiti, anche lui impaziente. «Potrebbe anche darsi che Masema stia mandando messaggi ai Seanchan.»
«Come dici tu, mio signore. Un’eventualità plausibile, certo. Posso menzionare ancora una volta, comunque, che il punto di vista di Masema sulle Aes Sedai è molto simile a quello dei Manti Bianchi?
Identico, in effetti. Se potesse, vorrebbe vedere morta fino all’ultima Sorella. Il punto di vista dei Seanchan è più... pragmatico, se mi è permesso definirlo a questo modo. Meno in accordo con Masema, in ogni caso.»
«Per quanto tu odi i Manti Bianchi, mastro Balwer, non sono la fonte di ogni male. E Masema ha avuto contatti con i Seanchan in precedenza.»
«Come dici tu, mio signore.» Il volto di Balwer non mutò, ma l’uomo puzzava di dubbio. Perrin non poteva provare gli incontri di Masema coi Seanchan, e dire a qualcuno come ne era venuto a conoscenza non avrebbe fatto che contribuire alle sue attuali difficoltà. Questo creava problemi a Balwer: era un uomo che aveva bisogno di prove. «E per quanto riguarda le Aes Sedai e le Sapienti, mio signore... le Aes Sedai sembrano sempre credere di saperne di più di chiunque altro, tranne forse di altre Aes Sedai. Credo che le Sapienti siano più o meno uguali.»
Perrin sbuffò brevemente bianchi pennacchi nell’aria. «Dimmi qualcosa che non so. Per esempio il perché Masuri si incontrerebbe con Masema e perché le Sapienti l’abbiano consentito. Scommetto Stepper contro un ferro di cavallo che non l’ha fatto senza il loro permesso.»
Annoura era un’altra questione, ma poteva darsi che stesse agendo per conto suo. Di certo pareva improbabile che lo facesse per ordine di Berelain.
Aggiustandosi il mantello sulle spalle, Balwer scrutò all’indietro oltre le file di pali appuntiti, all’interno dell’accampamento, verso le tende aiel, stringendo gli occhi come se sperasse di vedere attraverso le pareti. «Ci sono molte possibilità, mio signore» disse stizzoso. «Per alcuni che pronunciano un giuramento, qualunque cosa non è vietata è permessa, e qualunque cosa non viene comandata può essere ignorata. Altri prendono iniziative che credono potranno aiutare il loro signore senza prima chiedere il permesso. Le Aes Sedai e le Sapienti ricadono in una di queste categorie, sembra, ma oltre a ciò posso solo fare delle ipotesi, per come stanno le cose.»
«Potrei semplicemente chiedere. Le Aes Sedai non possono mentire, e se faccio abbastanza pressione, Masuri stessa potrebbe dirmi la verità.»
Balwer fece una smorfia come in preda a un improvviso mal di stomaco. «Forse, mio signore. Forse. È più probabile che ti dica qualcosa che suoni simile alla verità. Le Aes Sedai sono esperte in questo, come tu sai. In ogni caso, mio signore, Masuri si domanderebbe come fai a sapere, e questo potrebbe portare a Haviar e Nerion. Date le circostanze, non si può dire chi lei potrebbe ritenere implicato. La schiettezza non è sempre il modo migliore. A volte, certe cose vanno fatte dietro una maschera, per sicurezza.»
«Ti ho detto che non ci si può fidare delle Aes Sedai» disse Aram all’improvviso. «Te l’ho detto, lord Perrin.» Si zittì quando Perrin sollevò una mano, ma la puzza di furia proveniente da lui era così forte che Perrin dovette espirare per liberarsi i polmoni. Parte di lui voleva inalare l’odore in modo più profondo e lasciare che lo consumasse. Perrin studiò Balwer con attenzione. Se le Aes Sedai erano in grado di distorcere la verità finché non riuscivi più a distinguere l’alto dal basso, e lo facevano, fino a che punto ci si poteva fidare di loro? Il problema era sempre la fiducia. Lui lo aveva imparato grazie a dure lezioni. Mantenne un saldo controllo sulla sua rabbia, però. Un martello doveva essere usato con cura, e lui stava lavorando in una fucina dove uno scivolone gli avrebbe strappato il cuore dal petto. «E le cose potrebbero cambiare se alcuni degli amici di Selande cominciassero a passare più tempo fra gli Aiel? Vogliono essere Aiel, dopotutto. Questa dovrebbe bastare, come scusa. E forse una di loro potrebbe stringere amicizia con Berelain e con la sua consigliera.»
«Potrebbe essere possibile, mio signore» disse Balwer dopo una minima esitazione. «Il padre di lady Medore è un Sommo Signore di Tear, il che le conferisce un rango sufficiente per avvicinare la Prima di Mayene, e anche una ragione. E possibile che anche uno o due fra i Cairhienesi abbiano una posizione altrettanto elevata. Trovare quelli che dovranno vivere fra gli Aiel sarà ancora più semplice.»
Perrin annuì. Una cautela infinita col martello, per quanto volesse fracassare qualunque cosa fosse entro la sua portata. «Allora fallo. Ma, mastro Balwer, tu hai cercato di... guidarmi... a questo fin da quando Selande ci ha lasciati. D’ora in poi, se hai un consiglio da dare, dallo. Anche se dico di no nove volte di fila, ascolterò sempre la decima. Non sono un uomo molto intelligente, ma sono disposto ad ascoltare persone che lo sono, e ritengo che tu lo sia. Ma non cercare di spingermi nella direzione in cui vuoi che vada. Non mi piace, mastro Balwer.»
Balwer batté le palpebre, poi, per quanto incredibile, si inchinò con le mani conserte in vita. Odorava sorpreso. E gratificato. Gratificato?
«Come dici tu, mio signore. Al mio precedente datore di lavoro non piaceva che consigliassi una linea d’azione a meno che non mi venisse chiesto. Non commetterò lo stesso errore di nuovo, te lo assicuro.»
Squadrando Perrin, sembrò aver preso una decisione. «Se posso dirlo,» proseguì con cautela «ho trovato lo stare al tuo servizio piacevole in modi che non mi aspettavo. Sei quello che sembri, mio signore, senza aghi avvelenati nascosti per colpire gli incauti. Il mio precedente datore di lavoro era assai noto per la sua intelligenza, ma io ritengo che tu sia egualmente intelligente, seppur in modo diverso. Credo che mi dispiacerà lasciare il tuo servizio. Qualunque uomo potrebbe dire queste cose per mantenere il posto, ma da parte mia sono davvero sentite.»