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«Torna al campo e trova Dannil, Aram. Riferiscigli che ho detto di far sapere a tutti che ci sono stati Segugi Neri qui, forse un’ora fa. E metti via la spada. Non è proprio il caso di provare a uccidere un Segugio Nero con una spada, credimi.»

«Segugi Neri?» esclamò Aram, scrutando attorno nelle fosche ombre fra gli alberi. C’era una paura ansiosa nel suo odore, ora. Molti uomini avrebbero riso a racconti di viaggiatori o storie per bambini. I Calderai girovagavano per le campagne e sapevano quello che si poteva trovare nelle zone selvagge. Aram rinfoderò la spada sulla schiena con ovvia riluttanza, ma la sua mano destra rimase sollevata, quasi a portata dell’elsa. «E come si uccide un Segugio Nero? Possono essere uccisi?»

D’altra parte, forse non aveva poi così tanto buon senso.

«Limitati a essere lieto di non doverci provare, Aram. Ora va’ e fai come ti ho detto. Tutti devono tenere gli occhi aperti in caso tornassero. Direi che è molto improbabile, ma meglio andare sul sicuro.» Perrin si ricordò di quando una volta ne aveva affrontato un branco e ne aveva ucciso uno. Pensava di averne ucciso uno, dopo averlo colpito con tre buone frecce a punta larga. La Progenie dell’Ombra non moriva facilmente. Moiraine aveva dovuto finire quel branco col fuoco malefico. «Assicurati che le Aes Sedai e le Sapienti lo sappiano, e anche gli Asha’man.» C’erano poche probabilità che qualcuno di loro sapesse come creare il fuoco malefico – le donne potevano non ammettere di conoscere un flusso proibito anche se non era così, e forse gli uomini avrebbero fatto lo stesso – ma forse erano a conoscenza di qualcos’altro che avrebbe funzionato.

Aram fu riluttante a lasciare Perrin da solo finché questi non lo rimbrottò, poi si voltò verso l’accampamento lasciandosi dietro odori di offesa e risentimento, come se due uomini sarebbero stati un briciolo più al sicuro di uno. Non appena l’altro uomo non fu più visibile, Perrin diresse Stepper verso sud, la direzione presa dai Segugi Neri. Non voleva essere accompagnato da nessuno per questo, nemmeno da Aram. Non era il caso di ostentare la propria vista acuta o il proprio senso dell’olfatto soltanto perché la gente talvolta già se ne accorgeva. C’erano ragioni più che sufficienti per evitarlo senza aggiungerne altre. Le creature potevano essere passate così vicino all’accampamento per caso, ma gli ultimi anni gli avevano insegnato a essere irrequieto di fronte alle coincidenze. Fin troppo spesso non erano affatto coincidenze, non nel modo in cui altri uomini le consideravano tali. Se questo era un altro frammento del suo essere ta’veren che dava uno strattone al Disegno, era un frammento di cui avrebbe potuto fare a meno. La cosa sembrava avere più svantaggi che vantaggi, perfino quando pareva lavorare in suo favore. La sorte che ti favoriva un momento poteva rivoltarsi contro di te quello successivo. E c’era sempre un’altra possibilità. Essere ta’veren ti faceva spiccare nel Disegno, e alcuni dei Reietti potevano usarlo per trovarti, a volte, o così gli era stato detto. Forse alcune creature della Progenie dell’Ombra potevano fare lo stesso. La traccia che seguiva era di certo vecchia di quasi un’ora, ma Perrin avvertiva una tensione fra le scapole, un pizzicore sul suo cuoio capelluto. Il cielo era ancora di un profondo grigio scuro dove era visibile, perfino ai suoi occhi. Il sole non aveva ancora superato l’orizzonte. Uno dei momenti peggiori per incontrare la Caccia Furiosa era appena prima dell’alba, quando l’oscurità mutava in luce ma il giorno non aveva ancora preso piede. Perlomeno non c’erano crocevia nelle vicinanze, né cimiteri, ma le uniche pietre del focolare da toccare erano a Brytan, e lui non era certo di quanta sicurezza garantissero quelle catapecchie. Mentalmente, segnò la posizione di un vicino torrente, da cui il campo otteneva l’acqua rompendo i pezzi di ghiaccio. Non era più ampio di dieci o dodici passi e profondo sola fino al ginocchio, ma si supponeva che mettere acqua corrente fra te e i Segugi Neri li fermasse. D’altra parte si pensava che anche affrontarli bastasse per fermarli, e lui ne aveva visto i risultati. Il suo naso saggiò le brezze , cercando quel vecchio odore. E qualunque indizio di uno nuovo. Imbattersi in quelle cose senza accorgersene sarebbe stato più che spiacevole.

Stepper avvertiva gli odori quasi con altrettanta facilità di Perrin e a volte li riconosceva prima per ciò che erano, ma ogni volta che il cavallo recalcitrava, Perrin lo costringeva a procedere. C’erano abbondanti tracce disseminate sulla neve, impronte di zoccoli delle pattuglie a cavallo che andavano e venivano, segni occasionali di conigli e volpi, ma gli unici indizi lasciati dai Segugi Neri erano dove la pietra affiorava dalla neve. L’odore di zolfo bruciato era sempre più forte lì, tuttavia la traccia che aleggiava era appena sufficiente a condurlo al posto successivo dove apparivano i segni del loro passaggio. Le enormi impronte di zampe si sovrapponevano e non c’era modo di dire quanti Segugi Neri ci fossero stati, ma ogni superficie rocciosa su cui erano passati, che fosse larga un passo o sei, era ricoperta di orme da una parte all’altra. Un branco più grosso dei dieci che aveva visto fuori da Illian. Molto più grosso. Era questo il motivo per cui non c’erano lupi nella zona? Era sicuro che la certezza della morte da lui percepita nel sogno era qualcosa di reale, e nel sogno lui era stato un lupo. Quando la traccia cominciò a svoltare verso ovest, avvertì un crescente sospetto che si confermò come una certezza mentre continuava a curvare. I Segugi Neri avevano aggirato l’accampamento completamente, correndo proprio lungo il posto a nord del campo dove diversi enormi alberi erano semirovesciati e puntellati su quelli che si trovavano accanto, ognuno con un grande pezzo tagliato di netto dal tronco spaccato. Le tracce ricoprivano un affioramento roccioso liscio e piatto come un pavimento di marmo levigato, tranne per una sottilissima scanalatura che lo tagliava dritto come un filo a piombo. Nulla resisteva all’apertura del passaggio di un Asha’man, e due ne erano stati aperti qui. A un grosso pino che era caduto nel bloccarne uno era stata bruciata via una sezione larga quattro passi, ma le estremità annerite erano nette come se fossero uscite da una segheria. Comunque sembrava che quella prova dell’Unico Potere non avesse interessato i Segugi Neri. Il branco non si era soffermato qui più di qualunque altra parte, o nemmeno rallentato, a quanto lui potesse capire. I Segugi Neri potevano correre più veloci dei cavalli e più a lungo, e non sembrava proprio che il loro fetore si fosse affievolito in un posto più che in un altro. In due punti di quel circuito aveva scovato una biforcazione nella traccia, ma si trattava solo del branco che era arrivato da nord e se n’era andato verso sud. Una volta attorno al campo e poi per la loro strada, avevano continuato a inseguire qualunque cosa o chiunque stessero cacciando. Chiaramente non si trattava di lui. Forse il branco si era mosso in cerchio perché l’aveva percepito, aveva avvertito qualcuno che era ta’veren, tuttavia dubitava che i Segugi Neri avrebbero esitato un solo istante a entrare nell’accampamento, se fosse stato lui il loro obiettivo. Il branco che aveva affrontato prima di entrare nella città di Illian, però, non aveva provato a ucciderlo fino a un secondo momento. Ma i Segugi Neri riferivano ciò che vedevano, come facevano i ratti e i corvi? Il pensiero gli fece serrare la mascella. L’attenzione dell’Ombra era qualcosa che ogni uomo sano di mente temeva... l’attenzione dell’Ombra avrebbe potuto interferire con la liberazione di Faile. Questo lo preoccupava più di qualunque altra cosa. Tuttavia c’erano modi per combattere la Progenie dell’Ombra, metodi per lottare contro i Reietti, se si fosse arrivati a tanto. Qualunque cosa si fosse messa fra lui e Faile, Segugi Neri, Reietti o qualsiasi altra cosa, avrebbe trovato un modo per aggirarla o passarvi attraverso, quale che fosse quello necessario. C’era un limite alla paura che un uomo poteva avere dentro di sé, e tutta la sua era incentrata su Faile. Non c’era semplicemente spazio per altra. Prima di raggiungere di nuovo il punto di partenza, le brezze gli portarono gli odori di persone e cavalli, che spiccavano nel freddo, e trattenne Stepper fino a un passo lento per poi farlo arrestare. Aveva notato una cinquantina o una sessantina di cavalli cento passi più avanti. Il sole era infine arrivato a picco sopra l’orizzonte e comiriciava a inviare raggi di luce con una netta inclinazione attraverso la volta della foresta, che si andavano a riflettere sulla neve e riducevano un poco l’oscurità, anche se profonde chiazze di ombra rimanevano fra le esili dita del sole. Alcune di quelle ombre lo avvilupparono. Il gruppo a cavallo non era lontano da dove aveva visto per la prima volta le tracce dei Segugi Neri, e riuscì a distinguere il mantello verde pallido e la giacca a strisce rosse di Aram, abiti da Calderaio in contrasto con la spada sulla sua schiena. Molti dei cavalieri indossavano elmetti bordati di rosso a forma di pentole e mantelli scuri sopra pettorali rossi, e i lunghi pennacchi dello stesso colore sulle loro lance si agitavano nella brezza lieve mentre i soldati cercavano di vigilare in ogni direzione. La Prima di Mayene usciva spesso a cavallo di mattina, con un’adeguata scorta di Guardie Alate.