Выбрать главу

Qualche collaborazionista che aveva catturato? Ma perché mai Masema l’avrebbe tenuto sotto chiave a meno che non fosse stato scritto per lui?

Si era incontrato coi Seanchan. E come aveva avuto intenzione di usarlo? Chi poteva dire a cosa avrebbe potuto fare ricorso con esso?

Perrin sospirò pesantemente. Aveva troppe domande e nessuna risposta. Le risposte richiedevano una mente più svelta della sua. Forse Balwer avrebbe avuto un’idea.

Ora che aveva assaggiato del cibo, il suo stomaco voleva che divorasse la zampa che aveva in mano e anche il resto dell’uccello, ma lui chiuse fermamente il coperchio e cercò di dare morsi misurati. C’era una cosa che poteva scoprire da sé. «Cos’altro ha detto Annoura su Masema?»

«Nulla, oltre che è pericoloso e io dovrei evitarlo. Come se non lo sapessi già. Detesta anche solo parlare di quell’uomo.» Un’altra breve esitazione e Berelain aggiunse: «Perché?» La Prima di Mayene era abituata agli intrighi, e prestava orecchio a ciò che non veniva detto. Perrin diede un altro morso per concedersi un momento mentre masticava e inghiottiva. Lui non era abituato agli intrighi, tuttavia ne aveva sperimentati abbastanza da sapere che dire troppo poteva essere pericoloso.

Lo stesso valeva per il dire troppo poco, non importa ciò che pensava Balwer. «Annoura si incontra con Masema in segreto. E così Masuri.»

Il sorriso fermo di Berelain rimase al suo posto, ma la preoccupazione si fece strada nel suo odore. Prese a contorcersi sulla sella come per guardare indietro verso le due Aes Sedai e poi si fermò, umettandosi le labbra con la punta della lingua. «Le Aes Sedai hanno sempre i loro motivi» fu tutto ciò che disse. Dunque era preoccupata che la sua consigliera si incontrasse con Masema, oppure allarmata perché Perrin lo sapeva, oppure...? Lui odiava tutte queste complicazioni. Non facevano che frapporsi a ciò che era importante. Per la Luce, aveva già finito di spolpare la seconda zampa! Sperando che Berelain non avesse notato, si affrettò a gettar via le ossa. Il suo stomaco brontolava chiedendone ancora.

La gente di Berelain si era mantenuta a distanza, ma Aram si era avvicinato a cavallo verso lei e Perrin e ora si stava sporgendo in avanti per scrutarli attraverso gli alberi in ombra. Le Sapienti erano in piedi da un lato a parlare fra loro, apparentemente noncuranti di essere nella neve fin oltre le caviglie o delle fredde brezze che erano aumentate di intensità tanto da scuotere le estremità penzolanti dei loro scialli. Ogni tanto anche una o l’altra delle tre guardava in direzione di Perrin e Berelain. Il concetto di intimità non tratteneva mai una Sapiente dal ficcare il naso ovunque volesse. Erano come le Aes Sedai in quel senso. Anche Masuri e Annoura stavano osservando, anche se sembravano mantenersi a distanza fra loro. Perrin avrebbe scommesso che, se le Sapienti non fossero state lì, entrambe le Sorelle avrebbero usato l’Unico Potere per origliare. Certo, era probabile che anche le Sapienti sapessero come farlo, e che avessero acconsentito alle visite di Masuri a Masema. Una delle Aes Sedai avrebbe forse avuto qualcosa da ridire se avesse visto le Sapienti ascoltare col Potere? Annoura, nei confronti delle Sapienti sembrava cauta quanto Masuri. Per la Luce, Perrin non aveva tempo per questa macchia di rovi! Doveva viverci, però.

«Abbiamo dato alle lingue un bel po’ per cui dimenarsi» disse. Non che ne avessero ulteriore bisogno. Agganciando i manici del canestro sopra il suo pomello, diede di talloni ai fianchi di Stepper. Non poteva certo essere infedele solo per aver mangiato un uccello. Berelain non lo seguì immediatamente; tuttavia, prima che lui raggiungesse Aram, li riprese e fece rallentare il suo baio accanto a lui.

«Scoprirò cosa sta tramando Annoura» disse con determinazione, lo sguardo fisso di fronte a sé. I suoi occhi erano duri. Perrin avrebbe compatito Annoura, se non fosse stato pronto a scuoterle di dosso le risposte. D’altro canto, di rado alle Aes Sedai serviva commiserazione, e altrettanto di rado fornivano risposte che non volevano dare. L’istante successivo, Berelain era tutta sorrisi e allegria, anche se l’odore di determinazione la pervadeva ancora, schiacciando quasi quello della paura. «Il giovane Aram ci ha detto tutto su Heartsbane che imperversa in questi boschi con la Caccia Furiosa, lord Perrin. Pensi che possa davvero essere così? Mi ricordo di aver sentito quei racconti dalla bambinaia.» La sua voce era leggera, divertita e insinuante. Le guance di Aram si fecero rosse e alcuni degli uomini poco più in là risero. Smisero di farlo quando Perrin mostrò loro le tracce sulla lastra di pietra.

7

Il rompicapo del fabbro

Quando le risate tacquero, Aram esibì un sogghigno compiaciuto e senza alcuna traccia dell’odore di paura che aveva emanato prima. Chiunque avrebbe pensato che avesse già visto le tracce e sapesse tutto quello che c’era da sapere. Nessuno fece caso al suo sorrisetto, comunque, o a molto altro tranne le enormi impronte di cane impresse nella pietra, nemmeno alla spiegazione di Perrin sul fatto che i Segugi Neri si erano allontanati da tempo. Certo, non poté dir loro come faceva a saperlo, tuttavia nessuno sembrò notare quella mancanza. Uno dei raggi obliqui della prima luce mattutina cadeva direttamente sulla lastra grigia, illuminandola con chiarezza. Stepper si era abituato alla puzza di zolfo bruciato che si andava dissolvendo – perlomeno si limitò a sbuffare e tirare indietro le orecchie – ma gli altri cavalli si ritrassero dalla pietra inclinata. Nessuno degli umani tranne Perrin poteva percepire quell’odore, e molti bofonchiarono per il comportamento ribelle dei loro destrieri e scrutarono la pietra dagli strani segni come se fosse una curiosità in mostra presso uno spettacolo itinerante. La paffuta serva di Berelain urlò quando vide le impronte e vacillò quasi fino a cadere dalla sua giumenta dal grasso ventre che si agitava nervosamente, ma Berelain si limitò a chiedere ad Annoura in tono noncurante di occuparsi di lei, e fissò le tracce quasi senza espressione come se lei stessa fosse una Aes Sedai. Le sue mani si strinsero sulle redini, però, finché le nocche non impallidirono sopra il sottile cuoio rosso. Bertain Gallenne, il lord capitano delle Guardie Alate dall’elmo rosso con ali e decorato con tre sottili piume cremisi, comandava personalmente la scorta di Berelain stamane, e obbligò il suo alto castrone nero ad avvicinarsi alla pietra, volteggiando giù dalla sella nella neve alta e togliendosi l’elmo per guardare accigliato la lastra di roccia col suo unico occhio. Una benda di cuoio scarlatto copriva l’orbita vuota dell’altro, la cinghia che gli attraversava la chioma grigia lunga fino alle spalle. La sua smorfia rivelava che vedeva guai, ma per lui venivano sempre prima le eventualità peggiori. Perrin pensò che in un soldato questo fosse più adatto che non sperare sempre per il meglio. Anche Masuri smontò, ma non fece in tempo a toccare il terreno che si fermò con le redini del suo pezzato in una mano guantata, guardando in modo esitante verso le tre donne aiel scurite dal sole. Alcuni dei soldati mayenesi al vedere ciò borbottarono a disagio, anche se a quest’ora avrebbero dovuto esserci abituati. Annoura nascose il proprio volto nelle profondità del suo cappuccio grigio come se non volesse vedere la roccia e diede un brusco scossone alla cameriera di Berelain: la donna la guardò stupita con occhi strabuzzati. Masuri, da parte sua, attendeva accanto alla sua giumenta con aria all’apparenza paziente, guastata solo dal continuo lisciare le gonne color ruggine del suo abito per cavalcare di seta, quasi fosse ignara di ciò che stava facendo. Le Sapienti si scambiarono occhiate silenziose e inespressive, come se fossero Sorelle loro stesse. Carelle era in piedi a fianco di Nevarin, una donna scarna dagli occhi verdi, e sull’altro lato c’era Marline, con occhi blu crepuscolo e capelli neri, rari fra gli Aiel, non completamente coperti dal suo scialle. Tutte e tre erano donne alte quanto alcuni uomini, e nessuna pareva molto più anziana di Perrin, ma solo più anni di quanti le loro facce lasciassero intendere potevano aver conferito loro quella placida fiducia in sé stesse. Malgrado le lunghe collane e i pesanti braccialetti d’oro e avorio che indossavano, le loro pesanti gonne scure e i foschi scialli che quasi nascondevano le loro bluse bianche potevano essere adatti a delle contadine, tuttavia non c’era dubbio su chi fosse al comando fra loro e le Aes Sedai. In realtà, a volte non c’era dubbio su chi fosse a comandare fra loro e Perrin. Infine, Nevarin annuì. Ed esibì un caldo sorriso di approvazione. Perrin non l’aveva mai vista sorridere prima. Nevarin non se ne andava in giro con aria accigliata, ma di solito sembrava in cerca di qualcuno da rimproverare.