«Secondo alcuni antichi autori ne esistono solo sette branchi, altri dicono nove, o tredici, o qualche altro numero a cui attribuiscono un significato speciale, ma durante le Guerre Trolloc, Sorelana Alsahhan scrisse riguardo ai ‘cento branchi di mastini dell’Ombra che imperversano nella notte’ e, ancora prima, pare che Ivonell Bharatiya abbia scritto di ‘mastini nati dall’Ombra, in numero pari agli incubi dell’umanità’. Anche se in verità la stessa Ivonell potrebbe essere apocrifa. In ogni caso...» Fece un gesto come per cercare a tentoni una parola. «Odore non è la parola corretta, né lo è sapore. La sensazione di ogni branco è unica, e posso dire con certezza di non aver mai incontrato questo prima d’ora, dunque sappiamo che il numero sette è sbagliato. Il numero corretto può essere nove o tredici o un altro ancora, i racconti sui Segugi Neri sono molto più comuni dei Segugi Neri stessi, ed essi sono molto rari così a sud della Macchia. Una secondo fatto eccezionale: potrebbero esserci stati fino a cinquanta elementi in questo branco. Di solito il limite è di dieci o dodici. Un’utile massima: due eventi eccezionali assieme richiedono una particolare attenzione.»
Facendo una pausa, sollevò un dito per enfatizzare quell’affermazione, poi annuì quando pensò che Berelain l’avesse compresa e incrociò di nuovo le mani. Un soffio di brezza le scostò il mantello bruno-giallastro da una spalla, tuttavia lei non parve notare la perdita di calore.
«C’è sempre una sensazione di urgenza attorno alle tracce dei Segugi Neri, ma varia a seconda di un certo numero di fattori, su alcuni dei quali non posso essere certa. Questa ha un’intensa mistura di... suppongo che voi possiate definirla impazienza. Non è un termine abbastanza forte, per nulla – sarebbe come chiamare puntura di spillo una pugnalata – ma andrà bene. Direi che la loro caccia è andata avanti per un po’ di tempo, e la loro preda in qualche modo gli sta sfuggendo. A prescindere da quel che dicono le storie – a proposito, lord Gallenne, il sale non fa alcun male ai Segugi Neri.» Allora non era stata completamente persa nei suoi pensieri, dopotutto. «Malgrado le storie, non cacciano mai a caso, anche se uccidono nel caso se ne presentì l’opportunità e non interferisca con la caccia. Per i Segugi Neri, la caccia è di primaria importanza. La loro preda è sempre significativa per l’Ombra, anche se a volte noi non riusciamo a capire perché. Sono noti per evitare i grandi e i potenti solo per uccidere una contadina o un artigiano, oppure per entrare in una cittadina o un villaggio e andarsene senza aver ucciso nessuno, anche se chiaramente vi sono andati per una qualche ragione. Ho dovuto scartare la mia prima ipotesi su cosa li abbia portati qui, dato che hanno proseguito.» Il suo sguardo guizzò verso Perrin tanto rapidamente che lui non era sicuro che qualcun altro l’avesse notato. «Partendo da questo presupposto, dubito fortemente che torneranno. Oh, sì... e se ne sono andati da un’ora o più. Questo, temo, è davvero tutto ciò che posso dirvi.» Nevarin e le altre Sapienti fecero un cenno di approvazione quando ebbe terminato e un accenno di colore tornò sulle sue guance, anche se svanì velocemente non appena assunse la maschera di serenità da Aes Sedai, Un mutamento nella brezza portò il suo odore a Perrin, sorpreso e compiaciuto, e turbato per essere compiaciuto.
«Grazie, Masuri Sedai» disse in tono formale Berelain, facendo un piccolo inchino sulla sella a cui Masuri rispose con un lieve movimento del capo. «Hai messo a riposo le nostre menti.» In effetti, l’odore della paura fra i soldati cominciava ad affievolirsi, anche se Perrin udì Gallenne borbottare sottovoce: «Avrebbe dovuto dire per prime le ultime parti.»
Le orecchie di Perrin colsero anche qualcos’altro attraverso il rumore di zoccoli dei cavalli e le sommesse risa di sollievo degli uomini. Il trillo di una cinciarella risuonò verso sud, oltre la soglia dell’udito di chiunque altro, seguito a breve dal richiamo ronzante di un passero mascherato. Risuonò un’altra cinciarella, più vicina, seguita di nuovo da un passero mascherato, e poi la stessa coppia lanciò un altro richiamo ancora più vicino. Potevano esserci cinciarelle e passeri mascherati nell’Altara, ma sapeva che questi uccelli portavano con sé gli archi lunghi dei Fiumi Gemelli. La cinciarella voleva dire che stavano arrivando degli uomini, non pochi e forse non amichevoli. Il passero mascherato, che alcuni in patria chiamavano ‘uccello ladro’ per la sua abitudine di rubare oggetti scintillanti, d’altro canto... Perrin fece passare un pollice lungo il filo della sua ascia, ma attese un altro paio di richiami, abbastanza vicini perché anche gli altri potessero udirli.
«Avete sentito?» disse, guardando verso sud come se avesse appena udito. «Le mie sentinelle hanno individuato Masema.» Questo fece scattare in alto le teste, in ascolto, e diversi uomini annuirono quando i richiami vennero ripetuti, ancora più vicini. «Sta venendo da questa parte.»
Borbottando maledizioni, Gallenne si gettò in testa l’elmo e montò a cavallo. Annoura raccolse le sue redini e Masuri cominciò ad arrancare verso il suo pezzato. I lancieri si agitarono sulle loro selle e presero a emanare odori di rabbia, ancora una volta con un tocco di paura. Le Guardie Alate vantavano un debito di sangue nei confronti di Masema – ai loro occhi – ma nessuno era impaziente di provare a esigerlo con solo cinquanta uomini, non quando Masema cavalcava sempre con cento al seguito.
«Non fuggirò da lui» annunciò Berelain. Guardò fisso verso sud con freddo cipiglio. «Lo aspetteremo qui.»
Gallenne aprì la bocca e la richiuse senza parlare – perlomeno a lei. Traendo un profondo respiro, cominciò a sbraitare ordini per disporre le sue Guardie. Non era una faccenda semplice. Per quanto gli alberi potessero essere distanziati, le foreste non erano il posto adatto per dei lancieri. Qualunque carica si sarebbe disgregata fin dall’inizio, e infilzare un uomo con una lancia era arduo quando quello poteva schivare dietro un tronco d’albero e sbucarti alle spalle. Gallenne cercò di metterli in formazione di fronte a Berelain, fra lei e gli uomini che si avvicinavano, ma lei gli rivolse uno sguardo tagliente e l’uomo da un occhio solo cambiò i suoi ordini, allineando i lancieri in un’unica fila storta, che si incurvava attorno agli alberi massicci ma centrata attorno a lei. Gallenne fece tornare un soldato di gran carriera verso l’accampamento, accucciato sulla sella con la lancia bassa come se stesse caricando, cavalcando più veloce che poteva malgrado la neve e il terreno. A ciò Berelain sollevò un sopracciglio, ma non disse nulla. Annoura cominciò a guidare la sua giumenta bruna verso Berelain, ma si fermò quando Masuri chiamò il suo nome. La Sorella Marrone aveva ripreso il suo pezzato ma era ancora in piedi nella neve con le Sapienti attorno a lei, che a paragone erano tanto alte da non farla quasi sembrare adulta. Annoura esitò finché Masuri non la convocò di nuovo, in tono più brusco, e poi Perrin credette di sentire Annoura emettere un pesante sospiro prima di cavalcare verso di loro e smontare. Qualunque cosa le donne aiel avessero da dire, con voci modulate in modo troppo flebile perché Perrin potesse sentire, raggnippate attorno ad Annoura con le teste reclinate vicino alla sua, alla Sorella tarabonese non piacque. Il suo volto rimase nascosto nel cappuccio, ma le sue sottili trecce dondolarono ancora più veloci mentre scuoteva il capo, e infine si allontanò all’improvviso e mise un piede nella staffa della sua sella. Masuri era rimasta lì in silenzio, lasciando parlare le Sapienti, ma ora mise una mano sulla manica di Annoura e disse qualcosa a bassa voce che fece incurvare le spalle ad Annoura e a cui le Sapienti annuirono. Tirando indietro il suo cappuccio, lasciandolo ricadere sulla schiena, Annoura attese che Masuri salisse sulla sua giumenta prima di montare sul proprio cavallo, e poi le due Sorelle tornarono assieme verso la fila di lancieri, ammassandosi accanto a Berelain con le Sapienti che si inserivano fra loro, dall’altro lato rispetto a Perrin. L’ampia bocca di Annoura era ripiegata all’ingiù in una malinconica curva, e si stava sfregando i pollici nervosamente.