Vista e udito, il mondo intorno, gli si riversarono addosso.
«...è follia» stava dicendo Grady in tono preoccupato. «Nessuno può maneggiare così tanto saidin da poterlo percepire da una tale distanza! Nessuno!»
«Nessuno può maneggiare nemmeno così tanto saidar» mormorò Marline. «Ma qualcuno lo sta facendo.»
«I Reietti?» La voce di Annoura tremava. «I Reietti, utilizzando qualche sa’angreal di cui non abbiamo mai sospettato l’esistenza. O... o il Tenebroso in persona.»
Erano tutti e tre voltati indietro verso nord e ovest e, anche se Marline sembrava più calma di Annoura o Grady, odorava altrettanto impaurita e preoccupata. Tranne per Elyas, gli altri stavano osservando quei tre con l’aria di uomini che stessero aspettando l’annuncio che una nuova Frattura del Mondo era cominciata. Il volto di Elyas era rassegnato. Un lupo avrebbe azzannato una frana che lo portava alla morte, ma sapeva che sarebbe giunta, presto o tardi, e non si poteva combattere la morte.
«E Rand» borbottò Perrin in modo confuso. Fu scosso da un tremito quando i colori tentarono di ritornare, ma li ricacciò indietro.
«Sono affari suoi. Se ne occuperà lui, di qualunque cosa si tratti.» Tutti lo stavano fissando, perfino Elyas. «Mi servono dei prigionieri, Sulin. Di certo devono mandare in giro squadre di caccia. Elyas dice che hanno delle sentinelle dislocate nel raggio di alcune miglia, piccoli gruppi. Puoi procurarmi dei prigionieri?»
«Ascoltami con attenzione» disse Annoura, le parole uscivano da lei come un fiume. Si sollevò dalla neve quanto bastava per allungare una mano oltre Marline e afferrare il mantello di Perrin. «Sta accadendo qualcosa, forse meraviglioso, forse terribile, ma in ogni caso importante, più di qualunque altra cosa nella storia scritta! Dobbiamo sapere di cosa si tratta! Grady può portarci li, abbastanza vicino da vedere. Io potrei portarci, se conoscessi i flussi. Dobbiamo sapere!»
Incontrando il suo sguardo, Perrin sollevò la mano e lei si bloccò a bocca aperta. Le Aes Sedai non si azzittivano mai così facilmente, tuttavia lei lo fece. «Ti ho detto di cosa si tratta. Il nostro compito è proprio laggiù di fronte a noi. Sulin?»
La testa di Sulin si voltò da lui alla Aes Sedai e a Marline. Infine scrollò le spalle. «Non apprenderai un granché perfino sottoponendoli a tortura. Accetteranno il dolore e ti rideranno in faccia. E il disonore sarà lento, sempre che questi Shaido possano essere ancora disonorati.»
«Qualunque cosa apprenda sarà più di quello che so ora» replicò lui. Il suo compito era di fronte a lui. Un rompicapo da risolvere, Faile da liberare e gli Shaido da distruggere. Era tutto ciò che aveva importanza al mondo.
9
Trappole
«E si è lamentata ancora che le altre Sapienti sono timide» terminò Faile nel suo miglior tono sottomesso, spostando l’alto canestro che teneva in equilibrio su una spalla, appoggiando il peso da un piede all’altro nella neve fangosa. Il canestro non era pesante, anche se era pieno di bucato sporco, e la lana della sua veste bianca era spessa e calda, con due sottovesti al di sotto, ma i suoi soffici stivali di cuoio, anch’essi candeggiati, le offrivano poca protezione dalla fredda poltiglia.
«Mi è stato detto di riferire con esattezza quello che la Sapiente Sevanna diceva» si affrettò ad aggiungere. Someryn era una delle ‘altre’ Sapienti, e la sua bocca si era piegata all’mgiù alla parola ‘timide’. Tenendo gli occhi bassi, quello era tutto ciò che Faile riusciva a vedere del volto di Someryn. I gai’shain erano costretti a mantenere un comportamento umile, specialmente quelli che non erano Aiel, e per quanto lei cercasse di guardare verso l’alto attraverso le proprie ciglia per scorgere l’espressione di Someryn, l’altra donna era più alta di molti uomini, perfino Aiel, una gigantessa dai capelli biondi che torreggiava sopra di lei. La maggior parte di ciò che poteva vedere era il suo seno spropositato, una carnosa fenditura scurita dal sole esposta da una blusa slacciata fino a metà del petto e coperta per la maggior parte da un’enorme collezione di lunghe collane, gocce di fuoco e smeraldi, rubini e opali, tripli fili di grosse perle e catene d’oro dal disegno intricato. Parecchie delle Sapienti parevano disprezzare Sevanna, che faceva da portavoce finché non ci sarebbe stata la possibilità di scegliere un nuovo capoclan Shaido – un evento che con tutta probabilità non si sarebbe presentato a breve – e cercavano di minare la sua autorità quando non erano impegnate a litigare fra loro o a formare gruppetti, ma molte condividevano la sua passione per i gioielli degli abitanti delle terre bagnate, e alcune avevano perfino cominciato a indossare anelli sulle dita come Sevanna. Sulla sua mano destra Someryn portava una grande opale bianca che guizzava riflessi rossi ogni volta che si aggiustava lo scialle, e sulla sinistra un lungo zaffiro blu circondato da rubini. Non si era abituata a indossare abiti di seta, però. La sua blusa era di semplice algode bianco, proveniente dal Deserto, e la gonna e lo scialle erano di spessa lana scura quanto la sciarpa ripiegata che tratteneva lontano dal viso i suoi capelli biondi lunghi fino in vita. Il freddo non pareva causarle il minimo disagio.
Le due donne erano in piedi appena oltre quello che Faile riteneva essere il confine fra l’accampamento degli Shaido e il campo dei gai’shain – il campo dei prigionieri – anche se non c’erano in effetti due accampamenti. Alcuni gai’shain dormivano fra gli Shaido, ma gli altri venivano tenuti al centro del campo a meno che non fossero impegnati nei compiti loro assegnati, bestiame tenuto lontano dalla lusinga della libertà da un recinto costituito da una muraglia umana di Shaido. La maggior parte degli uomini e delle donne che incrociavano indossava vesti da gai’shain, anche se poche erano finemente intrecciate come le sue. Con così tante persone da vestire, gli Shaido raccoglievano qualunque genere di stoffa bianca che riuscivano a trovare. Alcuni erano abbigliati in strati di lino grezzo o tela o vesti fatte di ruvido tessuto di tenda, e molti degli abiti erano macchiati di fango o fuliggine. Solo di rado uno dei gai’shain mostrava l’altezza e gli occhi pallidi propri degli Aiel. La vasta maggioranza era costituita da Amadiciani dai volti rubicondi, Altarani dalla carnagione olivastra e pallidi Cairhienesi assieme a viaggiatori o mercanti occasionali da Illian, Tarabon o altre zone che si erano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. I Cairhienesi erano quelli che venivano trattenuti più a lungo e i più rassegnati alla situazione a parte la manciata di Aiel in bianco, ma tutti tenevano gli occhi bassi e andavano in giro a svolgere i loro compiti quanto più rapidamente la calpestata poltiglia di neve e fango consentiva loro. Ci si aspettava che i gai’shain mostrassero umiltà, obbedienza, e desiderio di accettare entrambe. Qualunque altro atteggiamento procurava dolorosi promemoria.
Anche a Faile sarebbe proprio piaciuto affrettarsi. I piedi gelati erano solo un minimo motivo, e l’entusiasmo di fare il bucato di Sevanna lo era ancora meno. Troppi occhi potevano vederla lì all’aperto con Someryn e, perfino col suo profondo cappuccio a celarle il viso, l’ampia cintura a maglie di luccicanti anelli dorati attorno alla sua vita e uno stretto collare dello stesso tipo la contrassegnavano come uno dei servitori di Sevanna. Nessuno li chiamava a quel modo – agli occhi degli Aiel, essere un servitore era umiliante – ma in sostanza era quello il loro ruolo, perlomeno degli abitanti delle terre bagnate, per di più non pagati e con meno diritti e libertà di qualunque servitore Faile avesse mai conosciuto. Presto o tardi Sevanna sarebbe venuta a sapere che le Sapienti trattenevano i suoi gai’shain per interrogarli. Sevanna aveva ben oltre un centinaio di servitori e continuava ad aggiungerne altri, e Faile era certa che tutti loro, fino all’ultimo, stessero ripetendo ogni parola pronunciata da Sevanna alle Sapienti.