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Si fermò ad una certa distanza dall'esercito, e dal suo ventre incominciò a cadere quella che di laggiù pareva una polvere sottile. Continuò per un bel pezzo. A tratti si poteva udire il formidabile, inquietante muggito, simile al suono di una sirena da nebbia, prodotto dalle sue valvole nello scaricare l'eccesso d'idrogeno. Anche così, mentre la polvere continuava a cadere egli andò gradualmente guadagnando quota.

Quand'ebbe terminato riprese verso est, e allontanatosi di qualche chilometro scaricò un diluvio d'acqua di zavorra che si gelò in nevischio prima di giungere al suolo.

Il carico si rivelò legna da ardere. Giaceva sparpagliata su tutta la zona che Cirocco aveva scelto per insediarvi il campo, tagliata già a misura per adattarsi ai bruciatori che sarebbero stati installati nelle tende. Era asciutta, e una volta accesa si scoprì che quasi non faceva fumo.

Cirocco ordinò agli ufficiali di spargere fra le truppe la voce che quella legna era un regalo dei titanidi d'Iperione. La già alta opinione di cui i titanidi ampiamente godevano fra i veterani della giungla salì senza sforzo di un altro gradino allorché le truppe affamate si gettarono voracemente a sbafare i loro pasti fumanti, e quando le schiere assonnate gioiosamente s'infilarono fra le coltri nel confortevole abbraccio delle tende riscaldate.

Fu durante il loro secondo accampamento in Oceano, che Gaby tornò a visitare Cirocco.

Cirocco si trovava dentro la sua tenda. S'era messa comoda, allungando i piedi verso il fuoco sistemato dentro un recipiente simile ad un grosso fusto da olio. Nella tenda c'era una branda. E lei pensava che magari avrebbe potuto anche concedersi un sonnellino. Quant'era che non dormiva? Dai tempi di Crono, più o meno. Il fatto è che difficilmente gliene capitava l'occasione.

Però sentiva di averne bisogno. Quindi si stiracchiò a dovere, sbadigliò, chiuse gli occhi… e Gaby si materializzò oltre il lembo d'ingresso della tenda. Cirocco ne avvertì la presenza, e si tirò su a sedere. Non ebbe neppure il tempo di riflettere. Gaby la prese per mano, traendola con decisione verso l'uscita.

— Andiamo — le disse. — Debbo mostrarti qualcosa d'importante.

Sortirono assieme, immergendosi in un turbinìo di neve.

Non si poteva chiamarla una bufera. Non era nemmeno una vera tormenta. Ma a dieci gradi sotto zero, risulta sgradevole anche la brezza più lieve. Le due sentinelle di guardia fuori della tenda erano sveglie e attente, volgevano le spalle al loro falò in modo da non esserne abbagliate… eppure non videro Gaby né Cirocco. Il loro sguardo le attraversò senza soffermarsi.

Il che, pensò Cirocco, era abbastanza naturale, trattandosi di un sogno.

Arrancarono nella neve avvicinandosi a un'altra tenda, e Gaby condusse Cirocco al suo interno. C'erano due brandine, entrambe occupate. In una era coricata Robin, addormentata. Conal si mise a sedere sull'altra, stropicciandosi gli occhi.

— Capitano? Ma chi…

A quanto pareva, Conal riusciva a vedere Gaby senza alcuna difficoltà. Evidentemente anche lui stava sognando.

— Chi è? — domandò.

— Sono Gaby Plauget — disse Gaby.

A quel punto Cirocco non poté fare a meno di ammirare la reazione di Conal. Egli rimase un po' lì a fissare Gaby, senza fiatare, chiaramente intento a conciliare la realtà con le infinite storie che aveva sentito narrare da quando era su Gea. L'idea di avere accanto uno spettro non sembrava turbarlo granché. Infine annuì.

— Sarebbe lei la tua spia… vero, Capitano?

— Proprio vero, Conal. Ottima definizione.

— Me l'immaginavo che non poteva essere nessun altro. — Fece l'atto di alzarsi in piedi, trasalì, poi ruotò le gambe di lato in modo da potersi tirar su con la stampella.

Con quella caviglia rotta avrebbero dovuto rispedirlo in città, e lui s'era preparato a metter su un bordello del diavolo se qualcuno si fosse azzardato a proporre una cosa del genere. Ma non ce n'era stato bisogno. A Cirocco, invalido o no, lui serviva in Iperione. E siccome a scarrozzarlo ci pensava Rocky, non si trattava poi di un gran problema.

Comunque era stata davvero una brutta frattura. A parere dei guaritori titanidi, Conal avrebbe continuato a zoppicare per molto tempo. Forse per tutta la vita.

Gaby gli s'inginocchiò davanti. Aprì, senza sforzo apparente, la voluminosa ingessatura, imponendo quindi le mani sulla caviglia nuda. Strinse forte per un mezzo secondo. Conal boccheggiò, poi fece una faccia sorpresa. Si levò in piedi, e con la massima disinvoltura portò il peso del corpo a gravare sul piede infortunato.

— Miracoli, due per un diecino — disse Gaby.

— Bisognerà che prima o poi paghi il mio debito — commentò Conal. — Ma ringraziarti… — E scoppiò a ridere.

— Cosa c'è?

— Be', ringraziarti mi sembra davvero un po'… — Si strinse nelle spalle, mentre la bocca gli si contraeva in un sorriso sciocco. Aveva un'aria indecisa. — Qual è il secondo miracolo?

— Vedrete. Prendetemi per mano, ragazzi.

L'esperienza del volo parve scombussolare Conal molto più degli spettri e delle magiche guarigioni. Cirocco lo sentiva battere i denti.

— Dài, coraggio, Conal — cercò di rincuorarlo Gaby. — Dopo quel giochetto che hai fatto col Luftmörder, questa per te dovrebb'essere una passeggiatina da nulla, no?

Conal non rispose. Cirocco si limitò a sopportare pazientemente. Certo, non le piaceva affatto doversi trovare in situazioni che sfuggivano al suo controllo, ma durante quei sogni la cosa non sembrava avere mai troppa importanza.

Poi comprese di aver fatto i conti senza l'oste. Quando si rese conto di dov'erano diretti, desiderò ardentemente poter tornare indietro.

— Finora hai avuto fiducia, in me — le disse Gaby in tono gentile. — Cerca di fidarti ancora un po'. Non c'è proprio nulla di cui tu debba aver paura.

— Sì, lo so, però…

— Però non hai potuto fare a meno di provare un timore irrazionale tutte le volte che ti sei trovata a traversare Oceano, e ti sei sempre guardata bene dallo spingerti a meno di cento chilometri dal cavo centrale. Oceano è il nemico, questo continua a ripeterti la tua mente. Oceano è il Male. Be', son vent'anni, ormai, che hai capito che è Gea, ad essere malvagia. Quindi cosa c'entra Oceano?

— …Non lo so. Molte volte son partita per andare a guardare quel bastardo dritto in faccia… e continuo a vedermi davanti il Ringmaster fatto a brandelli dai suoi tentacoli…

— E a sentirti nelle orecchie quella storia assurda che ci propinò Gea su nel mozzo… — Gaby fece una pausa, poi riprese a parlare imitando la voce di una bambina petulante — …di' come la povera, incompresa Gea, nulla lasciò intentato, onestamente, e desiderava solo essere amica dell'umanità, ed accoglierci a braccia aperte… ma purtroppo quel folle, traditore, ribelle, bastardo d'un Oceano si mise di mezzo e… oh, voi tapini, qual terribile esperienza v'incolse, ma non per colpa mia, capite, fu Oceano, un tempo lontano parte anch'egli, sì, del mio titanico cervello, ma ormai semidio egli stesso, ahimè, e proprio nessun controllo m'è rimasto, sul quel vile farabutto…

Tacque, Gaby; e Cirocco riconobbe il sapore di dubbi che tante volte l'avevano assalita.

— Non sono certo così sciocca da non averci pensato anche da me — replicò. — Ma resta il fatto che non me la sono davvero mai sentita.

— Spione c'entra parecchio, in questo tuo blocco — continuò Gaby. — Anche dopo che te ne sei liberata, ti ha lasciato in testa un po' della sua immondizia.