Sia Robin che Nova avevano deciso di unirsi a lei. Non cercò di dissuaderle, né chiese loro i motivi di quella scelta. La seguirono attraverso la giungla e poi su per la collina, fino alla caverna.
Era sorprendente vedere con quanta rapidità avesse recuperato l'abitudine al comando. Basandosi su quella che non le era parso di poter definire una propensione naturale, e in un'epoca in cui esistevano ancora pochi modelli femminili cui rifarsi, tantissimi anni prima aveva lavorato accanitamente, per apprendere come si faceva a comandare. Aveva parlato con un numero sterminato di vecchi capitani di marina, alcuni dei quali avevano comandato navi addirittura al tempo della Prima Guerra Nucleare. Poi erano venuti i capitani spaziali, e tradizioni del tutto nuove, nuovi modi di affrontare le cose… Il passato, però, non era interamente morto. La gente continuava più o meno a rimanere uguale a se stessa. Magari un po' più disposta a lasciarsi comandare da una donna di quanto non fosse stata nel 1944, ma i problemi ìnsiti nella necessità di assicurarsi l'automatica obbedienza e meritarsi il rispetto che avrebbero dato linfa a un forte, unito e leale equipaggio, erano in gran parte gli stessi di sempre.
C'erano migliaia di cose che si potevano imparare, infiniti sistemi che si potevano adottare per raggiungere quell'incerta posizione dalla quale diveniva possibile convincere uomini e donne a obbedire ai propri ordini. La NASA aveva patrocinato corsi di addestramento al comando, e Cirocco li aveva frequentati tutti. S'era anche indotta a leggere autobiografie di grandi condottieri e uomini di stato.
Sapeva, dentro di sé, di non possedere attitudine al comando. La sua era tutta e solo una facciata, ma a tenerla in piedi ventiquattr'ore al giorno, nessuno se ne sarebbe accorto.
La sua prima missione di comando le era sfuggita di mano. Dopo il naufragio su Gea, non era più stata capace di ricomporre i superstiti in un gruppo organizzato. Ognuno se n'era andato per la sua strada, a parte Gaby e Bill, e per molti anni, dopo quell'esperienza, una profonda sensazione di fallimento aveva continuato a gravarle sull'animo.
La NASA si era allarmata, quando solo due dei sette membri dell'equipaggio del Ringmaster s'erano fatti convincere a tornare sulla Tefra, ed era andata su tutte le furie allorché aveva saputo che tra i cinque disertori c'era anche il Capitano. Ma la NASA era un organismo civile, e capitan Cirocco, dopo avere adempiuto quello che riteneva fosse il proprio dovere, raccontando tutto quanto conosceva sull'accaduto e sulle cause del medesimo, si era sentita pienamente autorizzata a rassegnare le dimissioni dall'incarico in un luogo di sua scelta.
La NASA, per quanto desiderasse farlo, non foss'altro che in absentia, non poteva sottoporla a corte marziale. Aveva pertanto adottato gli equivalenti provvedimenti civili, mettendo su una dozzina di commissioni d'inchiesta.
Cirocco aveva avuto quasi un secolo per pensarci. Durante tutto quel tempo aveva dedicato lunghe riflessioni alle problematiche legate all'arte del comando. Era giunta alla conclusione che esistono differenti generi di capi. Alcuni sono buoni, altri cattivi. E probabile che esistano capi del tutto esenti dai dubbi che avevano assillato lei, individui assolutamente sicuri di sé e di ogni loro scelta. Ci sono capi egocentrici, monomaniaci, megalomani, gente come Attila, Alessandro, Carlomagno, Mussolini, Patton, Suslov, uomini ossessionati, uomini incapaci di dominare le proprie pulsioni, spesso psicotici o paranoici.
Persone del genere possono anch'essere buoni condottieri d'uomini, ma Cirocco era dell'opinione che, tutto sommato, il mondo diviene un posto decisamente peggiore, quando gente come quella si mette in testa di conformarlo alle proprie idee.
Da decenni, ormai, Cirocco era stata sollevata da quel genere di responsabilità. E si sentiva assai più soddisfatta, quando nessuno dipendeva da lei e lei non doveva dipendere da nessuno. Nel corso degli ultimi vent'anni, la sua unica responsabilità era consistita nel mantenersi viva, quasi a ogni costo. Adesso, forse, le cose stavano cambiando.
Era bello, però, in caso di necessità, scoprire quanto rapidamente le riusciva di cambiare marcia.
Chris li raggiunse proprio mentre arrivavano alla grotta.
Era alta, larga, profonda: un luogo perfetto per conservarvi parte dell'arsenale di Cirocco. Essa pareva indifesa e aperta a tutti, ma in realtà disponeva di guardiani così ben nascosti che un intruso avrebbe potuto camminarvi sopra senza neppure accorgersene. Cirocco aveva portato quelle creature da Rea, ove un tempo esse avevano custodito un antico idolo, e aveva trovato il modo di riprogrammare i loro semplici cervelli per adeguarli alle proprie necessità. Esse non facevano alcun caso ai titanidi, ma qualunque umano non accompagnato da Chris o Cirocco sarebbe morto ancor prima di mettere piede nella caverna.
Dentro attendevano gli aerei. Ce n'erano sei, ma tre di loro erano stati via via parzialmente smontati per fornire parti di ricambio agli altri tre. Vent'anni prima, quando Cirocco li aveva acquistati e se li era fatti trasportare su Gea, quelli erano apparecchi all'avanguardia. La tecnica non aveva fatto grandi progressi, in tredici anni, ristagnando poi del tutto dall'inizio della guerra. Erano velivoli magnifici, straordinari, che con i goffi dinosauri su cui Cirocco s'era addestrata in gioventù avevano lo stesso rapporto esistente fra un jet supersonico e il trabiccolo dei fratelli Wright… pur se la differenza non sarebbe apparsa così evidente, a un osservatore inesperto.
Cirocco incominciò la sua ispezione.
— Chris, quand'è stata l'ultima volta che li hai provati?
— Circa mezzo chiloriv fa, Capitano, come previsto dal tuo calendario. Non ho avuto problemi con il Due e il Quattro, ma tra breve l'Otto avrà bisogno di una riguardatina.
— Non importa. Non ci servirà. Robin, Nova, siete capaci di pilotare?
— Pilotare un aereo? — chiese Robin. — Temo proprio di no, Capitano.
— Non c'è bisogno di esagerare, con questo "Capitano".
— Io… quand'eravamo… ho gui-guidato… un…
— Parla chiaro, ragazza. Non ti picchierò più, te lo prometto.
— Sì, ho fatto un po' di volo a vela — spiegò Nova a mezza voce. — Avevamo degli alianti, e scendevamo lungo l'asse, e…
— Ne ho sentito parlare — tagliò corto Cirocco. Ci rifletté qualche istante, continuando a passare in rivista il Libellula Due, che era il più piccolo degli aerei utilizzabili e l'unico a essere già piazzato sulla catapulta. — Sempre meglio che niente. Conal, tu guiderai questo, e Nova verrà con te. Falle prendere dimestichezza con le manovre fondamentali, se ti avanza un po' di tempo. Sali subito a bordo, metti in moto e inizia i controlli. Chris, prepara cinque unità di sopravvivenza. Equipaggiamento base, razioni supplementari, armi leggere, fucili, vestiario. Qualunque altra cosa utile che ti venga in mente e non pesi troppo.
— Tute antiproiettile?
Cirocco esitò, fece per dire qualcosa, poi diede ascolto alla voce del suo istinto.
— Sì. Nova può indossarne una delle mie. Trova per Robin la misura più piccola che puoi, e…
— Ho capito — disse Chris. La osservava con attenzione, a palpebre socchiuse. — Che facciamo coi cannoncini? Vuoi che li carichi?
Cirocco ridiede un'occhiata d'insieme al Due, che portava pezzi di grosso calibro incastonati nelle ali trasparenti.
— Sì. Preferisco di sì. Robin, dagli una mano.
Andò a prendere due cassette di munizioni per i cannoncini alari e predispose al tiro le due armi, ascoltando intanto Conal che eseguiva prove di ricetrasmissione con i titanidi. Mentre Chris e Robin caricavano l'equipaggiamento nello spazio dietro i sedili, richiuse con un colpo secco le calotte di protezione.
— State lontani! — avvertì Conal, e sparò una salva di prova da entrambe le armi. I colpi rimbombarono pesantemente nelle viscere della caverna.