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Cirocco la fissò con aria contrita.

— È ciò di cui non t'ho voluto parlare alla fontana. Ma ormai le cose sono andate un po' troppo avanti perché sia il caso di mantener segreti. È un pezzo della mente di Gea. È qualcosa che Rocky mi ha tolto da dentro la testa più o meno cinque anni fa. In parole povere, è il mio Demone personale.

Robin osservò. La cosa si stava srotolando.

Assomigliava a un serpente con due gambe. Quando si eresse rimase in equilibrio su di esse utilizzando la coda come terzo punto di appoggio. Le gambe, in realtà, parevano piuttosto due braccia, con tanto di mani provviste di minuscoli artigli. Il collo era sui due centimetri e mezzo, la coda intorno ai sette, con la punta ottusa. Aveva due occhi tondi da lucertola, e una bocca sorprendentemente espressiva.

Robin si sporse in avanti per vedere meglio. Aveva l'impressione che la cosa stesse gridando. Riusciva quasi a distinguere le parole. Possibile che parlasse inglese?

— Ce l'ha un nome, 'sto affare?

Cirocco si schiarì la gola, e Robin le lanciò un'occhiata interrogativa.

— In effetti — rispose Cirocco con una contrazione delle labbra — se guardi da vicino, vedrai che è maschio…

Robin guardò. Grande Madre salvaci, era maschio davvero.

— Lui afferma di non avercelo, un nome — proseguì Cirocco. — Io, quando voglio chiamarlo in un modo che non sia "ehi tu, vescica bavosa" o roba del genere, lo chiamo Spione. — Cirocco si strofinò vigorosamente con un dito il labbro superiore, si schiarì di nuovo la gola, e insomma palesò, attraverso tutta una serie di sintomi, un nervosismo che Robin avrebbe ritenuto estraneo alla sua natura. Non si finisce mai d'imparare, pensò Robin.

— Vedi… — continuò Cirocco — …dalla posizione in cui era quando Rocky l'ha trovato… be', si potrebbe dire che in un certo senso… stava fottendo con la mia mente da una novantina d'anni.

Gea non avrebbe avuto alcun motivo plausibile di farlo maschio, visto che era destinato a trascorrere i suoi giorni dentro la testa di Cirocco. Quindi il suo sesso era da interpretarsi come uno dei contorti scherzi della dea, e avrebbe costituito una particolare e cocente umiliazione per Cirocco se l'intruso fosse stato scoperto.

Cirocco aprì il vasetto svitandone il coperchio e lo appoggiò sul ripiano sovrastante il monitor, che lei chiamava cruscotto. Con un saltello Spione andò ad appollaiarsi sul bordo del recipiente, si guardò attorno vagamente, e sbadigliò. Utilizzò una delle sue zampette artigliate per grattarsi come un cane, poi la rimise giù e rimase lì aggrappato simile a un minuscolo avvoltoio, con la testa quasi nascosta fra le spalle.

— Mi farei volentieri un goccetto — dichiarò. Robin riconobbe la voce.

— Oh, sto parlando a te, muso di troia — insisté.

Cirocco allungò una mano e gli diede un buffetto deciso col dito. Il demone andò a sbattere violentemente contro il parabrezza e ricadde sul cruscotto sbraitando. Cirocco tese di nuovo la mano e gli schiacciò la testa sotto il pollice. Robin sentì che qualcosa cedeva con uno scricchiolìo rovinoso. Grande Madre, pensò. L'ha ammazzato.

— Dolente — disse Cirocco. — Ma è il solo modo di fargli intendere ragione.

— Non vorrai mica scusarti con me?! — protestò Robin con voce stridula. — Per me puoi scorticarlo vivo e darlo in pasto ai vermi! Mi sorprende semmai che tu l'abbia tenuto cinque anni per ammazzarlo proprio adesso.

— Macché, sta benissimo. Non so nemmeno se sia possibile ucciderlo. — Alzò il pollice, e Spione con una giravolta si rimise in piedi. Aveva la testa deformata e gli gocciolava sangue da un occhio. Mentre Robin lo guardava, la sua testa riassunse la forma precedente, come fosse fatta di qualche straordinaria materia plastica.

— A chi mi devo rivolgere per avere un goccio in questo buco puzzolente? — Con un balzo ritornò ad appollaiarsi sul bordo del barattolo.

Cirocco frugò nello zaino e ne tirò fuori una borraccia di metallo foderata in cuoio. Tolse il tappo, prese un contagocce, lo infilò nel collo della fiasca e risucchiò una piccola quantità di un liquido trasparente. Spione saltellava impaziente da un piede all'altro, con la testa arrovesciata all'indietro e le fauci spalancate. Tenendogli il contagocce sopra la bocca, Cirocco ci fece cascar dentro una bella gocciolona. Spione l'inghiottì voracemente, e subito riaprì la bocca.

— Per ora basta — disse Cirocco. — Se fai il bravo, te ne darò ancora.

— Che roba è? — chiese Robin. Spione roteò gli occhi nella sua direzione.

— Alcool etilico. A Spione piace liscio. — Sospirò. — È un alcolizzato, Robin. Praticamente non si nutre d'altro, a parte un pochino di sangue una volta al giorno.

Spione accennò a Robin con uno scatto della testa.

— Chi sarebbe 'sta troietta? Cirocco gli appioppò un'altra ditata

in pieno muso, e Spione diede un bercio, poi lesto chiuse il becco. — Forse… — cominciò Robin, ma ci ripensò.

— Continua — disse Cirocco.

— Be', forse era lui che ti causava il tuo… problema.

— Non c'è bisogno di usare perifrasi, Robin. Forse era lui che mi rendeva un'ubriacona, vero? — Sospirò, e scosse la testa. — Per parecchio tempo mi sono sforzata di crederci anch'io. Ma sapevo benissimo che si trattava solo di un tentativo di trovare altrove la giustificazione a una debolezza che era solo mia. Sono stata io, semmai, la causa del suo problema. Se n'è rimasto accovacciato così a lungo sopra un cervello alcolizzato, che il vizio l'ha preso anche lui. — Raddrizzò le spalle e poi si chinò un poco in avanti, fissando il demone.

— Spione — disse — adesso faremo un gioco.

— I giochi mi fanno schifo.

— Questo ti piacerà. Gea ha fatto una cosa orribile.

Spione ridacchiò. — Io lo sapevo che stava per succedere qualcosa di bello…

— Però non hai pensato di avvertirmi, vero? Be', forse la prossima volta ci penserai. Il fatto è, fetido sifiloma pestilenziale, che qualcuno ha rapito un bambino. Dietro c'è la mano di Gea com'è vero che le mosche vanno alla merda, e tu mi dirai dov'è il bambino.

— Perché non mi lecchi il culo?

Robin trasalì quando Chris comparve all'improvviso tra di loro e acchiappò nel suo grande pugno la ripugnante creaturina. Rimaneva visibile soltanto la testa, coi due occhi che roteavano furiosamente.

— Dallo a me, Capitano — propose Chris a voce bassa. — È un'ora che ci rifletto, e può darsi che mi siano venuti in mente un paio di trucchetti ai quali tu non hai ancora pensato.

— Fermo un attimo, fermo un attimo! — strillò Spione. — Lo sai che lavoro meglio se non mi fai male, lo sai, lo sai!

— Aspetta, Chris — disse Cirocco. Gli occhietti minuscoli facevano la spola fra Chris e Cirocco. Spione inghiottì convulsamente, quindi parlò in tono untuoso.

— Che me ne fotte cos'ha introgolato Gea? Per un paio di goccetti potrei anche farcela a darvi una mano.

— Quattro gocce sono la mia offerta.

— Ora sii buona — piagnucolò. — E ragionevole. Non puoi negare che funziono meglio quando ce n'ho un poco in corpo.

Cirocco parve rifletterci.

— D'accordo. Ma prima lascia che ti spieghi il gioco. Mettilo giù, Chris. — Spione tornò libero e Cirocco accese un fiammifero, avvicinandolo a una trentina di centimetri dal demone.

— Adesso ti darò subito due gocce. Tu poi mi dovrai dire dov'è il bambino. Voleremo fino a lì, e quando saremo arrivati, se avrai avuto ragione ti darò ancora tre gocce. Se invece avrai sbagliato, ti legherò uno di questi fiammiferi sulla schiena e l'accenderò. Ci mettono una ventina di secondi a bruciare. Dopo farai un altro tentativo. Se sbaglierai ancora, ti prenderai un altro fiammifero. Ne ho portati… — diede un'occhiata dentro lo zaino — …mah, saranno un cinquanta più o meno. Quindi è un gioco che può andare avanti per tanto, tanto tempo. Oppure finire molto presto.