— Rimanda in su i lembi — le giunse dal basso la voce di Cirocco. — Così faranno prima a rimarginarsi.
Nova obbedì, e il buio l'avvolse.
— Adesso devi solo scendere. Se vedi qualcosa di strano, non ti preoccupare. Qui dentro non c'è nulla di pericoloso.
La discesa durò a lungo. Inizialmente l'oscurità parve assoluta, a Nova, poi gli occhi le si abituarono, e riacquisì una leggera capacità visiva.
Aggrapparsi con le dita era assai più facile che far presa con gli stivali, però risultava anche piuttosto faticoso. Di tanto in tanto i suoi piedi incontravano qualche cavo un po' più largo sul quale appoggiarsi, ma in genere c'era solo quella rete sottile. Se non fosse stato per la ridotta gravità, forse non ce l'avrebbe fatta.
Trascorsi dieci minuti scorse una luce sotto di sé. Si fermò, e vide Cirocco estrarre dallo zaino un piccolo globo luminoso di colore arancio. Lo porse a Nova, e un altro se lo fissò al polso. Era una qualche forma di bioluminescenza, e bastava a rischiarare le immediate vicinanze.
All'inizio andò meglio. Almeno poteva vedere dove mettere le mani e i piedi. Ma dopo un poco, imprevedibilmente, incominciò ad avvertire più forte l'oppressione claustrofobica che già un poco la solleticava. Le pareva di sperimentare uno di quegl'incubi in cui le pareti si richiudono addosso al malcapitato sognatore, solo che qui era tutto reale. Le pareti, qui, s'incurvavano davvero.
Poi le venne di pensare sul serio a quello che stava facendo. Le cose che afferrava e alle quali si aggrappava non erano cavi, non erano reti; erano i muscoli vivi di un essere gigantesco. Poteva sentirne le contrazioni, quando ci faceva forza. Risultavano asciutti al tatto, sempresialodata la Grande Madre con tutti i suoi piccoli dèmoni, ma rimaneva comunque una cosa raccapricciante.
Superarono diversi passaggi laterali. Alcuni non erano più larghi del suo braccio, ma altri, non molti, apparivano abbastanza ampi da poterci camminare dentro. Giù in fondo ai più grandi s'intravvedeva un luccichio di occhi.
— Cherubini — spiegò Cirocco dopo il primo avvistamento. — Stanno agli Angeli come a noi le scimmie. Fanno il nido negli aerostati più grandi.
Altri abitanti ospitava il leviatano dei cieli. Creaturine similtopi continuavano a sgusciar loro fra i piedi, e una volta Cirocco sostò mentre qualcosa di più grande le si toglieva precipitosamente dinnanzi. Nova neanche lo vide, e ne fece volentieri a meno.
— Sei sicura che non gl'importa di noi qui dentro? — domandò ad un certo punto.
— Più siamo e più ci divertiamo — sentenziò Cirocco. — Se non ci avesse voluto, a quest'ora ce ne saremmo già accorte. Non dovrebbe far altro che sigillare il passaggio e riempirlo d'idrogeno. Comunque non ti preoccupare. Gli aerostati possiedono un loro personale ecosistema interno. Esistono almeno un centinaio di specie animali diverse che non potrebbero vivere altrove. E oltre a quelle, gli aerostati prendono continuamente a bordo viaggiatori di passaggio.
Incrociarono infine un condotto notevolmente più ampio, e Cirocco vi entrò. Aveva un diametro di circa venti metri, e sembrava estendersi all'infinito in entrambe le direzioni.
— Central Park — annunziò Cirocco. E in effetti si vedevano organismi similalberi, esangui e scheletrici, promanare dalle pareti. Non gradivano la luce, e se ne ritraevano. Cirocco s'incamminò senza esitazioni. — Andiamo. È solo un miglio, più o meno.
Bizzarra, quella passeggiata di un miglio. Si trovavano sulla sommità di una sacca, e l'imbracatura a rete s'intrecciava molto più spessa, quasi solida, sotto i loro piedi. E procedevano a balzi. Pareva d'incedere sopra un mare di cuscini.
Dopo un bel pezzo il corridoio si allargò, illuminandosi. Giunsero in un grande ambiente informe. Il pavimento declinava a mutarsi in una membrana trasparente, interamente percorsa da una trama incrociata di cavi sottilissimi e prominente per via della pressione interna. Come in qualunque altra zona dell'aerostato, anche lì faceva fresco.
— Salone B-24 — disse Cirocco, e si mise a scrutare le cataste di tessuti colorati che s'ammucchiavano in giro. Nova avanzò fin quasi alla finestra gigantesca. Capiva di trovarsi nel muso della creatura, in posizione leggermente decentrata verso il lato inferiore. Di lì si godeva la visuale che avrebbe avuto l'addetto allo sgancio in un antico bombardiere, ed era qualcosa di grandioso. Lontano, laggiù, la terra sfilava in un lento e maestoso fluire che durava da sessantamila anni.
Urtò con lo stivale qualcosa di solido in una pila di stoffe. Abbassò lo sguardo, e rimase senza fiato. Era un piede umano: scuro, avvizzito, attaccato ad una gamba macilenta. Le dita si agitavano. Poi rialzò gli occhi e vide il volto di un uomo vecchio, molto vecchio, completamente calvo, marrone come mogano, robusti denti bianchi in un sorriso compiaciuto.
— Mi chiamo Calvin, cara — disse il vecchio. — E tu sei la cosa più graziosa che abbia visto da un bel pezzo in qua.
Di quel Calvin non le riuscì mai di vedere granché. Se ne andava in giro trafficando di continuo, ma era sempre talmente infagottato in matasse di tessuto che soltanto il capo gli rimaneva scoperto.
— Problemi veri ce n'è solo uno, con questa vita — dichiarò a un certo punto. — L'unico problema vero è starsene un po' al calduccio. Il vecchio Finefischio, a lui gli piace andare dove c'è freddo. Allora, Rocky, che fa di bello Agosto?
Cirocco gli spiegò che Agosto era morta ormai da tanto, tanto tempo. Nova lo osservò, e non avrebbe saputo dire se il vecchio avesse capito davvero. Lui andò avanti a chiedere di altri, anch'essi tutti morti. E ogni volta scoteva il capo con aria mesta. Solo in una circostanza Cirocco parve turbata, e fu quando lui le chiese di Gaby.
— Lei… lei sta bene, Calvin. Sta veramente bene.
— Questa sì ch'è una bella notizia.
Il che sonava proprio una stupidaggine, in base a quello che Nova sapeva sul conto di Gaby.
Infine si rese conto che Calvin era vecchio quasi quanto Cirocco. E i suoi anni li dimostrava tutti. Ciononostante sembrava abbastanza sveglio di mente, e in discreta forma fisica, e sereno. L'unico suo vero sintomo di senilità, in fondo, era quella manìa di chiedere notizie su persone defunte.
Incespicando attraverso il gelido antro andò a rovistare dentro certi canestri di paglia, e ne tirò fuori scodelle di legno, coltelli d'osso e un tagliere. Cirocco sedette accanto a Nova e le parlò sottovoce.
— Non devi credere che sia pazzo. Solo che non afferra il concetto della morte, e credo che non abbia alcun senso del tempo. Sono novantacinque anni che vive quassù, ed è l'uomo più felice che abbia mai conosciuto.
— Ecco qua! — chiocciò Calvin soddisfatto, e recando un grande recipiente di legno tornò al ripiano vicino a cui Cirocco e Nova sedevano a gambe incrociate, e sul quale egli aveva già imbandito ciotole d'insalata ed altre verdure crude, nonché una smisurata caraffa d'una bevanda ch'egli chiamava idromele.
— Proprio tutto pronto — disse, poi diede un'occhiata a Nova. — Meglio che ti copri un poco, signorina, calda stai più comoda.
Nova in effetti era tutta infreddolita, ma guatava con diffidenza quei mucchi di cenci. Da una delle cataste aveva veduto sgattaiolare fuori alcune di quelle creaturine cieche e nude simili a topi. Però la stoffa non puzzava di sudiciume.
— È l'aerostato che emana questi affari — le spiegò Cirocco, prendendo ad avvilupparla in una cascata di pieghe policrome. — Col freddo si sta bene vestiti pesanti. Vai tranquilla, è roba pulita. Tutto è pulito, qui dentro.
— Sempre pulito sì, in un aerostato — ridacchiò Calvin. Servendosi di un mestolo di legno era intento a travasare dentro le ciotole una specie di minestrone denso e ricco. — Assaggia questo… Nova, hai detto che ti chiami? Bel nome, mi piace. Nuovo e radioso, e anche tu guarda lì che splendore che sei. Ti presento il mio gazpacho ricetta speciale. Fatto solo coi migliori ingredienti originali tuttogea. — Accompagnando il gesto con un'altra risatina porse a Nova la scodella. — Tempi andati, scendevo giù 'na volt'all'anno per un pasto caldo. Poi m'accorsi ch'era un pezzo che non lo facevo, e non m'era mancato per niente.