— Innanzitutto… — tese entrambe le braccia ad afferrare la mano di Conal da una parte, quella di Valiha dall'altra. — Voglio vincolare le nostre vite, il nostro destino, il nostro sacro onore. Il mio scopo è il ritorno di Adam, e la morte di Gea.
— Uno per tutti, tutti per uno — aggiunse Conal, poi assunse un'aria imbarazzata. Cirocco gli strinse forte la mano, e lo vide a sua volta prendere quella di Robin.
— Qual è la posizione di Chris nei confronti della nostra promessa? — domandò Valiha. — Dobbiamo considerare anche lui vincolato da questo impegno?
— Chris partecipa a pieno diritto alla nostra assunzione di responsabilità. Egli rischia la vita proprio come noi. Lo salveremo, se ci sarà possibile, ma se dovrà morire, morirà, esattamente come il resto del nostro gruppo.
E si presero tutti per mano formando una catena ininterrotta, con l'eccezione di Nova e Serpentone che, da una parte, non avevano altro che il posto vuoto di Chris. Cirocco li osservò uno alla volta, di ciascuno soppesando capacità e debolezze. Nessuno di loro distolse lo sguardo. Era un buon gruppo. Il compito che si assumevano era quasi impossibile, ma non esisteva nessun altro che lei avrebbe preferito tenere al suo fianco.
— Debbo ancora dirvi un paio di cose, poi potremo dedicarci a concertare il nostro piano. Ho visto Chris, e gli ho parlato brevemente. È incolume, e così pure Adam.
Attese che i mormorii si fossero acquietati.
— Ora non posso aggiungere altro. In séguito, forse. La seconda cosa che ho da dirvi, è già un po' che la rimando. In effetti non c'entra molto con quello che dobbiamo fare, ma è bene che ne siate lo stesso a conoscenza. Ho la certezza quasi assoluta che sia stata Gea a scatenare la Guerra. E anche se non è stata lei, ha però contribuito in modo determinante a far sì che il conflitto si trascinasse avanti per sette anni.
Cadde il silenzio che si era aspettato. I presenti erano sconvolti, naturalmente, ma, osservando i loro visi, Cirocco ottenne conferma di aver correttamente valutato la situazione: parecchia gente, già da tempo, si era avvicinata a intuire la verità. Cornamusa stava annuendo tristemente. Robin era immobile, scura in volto. Per un attimo Cirocco pensò che Virginale fosse sul punto di cedere alla nausea.
— Quattordici miliardi di persone — disse Virginale.
— Qualcosa del genere.
— Massacrate — disse Serpentone.
— Sì. In un modo o nell'altro. — Cirocco aggrottò le sopracciglia. — Ma per quanto grande sia l'odio che nutro nei suoi confronti, non me la sento di addossarle tutta la colpa. La razza umana non ha mai imparato a convivere assieme alla Bomba. Prima o poi doveva accadere.
— È stata Gea a sganciare la prima bomba? — chiese Conal. — Quella sull'Australia?
— No. Non avrebbe osato. Ma secondo il mio… informatore, è probabile che abbia organizzato l'incidente. Una volta, tanto tempo fa, mi capitò di assistere al frenetico pasto di un branco di squali. Ecco che cos'ha fatto Gea. Ha visto quell'immensa vasca strapiena di squali affamati, a milioni. Allora ha gettato un po' di sangue nell'acqua. E così gli squali si sono sbranati l'un l'altro. Erano già pronti a farlo. Gea si è limitata a provocarli. Più tardi, dopo che l'ultima astronave di sorveglianza in orbita là fuori attorno a Saturno venne richiamata, ogni volta che la Guerra dava segno di star diminuendo d'intensità Gea lasciava cadere una delle sue bombe nel luogo adatto, in modo da rinfocolare le ostilità. Quindi lei, personalmente, di terrestri ne ha sterminati solo qualche centinaio di milioni…
— Ma ora non stai parlando delle uova — intervenne Robin. — Vere bombe atomiche, dici? Non sapevo che Gea le avesse.
— E perché mai non avrebbe dovuto averle? Con un secolo di tempo per procurarsele, e chissà quanta gente disposta a vendergliele… Ma non ha avuto bisogno di comprarle. Può farsele da sé. Per molto tempo Gea è stata vulnerabile. Una bomba a fusione di grande potenza potrebbe distruggere il suo mondo. Era piuttosto improbabile che lei se ne restasse ad aspettare con le mani in mano. E aveva tutto l'interesse che scoppiasse una guerra. Ormai i contendenti sono arrivati a un punto tale che non hanno più alcuna speranza di riuscire a colpirla… e non è che non ci abbiano già provato. Almeno un paio di dozzine di missili sono stati lanciati in questa direzione, ma nessuno di essi è mai arrivato a superare l'orbita di Marte. Gea non ha alcuna difficoltà a manovrarseli come vuole.
Ciò detto, tacque, si appoggiò comoda allo schienale della sedia, e rimase in attesa delle domande. Per un bel pezzo nessuno fiatò. Alla fine Nova rialzò la testa.
— Cirocco, ma tu come fai a sapere tutte queste cose?
— Ottima domanda, bambina. — Cirocco indugiò a soffregarsi lentamente il labbro superiore, e scrutò Nova attraverso le palpebre socchiuse finché la ragazza, a disagio, fu costretta ad abbassare lo sguardo.
— Ancora non ve lo posso dire. Bisognerà che mi crediate sulla parola.
— Oh, ma io non intendevo mica…
— Hai tutto il diritto di meravigliarti. Ma per ora non posso far altro che chiedervi di ricordare il nostro impegno solenne, e di avere fiducia in me. Prometto che vi rivelerò ogni cosa, prima di esigere che mettiate a repentaglio la vostra vita.
E questo vale anche per me, Gaby, pensò. Il suo timore più grande era che, alla fine, Gaby potesse apparire solamente a lei.
— Puoi illustrarci i tuoi progetti? — domandò Cornamusa.
— Sì, questo posso farlo. E vi avverto che sarà una faccenda complicata e noiosa. Suggerisco dunque di riempire i bicchieri, di mettersi comodi, e di portare in tavola formaggio e crackers, caso mai a qualcuno fosse avanzato un posticino libero. Ci vorrà un bel po', e sarà la cosa più assurda e pazzesca che abbiate mai sentito in vita vostra.
In effetti andò per le lunghe. In capo a cinque riv stavano ancora discutendo questo o quel punto del grande schema d'azione, ma nelle sue linee essenziali il piano era stato compreso e accettato da tutti.
A quell'ora Nova dormiva abbandonata nella sua sedia, e Cirocco la invidiava. Personalmente, non prevedeva di poter dormire per almeno un chiloriv.
OTTO
Cirocco si alzò da tavola e salì la scalinata principale della grande casa sino al terzo piano, che di rado veniva utilizzato. Lassù c'era una stanza che molto tempo prima Chris aveva riservato a lei. Chissà in base a quale impulso aveva deciso di definirla "la Stanza di Cirocco". Faceva strane cose, a quell'epoca, come costruire in memoria di Robin il tempietto rivestito di rame.
La stanza aveva un nudo pavimento in legno e pareti bianche e una finestra munita di un avvolgibile scuro. Il solo mobilio presente consisteva in un disadorno letto in ferro dipinto di bianco, con un bel materasso alto e rigonfio, imbottito di piume. Era sempre rifatto accuratamente, con candide lenzuola di bucato ed un guanciale, e risultava talmente sollevato da terra che si vedeva la rete sotto il materasso, e più giù il pavimento. Unica nota di colore in tutta la camera, la maniglia in ottone della porta.
Era una stanza dove nulla poteva nascondersi, o venire nascosto. Un luogo straordinariamente adatto per starsene quieti a pensare. Con l'avvolgibile chiuso, non c'erano distrazioni.
La luce che entrava dalla finestra ricordava a Cirocco l'atmosfera del primo mattino. Le riportava alla memoria i corsi notturni all'università, dopo i quali tornava al suo alloggio in una luce come quella. Con la medesima piacevole stanchezza, con lo stesso fermento d'idee che continuavano ad agitarsi avanti e indietro vorticandole nella mente.
Ma non era mattino, ovviamente. Era un eterno pomeriggio.
Cirocco c'era abituata.
Le mancavano certe piccole cose, però. La coglieva, a volte, un desiderio struggente di riveder le stelle. Una stella cadente, magari, per esprimere un desiderio.