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Difatti l'Ingresso Universal, situato ad ore dodici e quindi il più settentrionale dei portali di Nuovo Pandemonio, era sorvegliato da Brigham Young e i suoi Ladruncoli sul lato est, e da Joe Smith e la sua Banda dei Daniti sul lato ovest. Brigham e Joe si detestavano nella maniera più assoluta, come conviensi ai capi di fazioni rivali allignanti nell'àmbito del medesimo sistema dottrinario.

Circa un miglio più in là, in posizione ore una, si collocava l'Ingresso Goldwin, presso il quale la gigantesca cappella disadorna di Luther, affollata dai suoi dodici Apostoli e da innumerevoli pastori, fronteggiava il Vaticano della Papessa Giovanna pullulante di Kardinali, Arcivescovi, Vescovi, statue, cuori sanguinanti, madonne, rosari e altro cattolicume. Luther entrava in ebollizione, quando una volta all'ettoriv veniva tenuta la grande tombola, e sputava ogni volta che gli capitava di passare davanti alla bancarella che faceva buoni affari col mercimonio delle indulgenze.

A ore due c'era l'Ingresso Paramount, dove Kali con i suoi Thug, e Krishna coi suoi Arancioni, interminabilmente tramavano furtivi intrighi l'un contro l'altra.

Alle tre si trovava l'Ingresso RKO Radio, dove Blessed Foster e Padre Brown provvedevano ad incarnare violentemente ciascuno il proprio romanzesco personaggio.

Alle quattro c'era l'Ingresso Columbia, ove Marybaker aveva la sua sala di lettura ed Elron manovrava i suoi engrammometri.

A fianco dell'Ingresso First National, l'Ayatollah ed Erasmo X conducevano, da differenti moschee, un'incessante jihad.

L'Ingresso Fox era relativamente tranquillo, dal momento che Gautama e Siddhartha solo raramente facevano ricorso alla violenza, e in genere contro se stessi. Da quelle parti il maggior diversivo lo forniva un Prete impiccione di nome Gandhi, che passava il tempo a tentare d'intrufolarsi nei templi facendosi strada a spallate.

E così via, attorno all'immenso orologio di Nuovo Pandemonio. L'Ingresso Warner era l'arena in cui Shinto e Sony combattevano l'eterno conflitto fra il vecchio e il nuovo. L'Ingresso MGM echeggiava delle continue riunioni evangeliche di Billy Sunday e Aimee Semple McPherson. L'Ingresso Keystone era sorvegliato da Confucio e Tze-Tung, il Disney dal Guru Mary e da Babbo Natale, e lo United Artists da San Torquemada e San Valentino.

Esistevano poi altri Preti, di seconda categoria, le cui sacre sedi trovavano posto lungi dai portali. Mumbo Jumbo del Congo, nero di rabbia, si aggirava sussiegosamente per lo Studio brontolando contro certe discriminazioni, peraltro poste in essere da Gea del tutto intenzionalmente. Wicca, Mensa, Trotsky e I.C. si lamentavano dell'eccessivo risalto dato alla tradizione, mentre il Mahdi e molti altri avevano da ridire a proposito del prevalente indirizzo procristiano rilevabile nell'intero mitosistema di Nuovo Pandemonio.

Nessuno di costoro, tuttavia, osava manifestare direttamente a Gea le proprie lagnanze. E tutti loro provavano una profonda e sincera devozione nei confronti del Bambino.

Partiva, da ciascun ingresso, una via pavimentata d'oro.

Tale per lo meno figurava nelle specifiche tecniche del progetto originale. In pratica, però, Gea non conteneva né poteva fabbricare abbastanza oro per tutte quelle strade, con la conseguenza che undici di esse erano state pavimentate per cinquanta metri con mattoni d'oro puro, per il successivo chilometro con mattoni placcati d'oro, e per il resto con mattoni dipinti d'un'aurea vernice che già si stava desquamando.

Soltanto la via dell'Ingresso Universal era d'oro puro da un capo all'altro. E proprio in fondo ad essa si trovava Tara, il Taj Mahal/Piantagione-casa/palazzo che ospitava Adam, il Bambino.

Davvero una via lastricata di mattoni gialli, pensava Gea, percorrendo a grandi passi la sua Strada Maestra a Ventiquattro Carati.

A destra e a sinistra sfilavano i teatri di posa, i baraccamenti, le sale-mensa, i depositi di materiale scenico, i camerini, i magazzini di apparecchiature, le autorimesse, gli uffici direttivi, i laboratori di sviluppo, le sale di montaggio, le sale di proiezione, gli allevamenti di simbionti e fotofauni che davano vita al più grande studio cinematografico che mai si fosse visto. E oltre a questo, pensava Gea gongolando, ce ne sono altri undici. Accanto allo studio vero e proprio sorgevano le ricostruzioni d'insediamenti urbani — Manhattan 1930, Manhattan 1980, Parigi, Teheran, Tokyo, Clavius, Westwood, Londra, Dodge City 1870 — e procedendo ancora s'incontravano i terreni per grandi esterni con le loro mandrie di buoi, le greggi di pecore, i branchi di bufali, le torme di elefanti, le voliere di uccelli esotici, i serragli di scimmie, i battelli fluviali, le navi da guerra, gli indiani, i generatori di nebbia… una sterminata congerie dilagante sino al confine con gli studi limitrofi: Goldwin e United Artists.

Gea sostò, facendosi da parte per lasciare che un autocarro carico di cocaina le transitasse accanto scoppiettando. Era guidato da uno zombi. La creatura al volante, probabilmente, non si era neppure accorta che il pilastro che aveva aggirato era una gamba della sua dea; il tetto del veicolo superava di poco la caviglia di Gea. L'automezzo svoltò entrando nel deposito della cocaina, che al momento risultava quasi pieno. Gea aggrottò la fronte. I Fabbri Ferrai, pur essendo bravissimi in parecchie cose, non se l'erano mai cavata bene coi motori a combustione interna. Preferivano di gran lunga il vapore.

Giunse all'Ingresso Universal. La saracinesca era alzata, il ponte levatoio abbassato. Brigham se ne stava piazzato da una parte della strada, Joe dall'altra, e si guatavano in cagnesco. Ma, non appena la dea incombette su di loro, tanto i due Preti quanto le rispettive squadracce di Mormoni e Normanni posero tregua all'intestina controversia, interrompendo immediatamente il reciproco scambio di contumelie.

Ignorando il ronzìo dei panaflexi, Gea scrutò attentamente la scena. Sebbene lo Studio non fosse stato ancora portato a termine, la cerimonia odierna avrebbe concluso la parte per lei più importante. Undici dei dodici Ingressi avevano già ricevuto la loro consacrazione. Oggi, con quest'ultimo rito, il cerchio si sarebbe chiuso. L'attività cinematografica vera e propria avrebbe presto avuto inizio.

Lo sventurato tizio che aveva ammesso di essere uno scrittore se ne stava immobile, avvinto in auree catene. Gea prese posto sullo scranno… che sotto il dolce peso scricchiolò in modo preoccupante, portando diversi macchinisti a un passo dall'arresto cardiaco. Uno di quei seggioloni s'era sfasciato, una volta…

— Incominciamo — tuonò la dea.

Brigham squarciò la gola allo scrittore. Il cadavere venne issato su un palo, ed il sangue fu lasciato colare sul grande globo rotante che sovrastava l'Ingresso Universal.

Chris assisté alla cerimonia affacciato a una finestra dei piani alti di Tara. Da quella distanza risultava impossibile capire esattamente cosa stesse accadendo.

Unica certezza: di qualunque cosa si trattasse, era senza dubbio una pratica sanguinaria, oscena, demenziale, un gratuito gesto di spregio nei confronti della vita.

Si volse, tornando a discendere le scale.

Quando si era lanciato dall'aereo, ormai quasi due chiloriv prima, Chris aveva messo in conto che potessero accadergli diverse cose, nessuna delle quali prometteva di essere piacevole.

Ciò che gli era realmente capitato non poteva, in effetti, definirsi piacevole, ma neppure aveva confermato le sue aspettative.

Dapprima se n'era andato girovagando liberamente in mezzo al caos di Pandemonio, stando alla larga dall'infuriare degli incendi, sperando contro ogni speranza di riuscire a trovare Adam per fuggirsene insieme a lui verso la campagna circostante. Ma non ce l'aveva fatta. Era stato invece catturato da umani e zombi, e da altri esseri che parevano non appartenere ad alcuna delle prime due categorie. Un po' ne aveva ammazzati, ma poi quelli l'avevano malmenato, immobilizzato, e quindi ancora picchiato fino a fargli perdere i sensi.