Era seguito un periodo indefinibile. Rinchiuso in un grande capanno privo di finestre, alimentato irregolarmente, con un secchio a disposizione per farci dentro i suoi bisogni… e un'infinità di tempo per abituarsi all'idea che quanto gli restava da campare l'avrebbe ormai dovuto vivere a quel modo lì.
E invece, a un certo punto, l'avevano lasciato libero in quel posto, quell'immensa, incredibile, indaffaratissima gabbia di matti chiamata Nuovo Pandemonio, era stato condotto al suo alloggio a Tara, e l'avevano fatto incontrare con Adam. Lo chiamavano tutti "il Bambino", con un tono di voce che delineava chiaramente l'iniziale maiuscola. Appariva illeso, e sembrava crescere sano e robusto.
Chris non era sicuro che Adam l'avesse riconosciuto, ma il piccolo si mostrava comunque ben disposto a giocare insieme a lui. Aveva un patrimonio in giocattoli. Stupendi, ingegnosi balocchi fatti coi migliori materiali ed assolutamente innocui, privi di spigoli aguzzi e senza nulla che si potesse ingoiare. Adam aveva inoltre due bambinaie, era circondato da un'infinità di servitori e, comprese ben presto Chris, adesso disponeva anche… di Chris. Che evidentemente era destinato a divenire, lì a Tara, parte integrante dell'arredamento domestico.
Dopo un poco, Gea si era recata a fargli visita. Chris preferiva non ripensarci. Si credeva un tipo coraggioso, però starsene quieto accanto alla mole di quell'essere mostruoso ascoltandone le provocatorie argomentazioni aveva messo a dura prova la sua saldezza d'animo. Lei lo dominava allo stesso modo in cui un umano potrebbe dominare un barboncino.
— Siediti — gli aveva ordinato, e Chris aveva obbedito. Era come star seduto ai piedi della Sfinge.
— La tua amica Cirocco è stata proprio birichina — aveva dichiarato Gea. — Non ho ancora finito l'inventario, ma sembra verosimile che siano andate completamente distrutte tre o quattrocento pellicole. Intendo dire che si trattava di materiale di cui avevo solo una copia. Ed è improbabile che sulla Terra ne esistano altre. Qual è la tua opinione in merito?
Gli ci era voluto più coraggio del previsto anche per riuscire ad articolare una risposta.
— Credo che i film non abbiano nessun valore, paragonati alla vita umana, e poi…
— Umana, hai detto? — aveva commentato Gea accennando un sorriso.
— Hai capito benissimo quello che intendo. Umana e titanide.
— E come la mettiamo coi Fabbri Ferrai? Sono intelligenti anche loro, certo ne converrai. E le balene, e i delfini? E che mi dici dei cani e dei gatti, e delle mucche, e dei maiali, e dei polli? Ti pare che la vita sia poi così sacra?
Chris non aveva saputo cosa rispondere.
— Mi sto trastullando con te, ovviamente. Ti dirò comunque che non ho mai trovato nessun pregio particolare nella vita, intelligente o meno. Esiste, sì, ma è assurdo pensare che abbia diritto di esistere. E il modo in cui viene a cessare, alla fin fine, non importa un bel nulla. Naturalmente non mi aspetto che tu sia d'accordo con me.
— Meglio così. Infatti non sono d'accordo.
— Ottimo. È la divergenza d'opinioni che rende la vita, in un certo senso, interessante. Personalmente, trovo tuttavia che l'arte sia l'unica cosa degna di attenzione. L'arte soltanto è capace di vivere in eterno. Ci si può chiedere, a ragione, se essa rimanga arte anche in assenza di occhi che la guardino e orecchie che l'ascoltino, ma è una di quelle domande che non ammettono risposta, non credi? Un libro, una pittura, un brano musicale, possono davvero vivere per sempre, laddove la vita di cui tu parli può solo percorrere in un continuo vacillamento le sue tappe obbligate, mangiando e defecando finché non finisce il carburante. Così com'è, la vita è davvero piuttosto disgustosa, parola mia. Si dà il caso, tra l'altro, che mi piacciano i film. E credo che Cirocco abbia commesso proprio un grave delitto, distruggendo quelle quattrocento pellicole. Allora, ripeto la domanda, tu cosa ne pensi?
— Io? Stesse a me, distruggerei ogni dipinto, ogni film, ogni registrazione ed ogni libro mai esistiti, se ciò servisse a preservare anche una sola vita umana o titanide.
Gea l'aveva squadrato aggrottando la fronte.
— Non si può escludere che entrambe le nostre posizioni siano da ritenersi improntate a dottrinaria intransigenza.
— La tua di sicuro.
— Non tieni una specie di museo, là a Tuxedo Junction?
— È un lusso di cui potrei benissimo fare a meno. Non voglio negare che un certo passato meriti di essere conservato, ed è triste vedere l'arte, anche quella scadente, scomparire per sempre dal mondo. Distruggere espressioni artistiche è un errore che non approvo assolutamente, ma Cirocco non avrebbe mai fatto quel che ha fatto se non l'avesse ritenuto utile a salvare vite umane. Quindi non credo proprio che abbia commesso un delitto.
Gea era rimasta un po' in silenzio a rifletterci, e alla fine gli aveva sorriso e subito si era levata in piedi, facendolo trasalire bruscamente.
— Bene — aveva concluso. — Vedo che siamo dunque piazzati con perfetta simmetria. Tu da una parte, io dall'altra. Sarà molto interessante scoprire cosa ne penserà Adam.
— Che vuoi dire?
Gea era scoppiata a ridere.
— Hai mai sentito parlare di Jiminy Cricket?
Non ancora, a quel momento. In séguito aveva veduto il film, ed era giunto a comprendere meglio il proprio ruolo. L'aveva veduto quattro volte, in effetti. Era uno dei preferiti di Adam.
Lo schema delle loro giornate ben presto divenne evidente.
Chris rimase a Tara. Poteva trascorrere con Adam tutto il tempo che gli pareva, eccettuato un riv per ciascuno dei periodi di veglia del Bambino. Durante tale intervallo Adam veniva lasciato solo, a parte la compagnia del televisore acceso.
C'era almeno un apparecchio in ogni stanza di Tara. In alcune ce n'erano anche tre o quattro. E non potevano essere spenti. Proponevano tutti quanti contemporaneamente il medesimo programma, cosicché pur girellando da una stanza all'altra Adam poteva continuare a guardare senza interruzione.
Non che gliene importasse molto, ancora. Il suo arco di attenzione arrivava a superare di poco il minuto, in genere, sebbene di fronte a programmi che suscitavano davvero il suo interesse potesse restarsene tranquillamente seduto anche per cinque o dieci minuti di séguito, uscendosene a momenti in beate risatine per motivi che pareva conoscere solo lui. Nei periodi in cui Chris non poteva stargli accanto né provare a distoglierlo dal televisore, a volte Adam giocherellava coi suoi balocchi, e altre volte trascorreva gran parte del riv davanti allo schermo. Spesso se ne andava a dormire.
All'inizio Chris non ci fece molto caso. In effetti si accorgeva della TV solo come di un continuo, rumoroso fastidio.
A un certo punto, però, si rese conto che doveva essere in atto un qualche genere di sondaggio. Le cose che al Bambino piacevano di più — gradimento misurato in rpm, ovvero risatine per minuto — incominciarono a fare più spesso la loro apparizione. C'erano un sacco di cartoni animati di provenienza Walt Disney e Warner Brothers, un mucchio di animazioni computerizzate giapponesi degli anni Novanta e fine secolo, e qualche vecchio spettacolo televisivo. Ogni tanto capitava qualche western, oppure certi film di kung-fu che Adam sembrava gradire per il fatto che erano così beceroni.
Chris non poté proprio trattenersi dal ridere, quando sugli schermi fece la sua comparsa quel primo, oscuro film della 20th Century Fox. S'intitolava A Ticket to Tomahawk, e Gea vi recitava in una particina. Si mise a guardarlo mentre Adam schiacciava un pisolino: non gli rimaneva praticamente nulla da fare, in quella sua prigione dorata, quando non doveva star dietro al Bambino. Era un insignificante, stupido western. Poi riconobbe Gea in un gruppo di personaggi secondari.