Non era davvero Gea, naturalmente, ma solo un'attrice che le assomigliava moltissimo. Chris scorse i titoli di coda nel tentativo d'individuare il nome di quella donna morta da tanto tempo, ma non ci riuscì.
Non passò molto, però, che nuovamente gli avvenne di scorgere Gea in un film intitolato Eva contro Eva. Stavolta aveva una parte più importante, e Chris pervenne ad accertare che l'attrice si chiamava Marilyn Monroe. Chissà, si domandò, se era stata un'interprete famosa.
Presto decise per il sì, man mano che i suoi film prendevano ad apparire con regolarità nella programmazione di Tara TV. Adam, d'altro canto, si limitò ad ignorare la circostanza. Eva contro Eva totalizzò un bello zero, al risatometro, e in pratica il Bambino quasi non lo degnò di un'occhiata. Giungla d'asfalto non se la cavò granché meglio. E neppure Gli uomini preferiscono le bionde.
Poi cominciarono ad andare in onda documentari sulla vita e la morte di Marilyn Monroe. Ce n'era una quantità incredibile. E in gran parte attribuivano all'attrice delle doti che Chris, in verità, non riusciva minimamente a scorgere. Non metteva in dubbio che nel ventesimo secolo, all'epoca in cui i documentari erano stati realizzati, costei potesse avere richiamato ai botteghini folle di spettatori entusiasti, ma ora come ora quasi nessuno di quei film gli diceva un bel nulla.
Alla fine, però, avvenne qualcosa che riuscì ugualmente a destare il suo interesse. Durante uno di quei pallosi documentari, Adam alzò la testa dai suoi giocattoli, sorrise, indicò con un ditino lo schermo televisivo e disse:
— Gèe. — Poi si girò a guardare Chris, indicò di nuovo, e confermò: — Gìaa.
Chris cominciò a sentirsi inquieto.
Gea non andava mai a Tara.
Per l'esattezza, non vi entrava mai, sebbene quel luogo fosse stato costruito in proporzione alla sua mostruosa corporatura. Tutte le porte erano abbastanza larghe e alte da consentirle un agevole passaggio, mentre le scale e i pavimenti del secondo piano erano stati rinforzati in modo da reggere il suo peso.
Però non trascurava certo di passare a far visita. Solo che, arrivando, aveva cura di restarsene a distanza, mentre Adam veniva portato su un balcone del secondo piano. A Chris il senso di questa manovra appariva chiaro. Un essere tanto gigantesco avrebbe potuto spaventare il Bambino. Gea faceva quindi in modo che Adam si abituasse a lei per gradi, avvicinandoglisi ogni giorno un po' di più.
Quando passava da quelle parti recava sempre qualcosa d'interessante. Una volta si trattò di fuochi d'artificio, che Gea lanciò in aria a piene mani. Non fecero troppo rumore, ma in compenso furono davvero spettacolari. Un'altra volta arrivò con una mandria di elefanti ammaestrati. Gea li fece saltare attraverso il cerchio e camminare sulla corda. Poi si drappeggiò sulle spalle uno di quei bestioni dall'aria inquieta, se ne mise altri due in bilico sulle palme delle mani e li sollevò destramente in aria. Chris di solito rimaneva impressionato, e Adam non la finiva più con le sue gioiose risatine. Gea si esibiva in un fluente cicaleccio infantile, chiamava Adam per nome, gli diceva che gli voleva tanto bene, e nominava se stessa il più spesso possibile. E ogni volta gli portava un favoloso regalo.
— Gèe, gèe, gèe — strillava Adam.
— Gèe-ah — lo correggeva di rimando Gea.
Ormai Adam aveva quasi quindici mesi. Il suo vocabolario si stava sviluppando. Tra poco non avrebbe più sbagliato ad articolare Gea.
Marilyn Monroe aveva partecipato a circa trenta film. Al momento dell'inaugurazione dell'Ingresso Universal, Chris li aveva già visti tutti almeno una volta. Ed era appunto la questione dei film che andava ora rimuginando, mentre riscendeva le scale che l'avevano portato al terzo piano. Sempre più spesso, ormai, Adam interrompeva i suoi giochi per indicare il televisore, ridere, e pronunziare il nome della sua titanica nonnina.
Era quasi arrivato al piano terra, allorché trasalì al suono di un'improvvisa e violenta detonazione, cui ne fece immediatamente séguito una seconda. Gli bastò un attimo per riconoscere il tipico fragore dell'onda d'urto supersonica.
Fece dietrofront e corse al balcone del secondo piano.
Due Libellule di media grandezza si libravano alte nel cielo. Stavano rallentando, virando, tornando indietro dopo quel primo impressionante passaggio sopra Nuovo Pandemonio. Chris avvertiva confusamente, d'intorno, un gran fermento di grida, di corse precipitose… Gli aerei volavano troppo in quota perché gli fosse possibile stabilire chi c'era a bordo, o anche solo di quante persone si trattava.
Cirocco, pensò. Miodìo, Cirocco, non sarai mica così folle, non penserai mica che serva a qualcosa bombardare anche qui…
Rimase a guardare a bocc'aperta mentre le due Libellule, procedendo adesso abbastanza lentamente, inanellavano un'intricata serie di virate e giravolte. Davano l'idea di accingersi a qualche manovra preordinata.
Ma il cuore quasi gli si fermò quando entrambi gli aerei incominciarono ad emettere una spessa stria di fumo. Cosa poteva essergli accaduto?
Uno dei due cabrò in una traiettoria obliqua che andò a culminare in un repentina, strettissima virata discendente in speculare picchiata di consimile inclinazione, mentre l'altro interveniva a tagliare trasversalmente quella cuspide verso metà altezza. Poi cessarono tutti e due l'emissione di fumo, tornando ad essere due minuscole zanzare a malapena visibili che giostravano rimettendosi in formazione.
E Chris si rese conto che, manovrando di concerto, avevano tracciato nel cielo limpido la lettera A.
Eccoli ora impennarsi a piombo e riprendere l'emissione. Stavolta tracciarono dapprima due linee parallele, quindi virarono bruscamente aggiungendo due semicerchi alla metà superiore dei segmenti verticali. PP. APP. Ma che diavolo?…
Nuova contemporanea virata mozzafiato, ed altre due tracce discendenti andarono ad integrarsi nel disegno.
ARR.
— Chris — bisbigliò qualcuno. Poco ci mancò che gli venisse un colpo. Poi si volse, e riuscì a stento a trattenere un urlo quando si vide accanto, così vicina da poterla toccare, Cirocco.
— Cirocco… — esalò in un sussurro, e si ritrovò fra le sue braccia, il che suonava un modo assurdo di descrivere la cosa, pensò Chris, grand'e grosso com'era a torreggiare su di lei. Ma il flusso di forza che li univa scorreva tutto in un sol senso, e lui aveva il suo daffare a ricacciar giù le lacrime.
Cirocco lo trasse nell'ombra all'interno dell'edificio.
— Non ti preoccupare — gli disse a bassa voce, rapida accennando col mento verso il cielo. — Nient'altro che un passatempo divertente… con una battuta finale. A Gea piacerà da matti.
— Ma cosa…
— Ho poco tempo — l'interruppe Cirocco. — Non è per niente facile arrivare fin qui. Puoi starmi ad ascoltare due minuti?
Chris tenne a freno le innumerevoli domande che gli urgevano alle labbra, ed annuì.
— Volevo… — incominciò, poi subito tacque, e per un attimo distolse lo sguardo. Chris ebbe modo di notare due cose: che anche lei era molto vicina a piangere, e che portava indosso uno stravagante abito esotico. Ma non era il momento di perdersi in supposizioni.
— Adam come sta? — gli chiese.
— Sta bene.
— Raccontami com'è andata.
E Chris raccontò, più rapido e conciso che poté. Lei annuì di tanto in tanto, un paio di volte si accigliò, e a un certo punto prese un'aria disgustata. Ma alla fine fece un cenno di assenso.
— È più o meno come aveva detto Gaby… e per favore, ora non starmi a chiedere nulla di lei.
— Lungi da me l'idea. Ormai gli spettri non mi fanno più effetto.
— Meglio così. Capisci cos'è che devi fare, allora?