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— Più o meno. Ma… non so se sarò all'altezza. Quella lì è molto più astuta di quanto credevo.

— Chris, io ti dico che puoi farcela — replicò Cirocco, e nella sua voce vibrava una certezza assoluta. — Quanto a noi, faremo del nostro meglio per tirarvi fuori di qui. Come ti ho spiegato l'altra volta, l'essenza profonda del Bambino per ora non è in pericolo, e ci vorrà del tempo prima che la situazione cambi. Ma, Chris… non sarà un periodo breve, te ne rendi conto?

— Credo di sì. E… hmm… non avresti mica idea di quanto…?

— Non meno di un anno. Forse anche due.

Lui cercò, per quanto poté, di non far trasparire il proprio sgomento, ma sapeva che lei glielo leggeva chiaramente in volto. Cirocco non fece commenti. Chris trasse un respiro profondo, e si sforzò di sorridere.

— Tutto quello che decidi tu, per me va bene.

— Chris questa non è una decisione mia. Questo è l'unico modo in cui possiamo agire. Non posso dirti molto. Se Gea sospettasse che sai, riuscirebbe a estorcerti ogni briciolo d'informazione.

— Sì, capisco. Però… — Si passò una mano sulla fronte, quindi la fissò dritto negli occhi. — Cirocco, perché non te lo porti via ora? Perché non lo prendi con te e poi scappi via come il vento?

— Chris, mio caro vecchio amico, se potessi farlo, lo farei. E ti lascerei qui alle dolcissime cure di Gea… e probabilmente morirei di vergogna non appena avessi portato in salvo il Bambino. Eppure lo farei. Ma tu lo sai che salverò anche te, se potrò…

— E se non potrai, accetterò il mio destino.

Ancora lo strinse forte, e lo baciò sul mento, che più su di quello ormai non gli arrivava. Chris si sentiva come stordito, ma era bello starsene così abbracciato a lei.

— Gea è… Chris, non so come fare a spiegartelo esattamente, ma il fatto è che la sua volontà è concentrata su Adam. L'ultima volta mi sono lasciata vedere dal Bambino, e Gea lo sa che son venuta qui e stavolta è stato molto più difficile riuscire a entrare. Non potrò più tornare a trovarti. E se ora prendessi Adam e mi dessi alla fuga, otterrei solo di farci catturare entrambi. Credimi, Chris, ne sono sicura. Te la senti di accettare questa situazione?

— L'accetterò, se debbo farlo.

— È tutto quello che ti chiedo. Il tuo compito consiste nel rimanere in buoni rapporti con Gea, per quanto la cosa possa apparirti ripugnante. E dovrai stare molto attento. Perché a un certo punto potresti anche scoprire di sentirti attratto da lei… No, no, non dirmi ch'è impossibile. Un tempo è capitato anche a me di trovarla simpatica. Tutto quel che devi fare è rimanere te stesso, e volere bene al tuo Bambino, e… accidenti, Chris, abbi fiducia in me.

— Ho fiducia, Cirocco.

Un velo di sofferenza era sceso ad appannarle lo sguardo. Un ultimo bacio, e se ne andò. Ma in che strano modo… Indietreggiò nell'ombra, sostò il tempo di un respiro in un punto dal quale non avrebbe potuto allontanarsi senza che lui la vedesse… e un attimo dopo non c'era più.

DIECI

— Strega del Sud, Strega del Sud, qui Strega del Nord. Il capo di quella T pareva fatto da un balbuziente, caro mio.

Conal si rivolse al suo microfono mentre fendeva l'aria in una virata a quattro g.

— Fatti gli affari tuoi, ragazzina. Le lettere facili le hai prese quasi tutte tu. Spinse a fondo la cloche, diede un'occhiata rapidissima a destra e a sinistra in direzione delle grandi sagome senza spessore delle lettere già tracciate, e tornò a premere il pulsante del fumogeno. Discese in picchiata, tenendo d'occhio l'ideale linea di base della parola ormai quasi completa, e nel transitarvi disattivò all'istante l'emissione, virando quindi bruscamente verso destra.

S'erano esercitati per una settimana, incominciando con tentativi che visti giù da terra parevano cinese, aveva giurato Cirocco, e via via progredendo in direzione di una sempre maggiore leggibilità. Ora come ora, Conal avrebbe potuto scommettere di riuscirci anche ad occhi chiusi.

Era una cosa pazzesca, naturalmente, ma non più d'altre cose che avevano già dovuto fare. Stavano vivendo, a quanto pareva, su un nuovo e ignoto piano d'esistenza che rendeva ogni azione non più sufficiente in sé e per sé, e imponeva, di volta in volta, anche la scelta di un ben preciso stile esecutivo. Certe cose andavano fatte con fredda premeditazione, ad esempio, mentre altre richiedevano di adottare un atteggiamento che si sarebbe potuto definire di ostentazione.

La scrittura aerea, in particolare, la si sarebbe potuta ottenere assolutamente perfetta, senza la minima sbavatura, e senza bisogno di estenuanti esercitazioni, semplicemente programmando ogni manovra sui piloti automatici delle Libellule. Ma Cirocco aveva posto il veto.

Non che Conal avesse da ridire, tutt'altro. Gli piaceva un mondo vergare sfide nei limpidi cieli di Gea.

— Strega del Nord — gridò nel microfono. — E quella secondo te sarebbe una I?

— Sfido chiunque a far di meglio — replicò Nova.

— Smettetela, ragazzi — giunse loro la voce di Robin, che li controllava dal suo privilegiato punto di osservazione situato molto più in alto. — E passate alla seconda riga.

Cirocco abbandonò l'aurea via a poca distanza dal punto in cui essa diveniva davvero di oro puro, e scivolò furtivamente tra due svettanti edifici. Trovò una nicchia al coperto da sguardi indiscreti e si tolse rapida il costume.

Quando aveva varcato l'"Ingresso Columbia" abbigliata da principessa indiana, era riuscita a spacciarsi per una comparsa che si presentava in cerca di lavoro nel western che stavano attualmente girando in quello studio. Giungere fino a Tara non era tanto stata una questione di travestimento, quanto di pura e semplice faccia tosta, coadiuvata da uno dei suoi talenti. Non sapeva in qual modo ci riuscisse, e a rifletterci troppo rischiava di vanificare ogni efficacia, comunque l'effetto era ciò che lei definiva "farsi piccina". Col risultato che la gente le dava un'occhiata e subito volgeva gli occhi da un'altra parte, sentendo che non valeva affatto la pena di stare a guardarla. Il trucco aveva egregiamente funzionato per tutto il tempo che le ci era voluto ad arrivare da Chris. E sulla via del ritorno non le era servito granché, finora, dal momento che stavano tutti col naso all'aria intenti ad osservare l'alfabetico sfumacchiar delle Libellule.

Ma l'uscita doveva avvenire da un'altra parte, e richiedeva un diverso genere di sfacciataggine.

Indossò pantaloni neri, stivali, camicetta e cappello, abbigliamento assai simile a quello che portava il giorno che Conal le si era presentato innanzi per la prima volta. Si allacciò al collo la corta mantellina nera, s'infilò una piccola automatica dentro il bordo superiore d'uno stivale e una grossa rivoltella alla cintura.

— Magari potrei mettermi addosso anche un'insegna al neon — borbottò fra sé. — Tanto, più di così non potrei dare nell'occhio.

Si soffermò un istante a regolare il ritmo del proprio respiro. Poi, d'impulso — quel genere d'impulso cui aveva imparato a dar retta — aprì i tre bottoni in alto della camicetta e gonfiò il petto. Così avrebbero avuto qualcos'altro, da occhieggiare, invece d'indugiare pericolosamente sulla sua fin troppo riconoscibile fisionomia. Riguadagnò infine senza esitazioni il lastricato, dirigendosi a lunghi passi baldanzosi verso la sentinella dell'Ingresso MGM.

Per attirarne l'attenzione, intento com'era a godersi quello spettacolo aereo, dovette dargli di gomito.

— A-R-R-E? E che vorrà… — stava elucubrando quello.

— Ma perché a quest'ingresso ci avranno messo un analfabeta? — ringhiò Cirocco. L'uomo s'irrigidì di scatto, serrandosi al petto in gesto protettivo il suo taccuino. Lei gli tese una mano guantata di nero, vuota.

— Sono il primo vicepresidente agli approvvigionamenti — disse. — Ecco il mio documento d'identificazione. Gea mi ha ordinato di occuparmi di quell'aggeggio immediatamente. Ricacciò l'inesistente carta d'identità nel taschino della camicetta, mentre lo sguardo dell'uomo seguiva l'intera traiettoria di quella mano finendo per inchiodarsi al centro dello scollò. Rimirò a bocca aperta la profonda insenatura, e annuì.