E Cirocco scandì una lista di venticinque nomi, compilata con l'aiuto di Conal, comprendente i capibanda, i ras, i mafiosi più potenti della città. Concluso il proclama, lo rilesse in francese, e poi di nuovo nel suo russo zoppicante. Quindi cedette il microfono a una Libera Femmina, che divulgò la dichiarazione in cinese. Un'altra dozzina di traduttori, fra umani e titanidi, attendevano il loro turno. Cirocco sperava, in quel modo, di raggiungere praticamente tutti i neo-cittadini di Bellinzona.
Quando poté finalmente ritrovarsi sola con se stessa, si sentì come prosciugata. Aveva lavorato sodo, su quel discorso, e a lungo, ma tutto sommato conservava l'impressione che non fosse venuto un granché. Le pareva che qua e là avrebbero dovuto essere espressi a chiare lettere concettoni tipo Vita, e Libertà, e la Ricicca della Felipietà. Ma, dopo averci riflettuto su un bel po', giunse alla conclusione che non c'era nulla cui lei credesse come ad un "Diritto" con la D maiuscola. Poteva un qualunque mortale accampare il Diritto alla Vita?
Eccola dunque ricaduta pari pari nel più schietto realismo. Atteggiamento, peraltro, che le era sempre stato di grande utilità, nel corso di una vita lunga e votata alla concretezza. "Così stanno le cose, poveri piccoli babbei. Mettetevi di mezzo, e verrete schiacciati". Comunque, anche movendo dalle migliori intenzioni, un principio del genere non le sonava poi tanto impeccabile… senza contare che lei rimaneva ben lungi dall'esser certa delle proprie motivazioni.
La vita, a Bellinzona, tutto poteva dirsi meno che noiosa. La morte violenta era in agguato ovunque e poteva colpire ad ogni istante, senza preavviso. Per quelli che disponevano di amicizie influenti, la situazione oscillava dal benessere, quando le cose andavano bene, all'inquietudine più nera, quando andavano male. Non si poteva mai sapere quando questo o quel Boss avrebbe finito per precipitare nella polvere, vanificando tutti gli accurati preparativi di chi aveva scommesso su di lui per procacciarsi un'esistenza tranquilla. Comunque era sempre meglio rischiare che rimanere confinati fra le masse anonime, per le quali Bellinzona rappresentava un genere d'inferno tutto particolare. Non solo versavano in costante pericolo di venire ridotte in schiavitù… ma, in gran parte, non avevano nulla da fare.
Restavano sempre le necessità primarie dettate dall'istinto di sopravvivenza, ovviamente, a tenere la gente occupata. Ma non era affatto come possedere un lavoro. Non era come coltivare il proprio campo, o magari anche i campi di un proprietario terriero. Nella maggior parte dei quartieri, la gente doveva obbedienza a un Boss, uno Shogun, un Possidente, un Capo… insomma qualche Pezzo Grosso locale. Per una donna le cose andavano anche peggio, a meno che non avesse la fortuna di venire arruolata fra le Libere Femmine. L'asservimento femminile, pratica estremamente diffusa, non consisteva semplicemente nel lavoro forzato che toccava agli uomini. Era schiavitù sessuale di vecchio stampo. Le donne venivano comprate e vendute dieci volte più degli uomini.
E quand'uno non era più utile a nient'altro, ecco che compariva il ceppo del macellaio.
A dire il vero le uccisioni per cibo si mantenevano a un livello relativamente basso. Capitavano, certo, ma con la manna e l'autorità dei vari signorotti questo genere di cose rimaneva abbastanza sotto controllo. La scarsità di carne, comunque, faceva sì che molti cadaveri destinati ai roghi pubblici fossero invece dirottati verso gli uncini, i coltelli e le casseruole.
La noia rappresentava davvero un grosso problema. Generava delinquenza, era alla radice di delitti assurdi e immotivati… come se Bellinzona avesse avuto bisogno di altre occasioni di violenza.
Bisognava riconoscere che Bellinzona era ormai matura per un cambiamento. Qualunque genere di cambiamento.
Così, quando l'aerostato giunse a galleggiare sulla città, tutta la baracca, cigolando, si fermò.
Gli abitanti di Bellinzona li avevano visti più volte, gli aerostati, ma sempre in lontananza. Lo sapevano che erano piuttosto grandi. Molti non avevano idea che fossero creature intelligenti. Quasi tutti però erano a conoscenza del fatto che gli aerostati non si avvicinavano mai alla città per via dei tanti fuochi accesi un po' dovunque.
Ma a Finefischio, evidentemente, non importava. Gironzolò sulla città come se fosse abituato a farlo tutti i giorni, e distese la sua ombra sterminata dalla Palude dello Sconforto dritto dritto fino ai Moli Estremi. Era quasi grande quanto l'intera Baia della Menta Piperita. Poi si limitò a restarsene lassù sospeso, oggetto di gran lunga il più gigantesco che chiunque in città avesse mai veduto. Le sue titaniche pinne caudali si muovevano languide, giusto quel tanto che bastava a mantenerlo in posizione sul centro di Bellinzona.
Già di per sé sarebbe stato sufficiente ad inchiodare tutta la gente a naso in su, ma poi sul fianco gli apparve un viso, e incominciò a dire le cose più sbalorditive.