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Se poi fosse un atteggiamento sbagliato, vai un po' a capire. Cirocco credeva nell'esistenza del bene e del male, ma giusto e ingiusto erano tutto un altro paio di maniche. Trini aveva bisogno di far nascere ogni giudizio dal seno della legge perché un tale principio le era stato inculcato dentro profondamente. Anche Cirocco aveva ricevuto un'educazione in tal senso, e riteneva che alla fine sarebbe stato indispensabile adeguarsi a quel criterio, se gli umani dovevano vivere in comunità. Ma non lo considerava un assioma da idolatrare. E non dubitava minimamente che l'innata capacità titanide di percepire la malvagità umana potesse colpire nel segno assai più accuratamente, ad esempio, della sentenza che sarebbe stata capace di formulare una giuria di dodici umani.

Comunque era un metodo che non la convinceva. Di conseguenza aveva scelto la strada più difficile.

— Alla fine avremo sia leggi che tribunali — riprese Cirocco. — Probabilmente avremo anche gli avvocati, a tempo debito. Ma tutto questo dipende da voi.

Trini e Stuart si fissarono.

— Ti riferisci a noi due? — domandò Stuart. — Oppure a tutti i cittadini?

— A tutti quanti, ma in particolare a voi due. Se riuscirete per un poco ad andare d'accordo con me, vi troverete nella posizione ideale per assumere il comando, quando io mi toglierò di mezzo.

— Te ne andrai? — si stupì Trini. — E quando?

— Appena potrò. Non è che stia facendo tutto questo perché mi va. Lo sto facendo perché sono l'unica persona in grado di farlo, e poi… poi ci sono altri motivi che per ora non vi riguardano. Non l'ho mai avuta la fregola di governare, e penso proprio che sarà "tutto un séguito di brutte gatte da pelare."

Stuart se ne stava lì con aria sempre più assorta. Cirocco pensò che il suo primo giudizio su quell'uomo era indovinato. Costui bramava il potere. Chissà, prima della guerra, a che livello era arrivato, nella carriera governativa. Benché non gliel'avesse mai chiesto, era assolutamente certa che Stuart doveva avere ricoperto incarichi di governo.

Trini manifestava la medesima tendenza, seppure in forma diversa. Cirocco la conosceva ormai da vent'anni, e solo nel corso degli ultimi sette il suo "vizio segreto" era venuto a galla. Tutto considerato, comunque, l'aveva messo bene a frutto, nel ruolo di madre fondatrice e forza guida delle Libere Femmine. Fondamentalmente era una brava persona. Cirocco non aveva bisogno di un titanide per esserne certa.

Anche Stuart era tutto sommato un tipo a posto. Non che a Cirocco andassero veramente a genio né l'una né l'altro. Aveva infatti la sensazione che vi fosse qualcosa di sostanzialmente poco amabile nell'impulso a dominare grandi masse di persone, però riconosceva che siffatti individui potevano rendersi utili. E, all'occorrenza, non incontrava eccessive difficoltà a trattare con loro.

— Che genere di governo avresti in mente? — domandò Stuart in tono cauto. — Hai abolito la proprietà privata. Sei una comunista?

— Io sono, temporaneamente, un dittatore assoluto. Faccio le cose che ritengo indispensabili, nell'ordine dettatomi da un'approfondita riflessione. Ho abolito la proprietà privata in quanto Bellinzona non appartiene a nessuno. Finora i potenti hanno abitato negli edifici più grandi, mentre i poveri non avevano nemmeno di che vestirsi. Ciò è potuto accadere perché non c'erano leggi, qui, quando la gente è arrivata. La soluzione che ho voluto imporre consiste, primo, nell'abolire la schiavitù, e, secondo, nell'eliminare gli spropositati profitti che gl'individui più spietati avevano realizzato semplicemente perché erano dei gran figli di puttana. Ecco qui una delle gatte di cui dicevo. Ora come ora, io possiedo la città di Bellinzona. Ma in effetti non ne ho alcun bisogno, e non la voglio. Quindi ho intenzione di restituire gli edifici, gli alloggi, le barche alla gente… e desidero farlo in modo equo. Ci sono tante persone che hanno lavorato sodo. Hanno costruito le barche, per esempio. E io, in un colpo solo, le ho derubate di ogni cosa. Una delle operazioni per le quali conto sul vostro aiuto, sarà escogitare un qualche meccanismo di cernita per soddisfare le richieste di beni personali, di immobili, di abitazioni. Insomma… sì, diciamo pure che al momento sono una specie di comunista, ma prevedo che le cose cambieranno.

— Perché non lasciare tutto allo Stato? — domandò Trini.

— Anche questa sarà una scelta vostra. Personalmente vi consiglierei di evitarlo. Credo che sarete più popolari e dormirete sonni più tranquilli se cercherete di andare incontro alle istanze della popolazione evitando formule assolutistiche. Questo, comunque, potrebbe anche essere nient'altro che un mio personale preconcetto. Riconosco di avere una certa inclinazione per la proprietà privata e la democrazia, in fondo è lo stampo in cui mi sono formata. Ma non ignoro che esistono altre ideologie.

Osservò di nuovo Stuart e Trini soppesarsi con sguardi meditabondi. Aveva la netta sensazione che, se fosse riuscita a convincerli, molto probabilmente si sarebbero rivelati due collaboratori in gamba.

— Per il momento — riprese — mi serve una risposta precisa. Ve la sentite di lavorare con me, pur sapendo che le mie decisioni rimangono irrefutabili?

— Ma se non accetti le opinioni altrui, che te ne fai di noi?

— Per chiedervi consiglio quando devo decidere. Per ascoltare le vostre critiche nel caso riteniate che ho deciso male. Fermo restando che la decisione spetta a me.

— Ma abbiamo davvero scelta? — chiese Trini.

— Senza dubbio. Non ho intenzione di uccidervi. Se rifiuterai, ti lascerò andare, e farò venir qui un'altra Libera Femmina, e continuerò così finché non ne avrò trovata una che sia disposta a darmi una mano per reinserire la vostra comunità nel tessuto sociale della città. Prima o poi capiterà, lo sai.

— Sì, lo so. E potrei anche essere io, quella che cerchi.

Stuart levò lo sguardo verso Cirocco.

— La mia risposta? Certo che me la sento. Anzi, comincio subito col dirti che è un grave errore consentire ai titanidi di uccidere gli umani. Favorirà l'insorgere di pregiudizi razziali.

— È un rischio che sono disposta a correre. I titanidi sono perfettamente in grado di badare a se stessi. Se qui c'è qualcuno in pericolo, è la razza umana, non certo i titanidi. Se a conti fatti la questione non potrà risolversi pacificamente, loro non faranno altro che sterminarvi dal primo all'ultimo, uomini, donne e bambini.

Stuart apparve sbalordito, poi riprese un'aria assorta. Cirocco la trovò una reazione molto naturale. Nemmeno sette anni di Bellinzona erano riusciti ad intaccare l'antropocentrica convinzione di quell'uomo che, alla fine, gli umani avrebbero comunque trionfato su tutte le altre specie, proprio come avevano già fatto sulla Terra. Solo un momento prima egli era giunto alla consapevolezza che le cose sarebbero potute anche andare diversamente. Era un concetto che non gli piaceva.

E quante altre ne avrebbe fatte, da lì in avanti, di quelle scoperte sgradevoli…

TREDICI

A Rocky non andava a genio il mestiere di poliziotto. E non era il solo. Nessun titanide amava quel lavoro. Ma il Capitano aveva garantito, con gran sfoggio di solenni promesse, che così bisognava fare, se si voleva giungere a recuperare il Bambino, e quindi Rocky svolgeva con la massima diligenza il suo servizio di pattuglia.

Non poteva certo dire di essersi annoiato, in quel periodo.

Il primo giorno aveva partecipato all'assalto al quartier generale di un potente capintesta, operazione che aveva lasciato sul terreno trecento morti, compreso un titanide trafitto al capo da una freccia. Lui stesso aveva subito una non grave ma dolorosa ferita da strale nella parte posteriore del fianco sinistro, e trattava tuttora la relativa gamba con particolare riguardo.