Era un'arma straordinaria. E Rocky la odiava con tutto il cuore. A partire dal modo in cui gli pesava nella sacca, sino agli esiti spaventosi della sua terribile precisione, era una cosa malvagia sott'ogni punto di vista. Egli si augurava di vedere il giorno in cui tutti quegli strumenti di morte sarebbero stati totalmente cancellati dalla faccia di Gea.
Così riflettendo, si approssimò alla gente urlante.
C'era un uomo che aveva afferrato una donna per una braccio e se la stava brutalmente trascinando appresso, mentre quella continuava a gridargli oscenità. Che egli non mancava di restituirle, insulto dopo insulto. Li seguiva un ragazzo in pianto. Un gruppetto di persone si era fermato ad osservare, evitando però d'interferire. A Rocky pareva di aver già assistito almeno una dozzina di volte, a scene del genere.
Mentre lui si avvicinava, l'uomo, che di certo non doveva essersi reso conto della sua presenza, smise di trascinare la donna e le appioppò un pugno. La colpì di nuovo, e poi ancora… e a questo punto si accorsero entrambi che vicinissimo a loro c'era un titanide con la pistola spianata.
— Lasciala immediatamente — ordinò Rocky.
— Senti, io non volevo mica…
Rocky gli diede in testa un colpetto leggero, scegliendo un punto dove sapeva che il trauma avrebbe causato le minori conseguenze, e l'uomo stramazzò. La donna, come Rocky aveva più o meno previsto, subito s'inginocchiò accanto all'uomo accasciato e scoppiò a piangere, cullandogli la testa fra le mani.
— Non portarmelo via! — singhiozzava. — È stata tutta colpa mia!
— Alzati — le ingiunse Rocky. E, siccome non obbediva, provvide lui a tirarla su. Il poco che portava indosso non bastava a nascondere un'arma. Rocky allungò indietro una mano a frugare nella bisaccia e ne tirò fuori un corto pugnale d'acciaio, del tipo che a Bellinzona era ben noto col nomignolo di "taglianoci".
— Non lo sai che devi sempre recare con te uno di questi? — le chiese.
— Non lo voglio. Non so che farmene di un coltello.
— Come preferisci. — Rocky lo rimise a posto. — Per il momento sei ancora in regola. Ma fra un ettoriv infrangerai la legge, a non girare armata. La punizione per la prima infrazione prevede un chiloriv in un campo di lavoro. Ti suggerisco di consultare, per i particolari, gli appositi comunicati affissi agli albi municipali, in quanto l'ignoranza non è accettabile come scusa. Se non sai lèggere, potrai rivolgerti ad un interprete che…
La donna gli si gettò addosso mulinando goffamente i pugni. Se l'era aspettato. Gli servivano testimoni, e voleva che la donna tentasse di malmenarlo, soprattutto perché non gli andava affatto l'idea di lasciarle quel bambino in lacrime. Aspettò che avesse sferrato qualche innocuo colpo, poi mise anche lei fuori combattimento.
— Aggressione nei confronti di un agente di polizia — disse a beneficio della piccola folla che si era assembrata, e nessuno ebbe nulla da eccepire. Il ragazzino s'era sciolto in un pianto ancora più dirotto. Doveva essere sugli otto anni, opinò Rocky, ma avrebbe potuto sbagliarsi. Valutare l'età dei giovani umani era sempre un problema, per i titanidi.
— È tua madre, questa donna? — chiese al ragazzo, che però era troppo sconvolto anche solo per udire la domanda. Rocky si rivolse di nuovo alla folla.
— Qualcuno di voi sa se questa è la madre del bambino?
Si fece avanti un uomo.
— Sì, è suo figlio, o almeno così dice lei.
Pareva probabile, in effetti, che fosse la madre naturale. Rocky ne era quasi certo, in quanto quella lì non sembrava affatto il tipo di donna che avrebbe adottato uno degl'infiniti trovatelli di Bellinzona.
— C'è qualcuno, in questa comunità, disposto ad assumersi la responsabilità del bambino? — Che presa in giro, pensò Rocky. Una comunità, proprio. Era la procedura prevista, d'altra parte, e Cirocco sosteneva che tra non molto le comunità avrebbero davvero incominciato a svilupparsi. — In caso negativo, lo porterò all'ospizio per trovatelli, dove si prenderanno cura di lui finché sua madre non tornerà dal campo di lavoro.
Incredibilmente, un altro uomo uscì dalla folla e venne avanti.
— Lo prendo io — dichiarò.
— Signore — iniziò a dire Rocky — in tal caso le sue responsabilità comportano…
— Lo so benissimo cosa comportano. Li ho letti tutti quanti, quei maledetti comunicati. Molto attentamente. Vattene pure via con questi due deficienti, che al moccioso un posto da dormire glielo trovo io.
C'era un'ombra di rabbia nelle parole dell'uomo, un vago tono di sfida. Gli umani sono perfettamente capaci di arrangiarsi da sé, proclamavano chiaramente fra le righe. Ma, seppure a denti stretti, contenevano anche una certa dose di rispetto. A Rocky andavano bene entrambe le soluzioni. In circostanze di quel genere gli era conferita l'autorità di prendere autonome ed immediate decisioni, e giudicò che il ragazzo se la sarebbe cavata benissimo, affidato a quell'uomo.
Legò quindi i prigionieri, se li sistemò saldamente sul dorso e partì alla volta della prigione. Strada facendo, Tamburina s'insinuò di nuovo nei suoi pensieri.
Madre, cosa ti addolora? La domanda di Tamburina fu ad un tempo assai più semplice e molto più complessa della sua trasposizione in lingua umana. "Madre", ad esempio, costituisce una grossolana e drastica semplificazione del termine titanide utilizzato da Tamburina. La domanda stessa, nel suo complesso, possedeva piuttosto la struttura di un'onda emotiva.
Fatti. Relazioni interpersonali e interrazziali. La vita.
Madre, debbo proprio nascere?
Amerai la vita, figlia mia. Quasi sempre.
QUATTORDICI
Sin dal giorno della presa di potere, Nova era stata indaffarata come potrebbe esserlo una strega con tre buchi nella tuta spaziale e solo due toppe per ripararli.
Cirocco pareva che non dormisse mai. E Nova c'era quasi arrivata anche lei, a quello stadio. Dall'invasione era ormai trascorso quasi mezzo chiloriv. Lei non aveva avuto granché da fare all'inizio, tranne tenere il conto dei morti e dei feriti. Man mano però che entravano in vigore le leggi e s'avviava il censimento generale, il suo carico di lavoro era andato costantemente aumentando. Bisognava contare non solo la gente, ma anche le abitazioni, ed era previsto pure un inventario di tutte le ex proprietà private.
Tutto il comparto elaborazione dati era stato affidato a Nova.
Ci vogliono i computer anche per fare una rivoluzione, aveva pensato la ragazza.
S'era ritrovata con la qualifica di Primo Burocrate, il che per lei non significava nulla, a parte il fatto che le impediva di andare in giro per le strade con una spada al fianco. Soluzione, questa, che la trovava del tutto consenziente. Ormai si azzuffava solo se non poteva proprio farne a meno, e a dire il vero stava diventando molto abile a tenersi alla larga da ogni occasione.
Lei e Conal, da questo punto di vista, avevano molto in comune.
Il pensiero di Conal le provocò un momentaneo malumore. Distolse lo sguardo dal monitor e si applicò a qualche semplice esercizio distensivo.
Subito dopo il ritorno da Pandemonio era avvenuto uno scontro inevitabile. Nova aveva preteso di sapere se le affermazioni di Gea erano davvero nient'altro che propaganda, e Robin, pur con riluttanza, s'era decisa a dirle la verità. Nova l'aveva conseguentemente informata che, da lì in avanti, non si considerava più figlia di Robin.
Sospirò, scansandosi i capelli che le ricadevano sugli occhi.
Nel corso delle interminabili riunioni tenutesi a Tuxedo Junction prima dell'invasione, era venuto fuori che Nova aveva il bernoccolo dei computer. Le vecchie macchine di Chris erano state quindi riesumate, spolverate, messe in funzione ed approntate in vista del gran giorno. Da quel momento, Nova aveva trascorso davvero poche ore lontana da monitor e tastiere.