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Non aveva difficoltà ad ammettere con se stessa ch'era un modo decisamente interessante di assistere a una rivoluzione.

Fu lei la prima a rilevare una diminuzione delle esecuzioni sommarie. Fu lei, prima d'ogni altro, a sapere che il tasso di ammissione ai campi di lavoro stava calando. Fu Nova che consegnò alla Maga le prime valutazioni numeriche in ordine alla popolazione di Bellinzona.

Risultò che in città vivevano quasi mezzo milione di umani, circostanza che sorprese tutti eccetto Conal. Le macchine di Nova erano in grado di catalogarli in base a tutti i parametri possibili e immaginabili, dalla nazionalità all'età, dal sesso alla lingua, all'altezza, al peso, al colore degli occhi. Proprio un censimento coi fiocchi. Destinato a fornire le basi per il sistema generale d'identificazione che avrebbe visto la luce in un futuro ancora piuttosto nebuloso. Nova aveva, a propria disposizione, una squadra di cento informatori che foraggiavano incessantemente il suo cervellone. I risultati li sottoponeva a Cirocco e al Consiglio di Governo.

Tale Consiglio, al momento, governava più di nome che di fatto. Era Cirocco che continuava a guidare la città con ferrea mano dittatoriale, su ciò nessuno nutriva il benché minimo dubbio.

Non appena ne aveva saputo un po' di più, Nova era rimasta letteralmente affascinata dai peculiari connotati dell'economia di Bellinzona. Esisteva, in essa, un fattore cruciale che aveva provocato a Cirocco infinite preoccupazioni. Nova l'aveva chiamato Fattore Manna.

Sebbene Gea non esercitasse alcun potere su Dione, dominava però il Raggio sovrastante la regione. Allorché aveva deciso di riversare i profughi di guerra umani nella nuova città di Bellinzona, s'era a quanto pare anche preoccupata di conservare su di essi una qualche forma di controllo. Da qui l'invenzione della manna. Come può dedursi dal nome stesso, si trattava di un cibo che cadeva dal cielo. Cresceva su mille miliardi di piante abbarbicate lassù, nel tenebroso ventre del raggio di Dione, ed ogni pochi ettoriv scendeva a diffondersi sul territorio sottostante come da una cornucopia che riversasse i suoi doni. La manna giungeva sotto forma di sferoidi delle dimensioni di noci di cocco, fluttuanti all'estremità di piccoli paracadute. Nonostante l'adozione di tale accorgimento, era buona norma mettersi al riparo, quando pioveva manna.

Al pari delle noci di cocco, le unità di manna possedevano gusci piuttosto tenaci, resistenti all'impatto col suolo ma non duri al punto che non si riuscisse a spaccarli. All'interno di ciascun involucro era contenuta una fra tante varietà di polpa sostanziosa, rinvenibile in numerosi gusti e provvista di tutte le vitamine e sali minerali di cui un essere umano poteva necessitare per mantenersi in buona salute. La manna era in effetti un cibo a tal punto completo e nutriente, che coloro i quali ne facevano un uso esclusivo — in pratica gran parte della popolazione — si conservavano più sani di chi invece integrava la propria dieta con esotici e dispendiosi prodotti vegetali e animali di origine dioniana. Mangiando manna, i grassi perdevano chili sino a raggiungere un equilibrato peso-forma, e la gente affetta da carenze vitaminiche guariva in capo a pochi chiloriv. La manna ostacolava la carie dentaria, purificava il respiro, leniva i crampi mestruali, curava la calvizie. Ovviamente era un segno di distinzione sociale, a Bellinzona, il fatto di non avere mai mangiato quella roba.

La manna si conservava per due chiloriv. Chiunque non fosse totalmente inetto era in grado di metterne da parte a sufficienza per tirare avanti fino alla prossima distribuzione. Quei pochi che per incapacità o imprevidenza non facevano provvista, quando arrivava la fame erano bell'e pronti a ridursi in schiavitù.

Naturalmente, Gea dava e Gea prendeva. A Dione c'era un tempo tremendo. Non che facesse mai troppo freddo, ma ne faceva quasi sempre abbastanza da mantenere le rabbrividenti masse dei diseredati senzatetto in una condizione di perenne torpore. E poi pioveva a catinelle. Di conseguenza, un luogo ove ripararsi era considerato necessità primaria, qualcosa per cui valeva la pena d'impegnarsi duramente. Ma non era facile per nulla riuscire a procurarselo, in quanto i vari Padroni si tenevano stretto ogni centimetro ch'erano riusciti ad arraffare, e rivendevano a carissimo prezzo il diritto di dormire al coperto.

Comunque, a parte la ricerca d'asilo e la raccolta di manna più o meno una volta al chiloriv, non c'era molto da fare per sopravvivere a Bellinzona. Cirocco aveva definito quella situazione il non plus ultra in fatto di stato assistenziale.

Ma sapeva benissimo che, poco dopo la sua presa di potere, la manna avrebbe inevitabilmente cessato di piovere dal cielo. Non c'era tempo da perdere.

Il primo e fondamentale scopo della sua amministrazione era quindi consistito nel trovare i mezzi per nutrire la popolazione. Era un impegno che veniva prima d'ogni altro, un fine ancora più importante della legge e dell'ordine pubblico. E andava raggiunto ad ogni costo, perché non poteva esservi nulla di peggio che una città soggiogata… ma affamata.

Cirocco s'era sentita cogliere dallo sgomento, quando Nova le aveva mostrato le prime incontrovertibili stime demografiche. Aveva previsto di dover nutrire una città di non più di due o trecentomila abitanti, e invece…

Tuttavia non s'era persa di coraggio. Il lago Moira brulicava di pesci commestibili. Le zone pianeggianti che si stendevano all'estremità della Baia Piperita erano fertili. Le messi geane crescevano in fretta. La soluzione era a portata di mano, ma non con una popolazione libera di fare i propri comodi. Bisognava per forza ricorrere al lavoro coatto. Alcune delle leggi già in vigore erano state appunto ideate guardando a quello specifico problema. Riempire le prigioni era essenziale alla realizzazione dei suoi piani, in quanto lei non s'illudeva affatto di vedere legioni di volontari farsi avanti per spianare la giungla e dedicarsi ai raccolti. I delitti di sangue venivano dunque puniti all'istante tramite esecuzione capitale: una bocca in meno da sfamare. Gli altri crimini comportavano un lungo periodo di reclusione in un campo di lavoro. Cirocco era stata pronta a spingersi fin dove necessario. Avrebbe proclamato illecito penale persino lo starnutire in pubblico, se fosse stato indispensabile per riempire i campi. Per fortuna i cittadini di Bellinzona le erano venuti incontro, provvedendo a violare le disposizioni di legge già esistenti, e più che ragionevoli, in numero sufficiente a garantirle una forza-lavoro adeguata alla bisogna.

Così, quando la manna smise di cadere, Bellinzona era pronta.

QUINDICI

Senza neanche rendersi conto di come fosse accaduto, Valiha e Virginale si ritrovarono a far parte della schiera dei pescatori. Né l'una né l'altra, prima di allora, aveva mai preso un pesce con la rete.

Gli umani che s'intendevano d'imbarcazioni si erano messi, sotto l'ègida delle ordinanze municipali, al comando di tutti i battelli di Bellinzona che fossero in grado di salpare l'ancora. Durante l'ultimo decariv la flotta aveva incrociato al largo, Valiha e Virginale in testa. Loro compito precipuo era avvistare le sottomarine.

A Bellinzona avrebbe potuto esistere già da tempo un'industria del pesce, se non fosse stato per la circostanza che le imbarcazioni pilotate da umani che osavano avventurarsi ad oltre dieci chilometri dalle immediate vicinanze della città venivano senza indugio divorate. Le sottomarine avevano un appetito senza limiti, ed erano di bocca buona.

Ma il Capitano aveva stabilito con loro una sorta di trattato, e quell'accordo funzionava così bene che non solo i battelli non venivano più mangiati, ma la squadra peschereccia poteva adesso incontrarsi con le flottiglie di sottomarine e trovare le acque disseminate di branchi di pesci, rigurgitati ancora vivi dopo essere stati poco prima rastrellati dalle grandi fauci delle gigantesche creature.