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Le sottomarine avevano un proprio canto. Valiha e Virginale lo intonavano facilmente, sebbene esso non facesse parte del loro repertorio nativo, e i leviatani emergevano dalle profondità per cedere gran parte delle loro prede alla città affamata.

Era un miracolo.

Che proprio ora si andava rinnovando. Ritta a prua di uno dei battelli più grandi della flotta, Valiha sciorinava il canto delle sottomarine, mentre a breve distanza l'enorme mole di una di quelle creature diguazzava appena sotto la superficie. Grandi spruzzi d'acqua zampillavano alti in direzione delle barche più piccole e delle reti che attendevano dispiegate in mezzo ad esse, un torrente di sbalorditi e disorientati pesci vanamente guizzanti che sfuggivano alle fauci della sottomarina solo per cacciarsi nella trappola tesa dagli umani.

Era uno spettacolo affascinante. Negli ultimi tempi i pescatori, al momento di ritrarre le reti, avevano incominciato ad intonare una loro versione del canto delle sottomarine. Valiha ascoltò con orecchio critico. Sebbene mancasse delle sfumature del canto titanide, quel modular di voci, al pari di tant'altre manifestazioni musicali degli umani, possedeva una sua semplice vitalità niente affatto spiacevole. Un giorno, forse, le sottomarine avrebbero reagito al solo canto umano. E sarebbe stato un bene, poiché Valiha non desiderava restare al comando della flotta per il resto della vita.

C'erano state acque agitate, le prime volte. Con un gruppetto di marinai esperti e un gran numero di poliziotti umani e una manciata di titanidi era stato possibile mettere in mare solo un carico di recalcitranti prigionieri. Le prime spedizioni avevano prodotto quasi nient'altro che vesciche e schiene a pezzi. Ma la polizia umana vegliava con zelo — magari anche un po' troppo, a parere di Valiha — e ben presto, per lo meno, s'erano messi tutti quanti al lavoro col massimo impegno. Poi aveva incominciato a nascere lo spirito di corpo. Mettendo radici pian piano, all'inizio. Attualmente, però, a Valiha capitava sempre più spesso di cogliere, fra i banchetti del brulicante mercato del pesce, dialoghi dai quali traspariva chiara la crescente coscienza di gruppo che quella gente andava acquisendo, unita, quel che più conta, alla sottile sensazione di essere migliori di quei fannulloni che restavano a terra. Adesso bastava assai meno polizia per tenerli sotto controllo. Quando la flotta salpava l'ancora, i marinai spiegavano le vele di buona lena, e allorché il pesce veniva avvistato si levavano grandi acclamazioni. C'erano cori che s'intonavano alla partenza e cori che scandivano il ritorno, oltre al marinaresco canto derivato dall'appello titanide alle sottomarine.

Ed era un bene che così fosse, si diceva Valiha. L'ultima pioggia di manna era giunta in ritardo di parecchi giorni, e una volta aperti gl'involucri il contenuto s'era rivelato troppo rancido per essere mangiato.

Bellinzona era ormai affidata a se stessa.

SEDICI

— Guadda Gea — disse Adam.

— Eh sì, è proprio lei — confermò Chris, col tono più disinvolto che gli riuscì di sfoderare. Adam lasciò andare i giocattoli e sedette davanti allo schermo televisivo.

Chris era già stato abbastanza in pensiero quando Gea si era limitata ad apparire nei vecchi film di Marilyn Monroe. Lui e Adam li avevano visti e rivisti tutti almeno una dozzina di volte, e ormai il piccolo se n'era assolutamente stufato.

Ma poi, circa un chiloriv dopo l'esibizione acrobatica che aveva tanto turbato Gea, era accaduto qualcosa di nuovo. Gea aveva fatto la sua comparsa in un cartone animato.

Avrebbe dovuto aspettarselo. Era un trucco abbastanza facile da realizzare, e non sarebbe finita lì. Ma Chris aveva fatto a meno della TV per oltre vent'anni, e di certe possibilità se n'era completamente dimenticato.

La prima volta era successo in un cartone animato di Betty Boop, tramite una semplice sostituzione d'immagine. In tutti i punti dell'originale in cui era apparsa Betty Boop, Gea l'aveva sostituita con un'animazione, stilizzata ma facilmente riconoscibile, avente le fattezze di Marilyn Monroe. La colonna sonora era rimasta inalterata.

Se ci riuscivano i computer terrestri, era logico che potesse farlo anche Gea.

Più tardi, lei cominciò ad apparire nei film che Chris sapeva essere i preferiti di Adam. E qui si trattava di trucchi molto più sofisticati, che comportavano una sostituzione dell'intero corpo, una perfetta simulazione del volto e persino l'impiego della stessa voce del clone Monroe/Gea. Risultava impossibile accorgersi della contraffazione. Era un gioco di prestigio cinematografico senza la minima sbavatura, uno sfoggio di effetti speciali all'ennesima potenza.

Fu un'esperienza visiva decisamente bizzarra vedere Marilyn Monroe nel ruolo di protagonista in Dalla Cina con furore: una figura formidabile, che sostituiva Bruce Lee in ogni piroetta, in ogni balzo, in ogni torva occhiata. Gli attori cinesi erano tutti doppiati, ma Gea/Lee parlava in presa diretta con perfetto sincronismo labiale. Lee, ovviamente, nei suoi film se n'era quasi sempre andato in giro senza camicia, e quindi Gea faceva altrettanto. E poi c'erano quelle scene d'amore…

Impossibile prevedere da dove Gea avrebbe deciso di sbucar fuori. Chris la vide nei panni di Biancaneve, Charlie Chaplin, Cary Grant, Indiana Jones… Apparve anche in vecchi film a episodi della RKO, che venivano proposti al ritmo di una puntata al giorno. La programmazione televisiva di Pandemonio si manifestava sempre più orientata alla violenza, e anche i film comici tendevano ormai nettamente verso la farsa grossolana.

Chris non poteva farci praticamente nulla. Almeno in parte se l'era aspettato, ma la situazione sfuggiva ugualmente al suo controllo. Gea continuava le sue visite ad intervalli regolari. Ogni volta si avvicinava un pochino di più, ma continuava a rimanere piuttosto distante. Non correva alcun rischio di spaventare il bambino.

La sola cosa che Chris poteva fare, era voler bene a suo figlio.

Il che, rifletteva, non era per nulla da sottovalutare. Sapeva con certezza che Adam lo ricambiava. Però sapeva anche quanto l'affetto di un bambino possa essere incostante. Un giorno o l'altro sarebbe venuta la resa dei conti. Su questo non poteva sussistere il minimo dubbio. Ma l'esito, quello sì, non era affatto scontato.

— Ciao, Gea — disse Adam salutando con la manina in direzione dello schermo.

— Ciao, Adam, bambino mio adorato — rispose Gea.

Chris alzò la testa di scatto. L'immagine di Gea si era fermata, volgendo le spalle all'azione che continuava a svolgersi dietro di lei. Ora guardava direttamente Adam, e sorrideva.

Adam non aveva ancora capito. Fece una risatina, e disse un'altra volta ciao.

— Che fa di bello, il mio Adam? — gli domandò Gea. Sullo sfondo c'era una scena di lotta. Qualcuno scagliò una sedia, Gea si chinò di colpo per evitarla, e quella le volò sopra la testa. — Ohilà! mi ha quasi presa!

Adam scoppiò a ridere forte.

— Pesa! — strillò. — Pesa!

— E invece non mi avranno! — proclamò Gea veemente, e con abile mossa si girò a parare l'assalto di un omaccione dal cappello nero. Lo colpì con una fulminea combinazione sinistro-destro-sinistro, e quello stramazzò. Gea si stropicciò sdegnosa l'un l'altra le palme, e rivolse al bambino un altro bel sorriso.

— Piace, al mio Adam?

— Mi piace, mi piace! — gridò lui fra le risate.

Che mi venga un accidente, pensò Chris, stupefatto.

DICIASSETTE

Serpentone caracollò fragorosamente lungo il campo, frammenti di zolle erbose che gli schizzavano da sotto gli zoccoli, le zampe anteriori che giostravano abilmente col pallone bianco e nero. Lo calciò alto di fianco, e Mandolino s'impennò sulle zampe posteriori per deviarlo di testa all'incirca in direzione di Zampogna, che lo mancò, assistendo impotente mentre Marimba della squadra dei Diesis lo passava a Clavicembalo, il quale partì in quarta verso la porta dei Bemolle. Serpentone rimase in vigile attesa sulla metà campo, e quando Balalaika riconquistò la sfera e la rifilò a Pianoforte, lui era in posizione giusta per coglierla al volo. Adesso il pallone era di nuovo tutto suo, e corse come il vento, quel Pelè del calcio a quattro zampe, puntando deciso verso il portiere dei Diesis, che cercò disperatamente d'indovinare le sue mosse, scartò a sinistra, poi a destra, quindi ancora a sinistra… per trovarsi infine dalla parte sbagliata allorché Serpentone alzò la palla di ginocchio, proiettò di scatto il capo in avanti… e mancò deliberatamente il tiro di testa. D'un balzo prodigioso il portiere si gettò di nuovo sulla sinistra…