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Ricordò le parole del Kalima 467 della Bibbia C.O. di Yueh, e disse: «’L’acqua è l’inizio di ogni vita’».

Jessica lo fissò. Dove ha imparato questa citazione? si chiese. Non ha mai studiato i misteri.

«Così è detto» replicò Chani. «Giudichar mantene: è scritto nel Shah-Nama che l’acqua è stata l’origine di ogni cosa creata.»

Jessica ebbe un brivido improvviso, per una ragione che non riuscì a spiegare (e questo la spaventò molto di più della sensazione). Si voltò per nascondere la sua confusione, appena in tempo per vedere il sole che scompariva all’orizzonte. Colori smaglianti esplosero nel cielo.

«È l’ora!»

La voce di Stilgar risuonò nella caverna: «L’arma di Jamis è stata uccisa. Jamis è stato chiamato da Lui, da Shai-hulud, il quale ha ordinato le fasi delle lune che svaniscono ogni giorno di più, per diventare alla fine sottili ramoscelli disseccati». La voce di Stilgar si abbassò: «Così è stato con Jamis».

Il silenzio calò come un velo palpabile sulla caverna.

Jessica distinse nell’ombra la grigia figura di Stilgar nelle viscere tenebrose della caverna. Fissò nuovamente il bacino e sentì sul viso il fresco preludio della notte.

«Gli amici di Jamis si avvicinino» fece Stilgar.

Dietro a Jessica, alcuni uomini calarono una tenda sull’apertura. Un solo globo luminoso risplendeva in alto, in fondo alla caverna. Il bagliore giallo rivelò una folla in movimento. Jessica ascoltò il lento fruscio delle vesti.

Chani avanzò di un passo, attirata dalla luce.

Jessica si piegò verso Paul e gli parlò all’orecchio nel dialetto di famiglia: «Seguili. Fai come loro. È una semplice cerimonia per placare l’anima di Jamis».

Sarà molto più di questo, pensò Paul. Sentì come una lacerazione nella sua intima consapevolezza, come se cercasse di afferrare qualcosa in perenne movimento.

Chani scivolò al fianco di Jessica e le afferrò una mano: «Vieni, Sayyadina. Noi dobbiamo restare appartate».

Paul le osservò mentre sparivano nell’ombra, lasciandolo solo. Si sentì abbandonato.

Gli uomini che avevano calato la tenda gli si avvicinarono.

«Vieni, Usul.»

Lasciò che lo guidassero, che lo spingessero all’interno di un cerchio che si era formato attorno a Stilgar, il quale era in piedi sotto il globo luminoso, accanto a un oggetto informe e angoloso avvolto in un mantello.

I Fremen, a un gesto di Stilgar, si accovacciarono al suolo con un intenso fruscio. Paul seguì il loro esempio, sempre con gli occhi puntati su Stilgar. Sotto il globo luminoso, gli occhi del Fremen erano due voragini oscure, mentre la tela verde brillava intorno al suo collo. Paul abbassò lo sguardo sul mucchio informe ai piedi di Stilgar e riconobbe l’impugnatura di un baliset che usciva dal mantello.

«Lo spirito lascia l’acqua del corpo quando si alza la prima luna» intonò Stilgar. «Così è detto. Quando la prima luna si alzerà, questa notte, chi chiamerà?»

«Jamis» dissero i Fremen in coro.

Stilgar girò su se stesso, facendo passare il suo sguardo sul cerchio dei volti: «Ero amico di Jamis» disse. «Al Buco nella Roccia, quando il falco meccanico si è precipitato su di noi, è stato Jamis a salvarmi.»

Si curvò, tolse il mantello dal mucchio. «In quanto amico di Jamis, prendo questo mantello. È il diritto del capo.» Si avvolse nel mantello, raddrizzandosi.

Ora Paul vide esposto il contenuto del mucchio: la lucentezza grigia di una tuta, un literjon tutto ammaccato, un fazzoletto e un piccolo libro, l’impugnatura priva di lama di un cryss, un fodero vuoto, un frammento di tessuto ripiegato, una parabussola, un distrans, un martellatore, una pila di ami metallici grossi come un pugno, minuscoli frammenti di roccia avvolti in un panno, una manciata di piume legate insieme… e un baliset.

Così, Jamis suonava il baliset, pensò Paul. Lo strumento gli ricordò Gurney Halleck, e tutto quello che era perduto. Paul sapeva, grazie alla sua memoria del futuro, che alcune linee casuali avrebbero potuto farlo incontrare un giorno con Halleck, ma le intersezioni erano poche e confuse. Questo l’inquietò. Fu sgradevolmente colpito da questo fattore d’incertezza. Vuol dire forse che io farò qualcosa… che potrei farla… e Gurney sarà distrutto… o riportato in vita?… oppure…

Paul inghiottì, e scosse la testa.

Di nuovo, Stilgar si piegò sul mucchio.

«Per la donna di Jamis e per le guardie» disse. I frammenti di roccia e il libro sparirono tra le pieghe del suo mantello.

«Il diritto del capo» intonò la folla.

«Il contrassegno del servizio da caffè di Jamis.» Stilgar sollevò un piccolo disco di metallo verde. «Sarà offerto a Usul al nostro ritorno al sietch, durante la cerimonia.»

«Il diritto del capo» disse ancora la folla.

Infine, Stilgar impugnò il manico del cryss. «Per la Piana dei Morti.»

«Per la Piana dei Morti» ripeté la folla.

In piedi nel cerchio, sul lato opposto a Paul, Jessica annuì riconoscendo le antiche fonti del rito, e pensò: L’incontro fra l’ignoranza e la conoscenza… fra la brutalità e la cultura, tutto incomincia con la dignità che usiamo nei confronti dei morti. Fissò Paul e si chiese: L’ha capito? Saprà come fare?

«Noi siamo gli amici di Jamis» disse Stilgar. «Noi non piangiamo i nostri morti come un branco di garvarg.»

Alla sinistra di Paul, un uomo dalla barba grigia si alzò: «Io ero amico di Jamis» dichiarò. Si avvicinò al mucchio, prese il distrans. «Quando l’acqua mi mancò all’assedio dei Due Uccelli, Jamis mi offrì la sua.» L’uomo ritornò al suo posto nel cerchio.

Devo forse dire anch’io che ero amico di Jamis? si chiese Paul. Si aspettano che anch’io prenda qualcosa da quel mucchio? I Fremen si voltarono a guardarlo, poi distolsero gli occhi. Sì, se lo aspettano.

Dalla parte opposta di Paul, un altro uomo si alzò, si avvicinò al mucchio e ne tolse la parabussola. «Io ero amico di Jamis» disse. «Quando la pattuglia ci sorprese nell’Ansa della Collina e io fui ferito, Jamis li respinse, e tutti i feriti furono tratti in salvo». Ritornò al suo posto nel cerchio.

Ancora una volta i Fremen si voltarono verso Paul, e lui colse l’attesa in loro. Abbassò gli occhi. Un gomito l’urtò e una voce gli disse, sibilando: «Vuoi forse distruggerci tutti?»

Come posso dire che ero suo amico? pensò Paul.

Un’altra figura si alzò dal cerchio di fronte a lui, e quando il volto incappucciato si fece avanti alla luce, Paul riconobbe sua madre. Jessica prese il fazzoletto dal mucchio di oggetti: «Io ero amica di Jamis» disse. «Quando lo spirito degli spiriti che era in lui vide quant’era necessaria la verità, si ritirò e risparmiò mio figlio.» E riprese il suo posto nel cerchio.

Paul si ricordò del disprezzo nella sua voce, quando gli aveva detto, dopo il combattimento: «Ebbene… come ci si sente a essere un assassino?»

Una volta ancora tutti si voltarono a guardarlo, e sentì nuovamente la rabbia e la paura. All’improvviso, ricordò un librofilm che sua madre gli aveva proiettato: Il Culto dei Morti. Ora sapeva quello che doveva fare.

Lentamente, si alzò.

Un sospiro attraversò il cerchio.

Paul, avanzando verso il centro, ebbe l’impressione che il suo Io si cancellasse progressivamente. Era come se avesse smarrito là dentro un frammento di se stesso. Si curvò sul mucchio degli oggetti e afferrò il baliset. Una corda s’impigliò e produsse un dolcissimo accordo.