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Per le urì dell’Harem Imperiale, quant’è adorabile! pensò Feyd-Rautha. E rispose: «Ucciderò qualcuno per voi, mia Signora. Col vostro permesso, lo proclamerò nell’arena».

Lei lo guardò placidamente, ma la sua voce fu come una frustata quando rispose: «Voi non avete il mio permesso».

«Feyd!» esclamò il Barone. E pensò: Questo moccioso! Vuol farsi sfidare dal Conte Assassino?

Ma il Conte si limitò a sorridere, e disse: «Uhmmmm… mmmmh…»

«Devi prepararti per l’arena, Feyd» intervenne il Barone. «Devi essere ben riposato e non correre stupidi rischi.»

Feyd-Rautha s’inchinò fremente di rabbia. «Sono certo che tutto sarà secondo i tuoi desideri, Zio.» Accennò col capo al Conte Fenring: «Signore». E alla Lady: «Mia Signora». E si voltò, uscendo a larghi passi dal salone, senza degnare di uno sguardo i membri delle Famiglie Minori, raccolti vicino alle porte.

«È così giovane» sospirò il Barone.

«Uhnmmm… davvero… uhm» fece il Conte.

Lady Fenring pensò: È forse lui il giovane cui si riferiva la Reverenda Madre? È la linea genetica che dobbiamo preservare?

«Ci resta ancora più di un’ora, prima di andare all’arena» disse il Barone. «Forse ci basterà per la nostra piccola conversazione, Conte Fenring?» Piegò a destra l’enorme testa. «Ci sono ancora molti punti da discutere.»

E pensò: Vediamo dunque come se la caverà questo lacché dell’Imperatore per trasmettermi il messaggio che porta con sé, senza spingere la sua villania al punto di dirlo ad alta voce.

Il Conte si rivolse alla Lady: «Uhmmmm… ah… mmmm, ti dispiace scusarci… uhm… mia cara?»

«Ogni giorno, e a volte ogni ora, porta dei cambiamenti» disse Lady Fenring. «Mmmmm…» Sorrise al Barone e si allontanò, facendo frusciare la lunga gonna. Avanzò, superba e regale, attraverso il salone verso le porte.

Il Barone notò che tutte le conversazioni fra le Case Minori cessarono al suo avvicinarsi e tutti gli occhi la seguirono. Bene Gesserit! imprecò dentro di sé. Quanto sarebbe meglio per tutti se ci sbarazzassimo di loro!

«C’è una zona di silenzio acustico fra i due pilastri, qui alla nostra sinistra» disse il Barone. «Potremo parlare senza timore che qualcuno ci ascolti.» Fece strada al Conte con la sua andatura ondeggiante all’interno del campo isolante e sentì che il brusio della sala diventava confuso e lontano.

Il Conte scivolò al suo fianco e ambedue si voltarono verso la parete per impedire che qualcuno leggesse loro le labbra.

«Non siamo affatto soddisfatti del modo in cui voi avete cacciato i Sardaukar da Arrakis» disse il Conte.

Diavolo, parla chiaro! pensò il Barone.

«I Sardaukar non potevano fermarsi più a lungo senza il pericolo che altri scoprissero in qual modo l’Imperatore mi aveva aiutato.»

«Ma vostro nipote, Rabban, non sembra affatto preoccupato di risolvere il problema dei Fremen.»

«Che cosa vuole, dunque, l’Imperatore?» chiese il Barone. «Non è rimasto più di un pugno di Fremen, su Arrakis. Il deserto meridionale è inabitabile e il deserto settentrionale è continuamente battuto dalle mie pattuglie.»

«Chi ha detto che il deserto meridionale è inabitabile?»

«Il vostro stesso planetologo l’ha detto, caro Conte.»

«Ma il dottor Kynes è morto.»

«Ah, sì… che sfortuna.»

«I territori meridionali sono stati sorvolati» disse il Conte. «Ci sono tracce di vita vegetale.»

«Allora la Gilda ha accettato di esplorare Arrakis dall’alto?»

«Voi lo sapete fin troppo bene, Barone, che l’Imperatore non può legalmente far sorvegliare Arrakis.»

«E io neppure» replicò il Barone. «Chi ha fatto quel volo?»

«Un… un contrabbandiere.»

«Qualcuno vi ha mentito, Conte. I contrabbandieri non possono volare sui territori meridionali, non più degli uomini di Rabban. Tempeste e tutto il resto… I segnalatori per la navigazione sono abbattuti prima ancora di essere installati.»

«Discuteremo un’altra volta dei vari tipi di tempesta.»

Ahhh, pensò il Barone. «Ho forse riferito qualcosa di sbagliato?»

«Se voi già pensate agli errori, come potrete difendervi, poi?» ribatté il Conte.

Sta tentando deliberatamente di farmi infuriare, pensò il Barone. Respirò a fondo due volte per calmarsi. Sentì l’acre odore del suo stesso sudore e all’improvviso le cinghie dei sospensori, sotto il vestito, sembrarono causargli un folle prurito.

«L’Imperatore non può inalberarsi per la morte della concubina e del ragazzo» replicò il Barone. «Sono fuggiti nel deserto, in piena tempesta.»

«Sì, capita sempre qualche incidente opportuno» fu d’accordo il Conte.

«Non mi piace il vostro tono» dichiarò il Barone.

La collera è una cosa, la violenza un’altra» disse il Conte. «Permettetemi di mettervi in guardia: se dovesse accadermi qualche sfortunato incidente mentre mi trovo qui, tutte le Grandi Case sapranno ciò che voi avete fatto su Arrakis. È molto tempo che sospettano il modo in cui voi conducete i vostri affari.»

«L’unico affare recente che io ricordi» fece il Barone, «è il trasporto di due legioni di Sardaukar su Arrakis.»

«Credete veramente di poter minacciare l’Imperatore in questo modo?»

«Non ci penso neppure!»

Il Conte sorrise. «Troveremmo sempre qualche ufficiale dei Sardaukar pronto a confessare di aver agito di testa sua perché voleva massacrare quella vostra ciurmaglia, i Fremen.»

«Molti potrebbero dubitare di una simile confessione» replicò il Barone, ma la minaccia l’aveva sconvolto: Sono veramente così devoti all’Imperatore questi Sardaukar? si chiese.

«L’Imperatore vuol controllare i vostri libri contabili» continuò il Conte.

«Quando lo vorrà.»

«Voi non avete… uhmmm… nessuna obiezione?»

«Nessuna. Il mio direttorato CHOAM può sfidare qualsiasi indagine. E pensò: Lasciamo che mi accusi falsamente, che si esponga in pubblico. E io dirò a tutti, come Prometeo: «Guardatemi, sono vittima di un’ingiustizia!» Allora, che lanci pure qualsiasi altra accusa contro di me, anche un’accusa vera, provata. Le Grandi Case non gli crederanno più!

«Non c’è alcun dubbio che i vostri libri possano sfidare qualsiasi indagine» mormorò il Conte.

«Perché l’Imperatore ci tiene tanto a sterminare i Fremen?» domandò il Barone.

«Volete cambiare argomento, non è vero?» Il Conte alzò le spalle. «Sono i Sardaukar, non l’Imperatore. Ad essi piace uccidere… e odiano lasciarsi alle spalle un lavoro incompiuto.»

Tenta di spaventarmi? Vuol ricordarmi di avere al suo fianco questi assassini bramosi di sangue? si chiese il Barone.

«Un certo numero di morti ha sempre fatto parte degli affari» disse il Barone. «Ma bisogna fissare un limite. Qualcuno deve pur sopravvivere per occuparsi della spezia.»

Il Conte scoppiò a ridere: «Sperate forse di addomesticare i Fremen?»

«Non sono mai stati abbastanza numerosi da preoccuparmi. Ma il massacro ha creato molta inquietudine nel resto della popolazione. E la tensione è giunta a tal punto, caro Fenring, che sto pensando a un’altra soluzione per il problema di Arrakis. E devo confessare che è stato lo stesso Imperatore a ispirarmi.»

«Ah?»

«Vedete, Conte, è il pianeta prigione dell’Imperatore che m’ispira, Salusa Secundus.»

Il Conte lo fissò, con un lampo negli occhi. «Quale rapporto può esistere mai fra Salusa Secundus e Arrakis?»