Lo schiavo barcollò in avanti come guidato da un filo… trascinò un piede, poi l’altro. E ogni passo era l’ultimo nel suo particolare universo. Il coltello sussultava tra le sue mani.
«Un giorno… uno di noi… ti farà… a pezzi…» balbettò.
Una piccola smorfia triste gli deformò la bocca. Cadde seduto, si abbatté al suolo, rigido e rotolò lontano da Feyd-Rautha, il volto all’ingiù.
Feyd-Rautha avanzò nell’arena silenziosa, infilò un piede sotto il gladiatore e lo girò sulla schiena perché tutti, dalle tribune, potessero contemplargli le violente contorsioni sul viso. Ma il corpo del gladiatore, una volta girato, rivelò il suo stesso pugnale conficcato nel petto.
Nonostante la frustrazione, Feyd-Rautha provò uno slancio di ammirazione per lo sforzo compiuto dallo schiavo per vincere la paralisi e piantarsi il coltello nel cuore. E nello stesso tempo capì che c’era veramente qualcosa da temere.
È terrificante ciò che trasforma un uomo in un superuomo, pensò.
Mentre si concentrava su questo pensiero, Feyd-Rautha prese coscienza del clamore esploso nelle tribune e nei palchi. Tutti applaudivano e urlavano intorno a lui freneticamente.
Feyd-Rautha alzò la testa e li guardò.
Tutti battevano le mani, fuorché il Barone il quale, sprofondato nella poltrona, lo contemplava in silenzio. Il Conte e la sua Lady lo stavano fissando con un gelido sorriso.
Il Conte Fenring si voltò verso la sua Lady: «Ahhh… uhm… un giovanotto… uhmmm… pieno di risorse. Non è vero… uhmmmm… mia cara?»
«I suoi… ahhh… riflessi sono assai rapidi» disse lei.
Il Barone lanciò un’occhiata a lei e al Conte e riportò la sua attenzione sull’arena. E dire che qualcuno è riuscito ad arrivare così vicino a uno dei miei! pensò. La rabbia, ora, prendeva il posto della paura. Farò arrostire a fuoco lento il Maestro degli Schiavi, questa notte… e se il Conte e la sua Lady hanno avuto una mano in questo…
Per Feyd-Rautha, la conversazione sul palco del Barone era qualcosa di remoto, le voci scomparivano nel battito ritmico d’innumerevoli piedi sulle tribune e nel coro di urla:
«Testa! Testa! Testa!»
Il Barone si accigliò, vedendo il modo in cui Feyd-Rautha lo guardava. Lentamente, controllando con difficoltà la sua rabbia, il Barone fece un gesto con la mano, indicando al nipote il corpo immobile sulla sabbia. Dai al ragazzo la testa… se l’è guadagnata, denunciando il Maestro degli Schiavi!
Feyd-Rautha vide il gesto di consenso, e disse tra sé: Crede di onorarmi. Che veda dunque ciò che ne penso!
I manipolatori si avvicinavano, stringendo i coltelli sega per gli onori. Con un gesto imperativo li arrestò: li vide esitare, e ripeté l’ordine. Credono di onorarmi con una testa! pensò ancora. Si curvò, incrociò le mani del gladiatore intorno all’impugnatura del coltello che gli sporgeva dal petto, poi estrasse il coltello e lo lasciò tra quelle mani inerti.
Gli bastò un attimo. Poi si raddrizzò e fece un cenno ai suoi manipolatori. «Seppellite questo schiavo intatto, col suo coltello tra le mani» ordinò. «Quest’uomo se lo è guadagnato.»
Nel palco dorato il Conte si piegò verso il Barone: «Un grande gesto» disse. «Autentica bravura. Vostro nipote non ha soltanto coraggio. Ha stile.»
«Insulta la folla, rifiutando la testa» borbottò il Barone.
«Niente affatto» replicò Lady Fenring. Si voltò e contemplò la folla delle tribune: così facendo, mostrò al Barone l’adorabile gioco dei suoi muscoli, la linea del collo, snella ed elegante come quella di un adolescente.
«Il gesto di vostro nipote è molto apprezzato» disse Lady Fenring.
Il Barone guardò e vide che la folla, effettivamente, aveva correttamente interpretato il gesto di Feyd-Rautha. Fino alle ultime file, tutti fissavano affascinati il corpo intatto del gladiatore che veniva trasportato fuori dell’arena.
La folla impazziva, urlando, pestando i piedi e dandosi violenti colpi sulle spalle.
Il Barone disse in tono desolato: «Dovrò dare una festa. Non è possibile congedare il popolo senza che abbia speso tutte le sue energie. È necessario che vedano quanto io partecipi alla loro gioia». Fece un gesto alla sua guardia e un servitore sopra di loro calò una banderuola sul palco: una, due, tre volte… il segnale della festa.
Feyd-Rautha attraversò l’arena fin sotto il palco dorato; i suoi coltelli erano nuovamente nel fodero, le braccia gli pendevano inerti sui fianchi: «Una festa Zio?» domandò.
Il frastuono d’innumerevoli voci si attenuò, man mano la gente si accorgeva del colloquio e cessò del tutto.
«In tuo onore, Feyd!» esclamò il Barone. Una volta ancora la banderuola si abbassò.
Sull’altro lato dell’arena ogni barriera era stata tolta e numerosi giovani stavano balzando sulla sabbia, in direzione di Feyd-Rautha.
«Avete fatto abbassare gli scudi, Barone?» chiese il Conte.
«Nessuno farà del male al ragazzo» disse il Barone. È un eroe.
I primi giovani raggiunsero Feyd-Rautha, lo sollevarono sulle loro spalle e lo portarono in trionfo intorno all’arena.
«Questa notte potrebbe passeggiare disarmato e senza scudo attraverso i quartieri più poveri di Harko» dichiarò il Barone. «Gli offrirebbero fin l’ultimo tozzo di cibo e l’ultimo sorso del loro vino, per l’onore della sua compagnia.»
Il Barone si alzò faticosamente, regolando il suo peso sui sospensori. «Mi scuserete, spero. Vi sono alcune faccende che richiedono la mia immediata attenzione. Le guardie vi scorteranno al castello.»
Il Conte si alzò a sua volta e s’inchinò. «Certamente, Barone. Parteciperemo volentieri alla festa. Non ho… uhmmmm… non ho mai visto una festa degli Harkonnen.»
«Sì» disse il Barone. «La festa.» Si voltò, e circondato dalle guardie uscì dal palco.
Un capitano delle guardie s’inchinò davanti al Conte Fenring: «I vostri ordini, mio Signore?»
«Aspettiamo… uhmmm… che la gente sia… ahhhh… sfollata» disse il Conte.
«Sì, mio Signore.» Il capitano s’inchinò e fece tre passi indietro.
Il Conte Fenring si rivolse alla sua Lady, parlando nel loro linguaggio sussurrato: «Hai visto anche tu, non è vero?»
Nella stessa lingua mugolante lei rispose: «Il ragazzo sapeva che il gladiatore non sarebbe stato drogato. Ha avuto un attimo di paura, sì, ma non di sorpresa».
«Tutto lo spettacolo è stato preparato» disse.
«Senza alcun dubbio.»
«C’è puzza di Hawat.»
«Proprio così» disse lei.
«Avevo chiesto al Barone che eliminasse Hawat.»
«Era un errore, mio caro.»
«Ora lo capisco.»
«Gli Harkonnen potrebbero avere un nuovo Barone tra non molto.»
«Se ciò è nei piani di Hawat.»
«Questo richiede un attento esame» replicò Lady Fenring.
«Il giovane sarà più facile da controllare.»
«Per noi… dopo questa notte.»
«Non prevedi nessuna difficoltà a sedurlo, mia piccola gallinella?»
«No, amor mio. Hai visto come mi ha guardato?»
«Sì, e ora capisco perché ci è indispensabile questa linea genetica.»
«Proprio così. Ed è ovvio che è necessario esercitare su di lui un controllo completo. Pianterò nel più profondo del suo Io le frasi pranabindu che lo piegheranno ai nostri voleri.»
«Ce ne andremo il più presto possibile… non appena ne sarai sicura» disse il Conte.
Lady Fenring tremò. «Certamente. Non voglio dare alla luce un figlio in questo orribile luogo.»