Si girò verso di lui: le pendevano dalle orecchie anelli dorati intrecciati a misure d’acqua.
«È lui che ha vinto il mio Jamis?» chiese.
«Zitta Harah» le intimò Stilgar. «È Jamis che l’ha sfidato. Ha invocato il tahaddi al-burhan.»
«Ma è un ragazzo!» esclamò lei. Agitò bruscamente la testa, facendo tintinnare le misure d’acqua. «I miei bambini sono dunque orfani per colpa di un altro bambino? Certo è stato un incidente!»
«Usul, quanti anni hai?» chiese Stilgar.
«Quindici anni standard» disse Paul.
Lo sguardo di Stilgar corse sugli uomini riuniti davanti a lui.
Silenzio.
Stilgar guardò la donna: «E io, finché non avrò imparato il suo modo magico di combattere, non lo sfiderò».
Lei lo fissò a sua volta. «Ma…»
«Hai visto la straniera che si è recata con Chani dalla Reverenda Madre?» le chiese Stilgar. «È una Sayyadina che non viene dal freyn, madre di questo ragazzo. Madre e figlio sono maestri nell’arte magica di battersi.»
«Lisan al-Gaib» bisbigliò la donna. I suoi occhi erano pieni di stupore quando fissarono nuovamente Paul.
Ancora la leggenda, pensò lui.
«Forse» disse Stilgar. «Ma non è stato ancora provato.» Guardò Pauclass="underline" «Usul, è nel nostro costume che tu, ora, sia responsabile della donna di Jamis e dei suoi due figli. Il suo yali… il suo appartamento… è tuo. Il suo servizio da caffè è tuo… e questa… la sua donna».
Paul fissò, perplesso: Perché non piange il suo uomo? Perché non mostra di odiarmi? Improvvisamente si accorse che i Fremen lo guardavano, in attesa.
Qualcuno mormorò: «C’è del lavoro da fare. Deciditi… in qual modo l’accetti?»
Stilgar aggiunse: «Accetti Harah come donna o come serva?»
Harah alzò le braccia e girò lentamente su se stessa: «Sono ancora giovane, Usul. Si dice che io sembri giovane come il giorno in cui Jamis vinse Geoff… e mi tolse a lui».
Jamis ha ucciso un uomo per averla! pensò Paul. E disse: «Se l’accetto come serva, mi sarà possibile cambiare idea più tardi?»
«Hai un anno di tempo per cambiare la tua decisione» fece Stilgar. «Tra un anno sarà una donna libera e potrà scegliere secondo i suoi desideri… A meno che tu non la liberi prima, in qualsiasi momento. Ma per un anno è sotto la tua responsabilità, qualunque cosa accada… e sarai sempre in parte responsabile dei figli di Jamis.»
«L’accetto come serva» disse Paul.
Harah batté i piedi per terra e scrollò le spalle, infuriata: «Ma io sono giovane!»
Stilgar guardò Pauclass="underline" «La prudenza è una qualità per colui che dirige».
«Ma io sono giovane!» insisté Harah.
«Silenzio!» le ordinò Stilgar. «Se una cosa ha un qualche merito, lo avrà. Conduci Usul nel suo appartamento, procuragli una veste pulita e un luogo per riposare.»
«Ohhh» si lamentò la donna.
Paul aveva registrato a sufficienza la donna per poterla già giudicare con una certa precisione. Avvertì l’impazienza dei Fremen, l’urgenza di molte cose che stavano subendo un ritardo. Avrebbe voluto informarsi di sua madre e di Chani, ma Stilgar era nervoso, e capì che sarebbe stato un errore.
Si rivolse a Harah e accentuò la sua paura e lo stupore dando alla propria voce un lieve tremolio: «Mostrami la mia casa, Harah! Discuteremo della tua giovinezza un’altra volta».
Lei indietreggiò e guardò Stilgar, terrorizzata: «Ha la voce magica…» balbettò.
«Stilgar» disse Paul. «Il padre di Chani ha posto pesanti obblighi su di me. Se c’è qualcosa…»
«Sarà deciso in consiglio» replicò Stilgar. «Tu potrai parlare, allora.» Fece un cenno di commiato, poi si voltò allontanandosi con la sua gente.
Paul sfiorò il braccio di Harah: sentì che la sua pelle era gelida, tremava. «Non ti farò del male, Harah» la rassicurò. «Conducimi nel mio appartamento.» Addolcì la sua voce.
«Non mi caccerai, quando sarà trascorso un anno?» domandò Harah. «In verità, so di non essere più giovane come un tempo…»
«Finché vivrò tu starai sempre con me» disse Paul. La lasciò libera: «Vieni, ora. Dov’è il mio appartamento?»
Lei si voltò e lo condusse lungo il corridoio, girando a destra in un’ampia galleria illuminata a intervalli regolari dai globi che traevano riflessi gialli dalle rocce. Il pavimento di pietra era liscio, senza alcuna traccia di sabbia.
Paul le si affiancò, studiando il suo profilo aquilino: «Non mi detesti, Harah?»
«Perché dovrei detestarti?»
Salutò con un gesto del capo alcuni bambini che li fissavano da un corridoio laterale. Paul intravide alcuni adulti, dietro i bambini, seminascosti dai tendaggi.
«Io ho… vinto Jamis.»
«Stilgar ha detto che vi è stata la cerimonia, e che tu eri un amico di Jamis.» Gli lanciò un’occhiata. «Ha detto che tu hai dato la tua umidità al morto. È vero?»
«Sì.»
«È più di quanto avrei fatto io… più di quanto io stessa potrei fare.»
«Non piangi?»
«Quando sarà il tempo di piangere, piangerò.»
Passarono accanto a un’arcata. Paul vide, in un ampio locale vivamente illuminato, uomini e donne che si affaccendavano intorno ad alcune macchine montate su piedestalli. Lavoravano con ritmo febbrile.
«Che cosa stanno facendo, là dentro?» chiese Paul.
Harah seguì il suo sguardo mentre superavano l’arcata, e disse: «Si affrettano a finire la loro quota di lavoro prima della fuga. Ci serve un gran numero di condensatori di rugiada per le coltivazioni».
«Fuga?»
«Finché i macellai non avranno finito di darci la caccia o non saranno stati cacciati dalla nostra terra.»
Per un attimo a Paul sembrò che il tempo si arrestasse. Gli ritornò un frammento di visione presciente… ma l’immagine era sfalsata, deformata. I frammenti della sua memoria non erano esattamente disposti come lui li ricordava.
«I Sardaukar ci danno la caccia» disse.
«Non troveranno molto, a parte uno o due sietch vuoti» replicò Harah. «E incontreranno anch’essi la loro razione di morte nella sabbia.»
«Troveranno anche questo posto?»
«Probabilmente.»
«E tuttavia perdiamo tempo a…» accennò con la testa all’arcata ormai lontana dietro di loro, «a fare questi condensatori di… rugiada?»
«La semina continua.»
«Che cosa sono i condensatori di rugiada?» chiese Paul.
Lei lo fissò sbalordita. «Non ti hanno insegnato nulla nel… da qualsiasi luogo tu venga?»
«Niente sui condensatori di rugiada.»
«Ah!» E in questa esclamazione c’era tutto un discorso.
«Ebbene, che cosa sono?»
«Ogni cespuglio, ogni erba che tu vedi là fuori nell’erg» spiegò Harah, «come pensi che viva dopo che noi lo piantiamo? Ognuno di essi è piantato con la massima cura nel suo piccolo pozzo, e ogni pozzo è riempito di piccole uova lisce di cromoplastica. La luce le fa virare al bianco. Se tu le guardi da un’altura puoi vederle brillare all’alba. Il bianco riflette il calore. Ma quando il Vecchio Padre Sole se ne va, la cromoplastica ridiventa trasparente e si raffredda al buio con estrema rapidità. La superficie condensa l’umidità dell’aria, e questa umidità scorre in basso e tiene in vita le nostre piante.»
«Condensatori di rugiada» mormorò Paul, incantato dalla semplice bellezza di un simile progetto.
«Piangerò Jamis quando sarà il momento giusto» disse Harah, come se la sua mente non avesse mai smesso di pensare all’altra sua domanda. «Jamis era un brav’uomo, ma si arrabbiava troppo facilmente. Ci nutriva assai bene ed era meraviglioso coi bambini. Non ha fatto alcuna differenza tra il figlio di Geoff, il mio primo nato, e il suo vero figlio. Ai suoi occhi erano uguali.» Alzò gli occhi a fissare Pauclass="underline" «Sarà così anche con te, Usul?»