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«Non ti ho forse ordinato di sapere ad ogni istante dove si trova il na-Barone?» gli chiese il Barone. Fece un altro passo in avanti. «Non ti ho forse ordinato di sapere esattamente tutto quello che dice, e a chi?» (Un altro passo). «Non ti ho forse ingiunto d’informarmi di ogni sua visita al quartiere delle schiave?»

Nefud inghiottì. Gocce di sudore gl’imperlavano la fronte.

Il Barone concluse con voce piatta, impersonale: «Non ti avevo detto tutto questo?»

Nefud annuì.

«E non ti avevo detto, anche, di controllare tutti i ragazzi inviati a me, e che avresti dovuto farlo…personalmente

Ancora una volta Nefud annuì.

«E non hai visto, per caso, la macchia sulla coscia di quello che mi hai mandato questa sera?» ruggì il Barone. «È possibile che tu…»

«Zio.»

Il Barone si voltò di scatto, fulminando con lo sguardo Feyd-Rautha, immobile sulla soglia. La presenza di suo nipote, lì, in quel preciso istante, lo sguardo ansioso, il respiro ansante che a stento dissimulava, tutto questo rivelava fin troppe cose, ma soprattutto il sistema di spie che Feyd-Rautha teneva puntato contro di lui.

«C’è un cadavere nelle mie stanze. Portatelo via» disse il Barone, sfiorando con la mano l’arma a proiettili che aveva sotto la veste, felicitandosi con se stesso che il suo scudo fosse il migliore.

Feyd-Rautha lanciò un’occhiata alle due guardie, immobili contro la parete a destra, e annuì. I due si precipitarono verso la porta e lungo il corridoio che portava agli appartamenti del Barone.

Quei due. eh? pensò il Barone. Ah, questo giovane mostro ha ancora molto da imparare sulle cospirazioni!

«Presumo che tutto fosse tranquillo nel quartiere degli schiavi, quando l’hai lasciato, Feyd» disse.

«Giocavo a cheops col Maestro degli Schiavi» replicò Feyd-Rautha, e pensò: Che cos’è che non ha funzionato? Il ragazzo che gli abbiamo mandato è stato, ovviamente, ucciso. Ma era perfetto per quel lavoro. Lo stesso Hawat non avrebbe potuto sceglierlo meglio. Il ragazzo era perfetto!

«Così, giocavi agli scacchi piramide» riprese il Barone. «Molto bene. Chi ha vinto?»

«Io… eh, sì… Zio.» Feyd-Rautha si sforzò di nascondere l’inquietudine. Il Barone fece schioccare le dita: «Nefud, vuoi ritornare nelle mie buone grazie?»

«Mio Signore, che cosa ho fatto?» balbettò Nefud.

«Non ha importanza, ora» disse il Barone. «Feyd ha battuto il Maestro degli Schiavi a cheops, non hai sentito?»

«Sì, Signore.»

«Voglio che tu prenda tre uomini e vada dal Maestro degli Schiavi» continuò il Barone. «Strangola il Maestro degli Schiavi. Quando hai finito, portami il suo corpo, perché io veda se il lavoro è stato fatto bene. Non possiamo avere un giocatore di scacchi così inetto al nostro servizio.»

Feyd-Rautha impallidì. Fece un passo avanti: «Ma Zio, io…»

«Più tardi, Feyd» l’interruppe il Barone, con un cenno della mano, «più tardi.»

Le due guardie che erano accorse negli appartamenti del Barone a prelevare il corpo del giovane schiavo passarono barcollando nell’anticamera col loro carico oscillante, facendo strisciare le braccia sul pavimento. Il Barone li seguì con lo sguardo finché non furono scomparsi.

Nefud scivolò accanto al Barone. «Volete che uccida subito il Maestro degli Schiavi, mio Signore?»

«Subito» replicò il Barone. «E quando avrai finito con lui, aggiungi anche quei due che sono appena passati. Non mi è piaciuto il modo con cui hanno trasportato quel corpo. Queste cose vanno fatte con cura. Voglio vedere anche i loro cadaveri.»

Nefud disse: «Mio Signore, se c’è qualcosa che io…»

«Fai come il tuo padrone ti ha ordinato» l’interruppe Feyd-Rautha. E pensò: Tutto quello che posso sperare, adesso, è di salvare la mia pelle.

Bene! pensò il Barone. Ora il ragazzo, almeno, sa come limitare le perdite. Sorrise, e disse tra sé: Il ragazzo sa anche compiacermi ed evitare che la mia ira ricada su di lui. Sa che devo preservarlo. A chi altri potrei passare quelle redini che un giorno dovrò abbandonare? Nessun altro è così capace. Ma ha ancora da imparare! E devo proteggere me stesso mentre impara.

Nefud designò gli uomini che dovevano accompagnarlo, e uscì dalla stanza.

«Ti dispiace accompagnarmi nel mio appartamento, Feyd?» disse il Barone.

«Sono a tua disposizione.» Feyd-Rautha s’inchinò, pensando: Mi ha preso!

«Dopo di te» fece il Barone, indicando la porta.

Feyd-Rautha tradì la paura con un attimo di esitazione. Ho sbagliato tutto? si chiese. Mi pianterà forse una lama avvelenata nella schiena… lentamente, attraverso lo scudo? Ha forse trovato un altro successore?

Che assapori questo istante di terrore, pensò invece il Barone, incamminandosi dietro il nipote. Sarà il mio successore, ma sceglierò io il momento. Non gli permetterò di abbattere tutto quello che ho edificato!

Feyd-Rautha si sforzò di non camminare troppo rapidamente. Sentì la pelle accapponarglisi sulla schiena, come se il suo stesso corpo si chiedesse quando sarebbe arrivato il colpo. I suoi muscoli si tendevano e si rilassavano continuamente.

«Non hai sentito le ultime novità su Arrakis?» disse il Barone.

«No, Zio.»

Feyd-Rautha lottò per non voltarsi. Scivolò in un altro corridoio, fuori dell’area di servizio.

«C’è un nuovo capo religioso, un profeta di qualche tipo tra i Fremen» continuò il Barone. «Lo chiamano Muad’Dib. È buffo. Vuol dire ’il Topo’. Ho detto a Rabban di lasciare che abbiano la loro religione. Li terrà occupati.»

«Molto interessante, Zio» disse Feyd-Rautha. Entrò nel corridoio che portava alle stanze private dello zio, chiedendosi: Perché mai parla di religione? Vuole forse insinuare qualcosa su di me?

«Già, proprio così» commentò il Barone.

Entrarono nell’appartamento del Barone e attraversarono la sala dei ricevimenti fino alla camera da letto. Vi erano impercettibili tracce di lotta: una lampada a sospensione rovesciata, un cuscino sul pavimento, e sul capezzale una bobina ipnotica completamente aperta.

«Un piano molto intelligente» disse il Barone. Mantenne il suo scudo al massimo, si voltò e fronteggiò il nipote. «Ma non abbastanza. Dimmi, Feyd, perché non mi hai mai colpito personalmente? Non hai avuto abbastanza occasioni?»

Feyd-Rautha agguantò una sedia a sospensione, scrollò mentalmente le spalle e si sedette, senza che suo zio l’avesse invitato.

Devo giocare d’audacia, adesso, pensò.

«Sei stato tu a insegnarmi che devo tenere le mani pulite» dichiarò.

«Sì» replicò il Barone. «Quando ti troverai davanti all’Imperatore, devi poter dire, in tutta sincerità, che non sei stato tu a commettere il delitto. La strega dell’Imperatore ascolterà le tue parole e saprà subito se sono vere o false. Sì. Ti ho avvertito di questo.»

«Perché non hai mai comperato una Bene Gesserit, Zio?» disse Feyd-Rautha. «Con una Veridica dalla tua parte…»

«Conosci benissimo i miei gusti!» replicò bruscamente il Barone.

Feyd-Rautha l’osservò, poi riprese: «Tuttavia, lei ti…»

«Non mi fido di loro!» ringhiò il Barone. «E non cambiare argomento!»

Feyd-Rautha annuì, umilmente: «Come vuoi tu. Zio».

«Mi ricordo di un giorno, nell’arena, qualche anno fa» riprese il Barone. «Quel giorno, sembrò che uno schiavo fosse stato preparato per ucciderti. Era vero?»