Paul lasciò un uncino al suo posto e tolse il secondo, piantandolo più in basso sul fianco. Ne saggiò la presa, e quando fu ben sicuro, calò più in basso anche l’altro, e in questo modo discese a metà del fianco. Il creatore s’incurvò nuovamente, e così facendo girò, dirigendosi verso il tratto di sabbia farinosa dove i Fremen aspettavano.
Paul li vide balzare, uno dopo l’altro, sul mostro, scalandolo con gli uncini, evitando però i bordi sensibili degli anelli finché non furono in cima. Alla fine cavalcarono il verme su una triplice fila, dietro di lui, saldamente aggrappati.
Stilgar avanzò fra i ranghi, controllò la posizione degli uncini di Paul e rispose al suo sorriso.
«Ci sei riuscito, eh?» gli disse, alzando la voce per sovrastare il crepitio della sabbia. «È quello che tu credi, dunque?» Si raddrizzò. «Ora io ti dico che il tuo è stato un pessimo lavoro. Un ragazzo di dodici anni l’avrebbe fatto meglio. C’era un tamburo delle sabbie alla sinistra del punto dove aspettavi. Non avresti trovato scampo su quel lato, se il verme si fosse precipitato su di te.»
Il sorriso sparì dal volto di Paul. «Avevo visto il tamburo.»
«E allora, perché non hai chiesto a uno di noi di prender posizione dietro di te? Anche durante una prova, è consentito.»
Paul inghiottì e offrì il suo viso al vento che sibilava intorno.
«Pensi che non sia giusto da parte mia dirlo ora» continuò Stilgar. «Ma è il mio dovere. Il tuo valore è troppo grande per noi. Se tu fossi finito sul tamburo, il creatore si sarebbe precipitato su di te.»
Nonostante l’impeto di rabbia, Paul sapeva che Stilgar diceva la verità. Gli ci volle un intero minuto e tutto l’addestramento ricevuto da sua madre per riacquistare la calma. «Mi scuso» disse. «Non accadrà mai più.»
«In una posizione difficile fatti sempre aiutare da un altro, da qualcuno che possa balzare sul creatore se non puoi farlo tu. Ricordati che noi lavoriamo sempre insieme. Soltanto così siamo sicuri. Insieme. D’accordo?»
Batté una mano sulla spalla di Paul.
«Insieme» ripeté Paul.
«Ora» disse Stilgar, e la sua voce era dura, «fammi vedere come sai manovrare un creatore. Su quale lato ci troviamo?»
Paul guardò giù, lungo la superficie scagliosa dell’anello, notò la forma e la grandezza delle scaglie, il modo in cui si allargavano alla sua destra e si restringevano a sinistra. Ogni venne, lui lo sapeva, si muoveva in modo caratteristico, e rivolgeva quasi sempre lo stesso lato verso l’alto. Quando il verme invecchiava, il lato superiore non cambiava più: le scaglie in basso diventavano più pesanti, più larghe e lisce. Su un grosso verme, bastava una sola occhiata alle scaglie per identificare l’alto e il basso.
Paul mosse gli uncini e si portò più a sinistra. Fece un gesto a due uomini sul fianco che si portarono sul segmento aperto, per mantenere il verme in linea retta. Quindi, invitò due timonieri a uscire dalle file e a farsi avanti.
«Ach, haiiiiii-yoh!» urlò Pauclass="underline" il grido tradizionale. Il timoniere di sinistra divaricò il bordo dell’anello.
Per proteggerlo, il verme s’incurvò maestosamente. Fece un giro completo, e quando fu diretto nuovamente a sud, Paul urlò: «Geyrat!»
Il timoniere tolse l’uncino. Il creatore proseguì la corsa in linea retta.
«Molto bene, Paul Muad’Dib» disse Stilgar. «Con la pratica potrai diventare anche tu un cavaliere delle sabbie.»
Paul si rabbuiò: Non sono stato io il primo a salirgli in groppa?
Alle sue spalle s’innalzò un improvviso scoppio di risa, e la truppa cominciò a cantare:
«Muad’Dib! Muad’Dib! Muad’Dib! Muad’Dib!»
E molto più indietro sulla superficie del verme, Paul udì i pungolatori che battevano sui segmenti di coda. Il verme accelerò. I mantelli sbattevano al vento e il crepitio della sabbia crebbe d’intensità. Paul si voltò a guardare i Fremen, e colse il volto di Chani tra loro. La fissò, mentre chiedeva a Stilgar: «E allora, sono un cavaliere delle sabbie?»
«Hal yawm! Tu sei un cavaliere delle sabbie.»
«Allora posso scegliere la nostra destinazione?»
«Così vuole l’usanza.»
«E io sono un Fremen, nato qui, oggi, sull’erg di Habbanya. Non ho mai viaggiato, fino ad oggi. Ero un bambino.»
«Non proprio un bambino» replicò Stilgar. Strinse un angolo del cappuccio che sbatteva al vento.
«Ma c’era un sigillo che m’impediva di uscire nel mio universo. Quel sigillo, oggi, è stato strappato.»
«Non c’è più alcun sigillo.»
«Io voglio andare a sud, Stilgar. Venti martellatori. Vedrò così il paese che stiamo edificando, la terra che ho visto soltanto attraverso gli occhi degli altri.»
E vedrò mio figlio e la mia famiglia, pensò. Ho bisogno di tempo, ora, per esaminare questo futuro che, nella mia mente, è un passato. Il turbine si avvicina e, se non riuscirò a fermarlo, si scatenerà in tutta la sua violenza selvaggia.
Stilgar lo osservò, pensoso. Paul continuò a fissare Chani, leggendo sul suo viso il riflesso dell’eccitazione che le sue parole avevano risvegliato nella truppa.
«Gli uomini fremono dall’impazienza di compiere una razzia, con te, nei sink degli Harkonnen» disse Stilgar. «I sink si trovano a un solo martellatore da qui.»
«I Fedaykin hanno già combattuto insieme con me» replicò Paul. «E combatteranno ancora finché non vi saranno più Harkonnen a respirare l’aria di Arrakis.»
Stilgar lo guardò a lungo e Paul capì che stava pensando al modo in cui aveva assunto il comando del Sietch Tabr e del Consiglio dei Capi, dopo la morte di Liet-Kynes.
Certamente ha sentito dell’agitazione che regna tra i giovani Fremen, pensò Paul.
«Vuoi una riunione dei capi?» domandò Stilgar.
Gli occhi dei giovani, dietro di lui, lampeggiarono, mentre continuavano a cavalcare il verme nella sua folle corsa. Chani lo fissò inquieta, facendo passare il suo sguardo da Paul Muad’Dib, che era il suo compagno, a Stilgar, che era suo zio.
«Non puoi sapere ciò che voglio» disse Paul.
E pensò: Non posso rifiutarmi. Devo mantenere il mio controllo su questa gente.
«Tu sei il mudir delle sabbie, oggi» disse Stilgar. La sua voce risuonò fredda, formale. «Come userai il tuo potere?»
Abbiamo bisogno di tempo per rilassarci, per riflettere con calma, pensò Paul.
«Andremo a sud» dichiarò.
«Anche se io dico che dovremo ritornare al nord non appena questa giornata avrà fine?»
«Noi andremo a sud» ripeté Paul.
Una ineluttabile dignità circondò Stilgar, mentre si avvolgeva strettamente nel mantello. «La Riunione avrà luogo» disse. «Manderò i messaggi.»
Crede che io voglia sfidarlo, si disse Paul. E sa che non può vincermi.
Si voltò verso il sud, nel vento che gli frustava il viso, pensando a tutti gli obblighi che avrebbero condizionato le sue decisioni.
Ignorano la verità, disse ancora dentro di sé.
Sapeva che non doveva lasciarsi fuorviare da nessuna considerazione. Ad ogni costo, doveva mantenersi sul cammino di questo uragano del tempo che aveva visto nel futuro. A un preciso istante, sarebbe stato possibile dominarlo, ma soltanto se lui fosse potuto balzare nel cuore stesso del turbine.
Non lo sfiderò, se potrò evitarlo, pensò Paul. Se ci sarà un altro modo d’impedire il jihad…
«Per il pasto serale e la preghiera, ci fermeremo nella Grotta degli Uccelli, oltre la Catena di Habbanya» disse Stilgar. Piantò un uncino per bilanciare l’ondeggiamento del creatore e indicò una lontana barriera rocciosa che sorgeva dal deserto.