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«Quello che gli altri possono fare» spiegò Chani, «deve farlo anche lui.»

«Quand’ho avuto questa goccia in bocca» disse Paul, «quando l’ho sentita e l’ho gustata, e quando ho saputo l’effetto che faceva su di me, allora ho capito che avrei potuto fare quello che tu stessa hai fatto, Madre. Quando le vostre insegnanti Bene Gesserit parlano dello Kwisatz Haderach, sono infinitamente lontane dall’immaginare in quanti luoghi io sia stato. Nei pochi istanti in cui…» S’interruppe, accigliandosi, e fissò Chani, perplesso. «Chani? Perché sei qui? Tu non dovresti essere… Perché sei qui?»

Cercò di sollevarsi sui gomiti. Chani lo respinse dolcemente.

«Per favore, Usul» disse.

«Mi sento così debole» fece Paul. Il suo sguardo guizzò intorno alla stanza. «Da quanto tempo sono qui?»

«Sei rimasto per tre settimane in un coma così profondo che la scintilla della vita sembrava spenta in te» disse Jessica.

«Ma era… l’ho inghiottita un istante fa, e…»

«Un istante per te, tre settimane di angoscia per me» replicò Jessica.

«Era soltanto una goccia, ma io l’ho convertita. Ho trasformato l’Acqua della Vita.» E prima che Chani e Jessica potessero fermarlo, tuffò una mano nella brocca che avevano appoggiato sul pavimento, accanto a lui. e la portò gocciolante alla bocca, inghiottendo il liquido contenuto nel palmo.

«Paul!» gridò Jessica.

Lui le afferrò una mano, girò verso di lei il volto deformato da un rictus mortale, e l’investì con tutta la sua percezione.

Il rapporto non fu così tenero, così completo, così assoluto com’era stato con Alia e con la vecchia Reverenda Madre nella caverna… ma era pur sempre un’unione, un condividere l’essere tutto intero. Jessica si sentì scossa, indebolita e si ripiegò nel suo spirito, timorosa di lui.

Ad alta voce lui disse: «Tu hai parlato di un luogo dove non puoi entrare? Questo luogo che la Reverenda Madre non può contemplare, voglio vederlo!»

Lei scosse il capo, terrorizzata.

«Voglio vederlo!» le ingiunse Paul.

«No!»

Ma lei non poteva sfuggirgli. Soggiogata dalla sua terribile forza, chiuse gli occhi e sprofondò in se stessa, nella Direzione che è Tenebra.

La coscienza di Paul l’avvolse, la compenetrò in quel buio profondo. Intravide vagamente il luogo, prima che la sua mente fuggisse da quell’orrore. Senza saperne il perché, tutto il corpo di lei tremava per quello che aveva appena intravisto… una regione flagellata dal vento, dove danzavano scintille incandescenti, dove anelli di luce pulsavano e lunghe file di forme bianche e tumescenti fluivano intorno alle luci, spinte dalle tenebre e dal vento del nulla.

Aprì gli occhi e incontrò lo sguardo di Paul. Lui le stringeva ancora la mano, ma la terribile unione era cessata. Jessica dominò il suo tremito. Paul le lasciò andare la mano. Fu come se le avesse tolto una stampella. Vacillò, e sarebbe caduta se Chani non fosse balzata a sostenerla.

«Reverenda Madre!» esclamò Chani. «Che cosa succede?»

«Stanca…» balbettò Jessica. «Così… stanca.»

«Qui» disse Chani. «Siediti qui.» Aiutò Jessica a sistemarsi su un cuscino, accanto alla parete.

Jessica fu confortata dal contatto di quelle braccia giovani e forti. Si aggrappò a Chani.

«Ha visto veramente con l’Acqua della Vita?» domandò Chani, liberandosi dalla stretta.

«Sì» bisbigliò Jessica. La sua mente era ancora sconvolta per il contatto. Era come se avesse appena toccato la terraferma dopo settimane in un mare in tempesta. Sentì dentro di sé la vecchia Reverenda Madre… e tutte le altre, che si erano risvegliate e domandavano: «Che cosa è stato? Che cosa è accaduto? Dov’era quel luogo?»

Ma un pensiero la dominava: suo figlio era lo Kwisatz Haderach, colui che poteva essere in molti luoghi nel medesimo istante. Era il sogno delle Bene Gesserit divenuto realtà. E quella realtà non le dava pace.

«Che cosa è accaduto?» chiese Chani.

Jessica scosse la testa.

Paul disse: «C’è, in ciascuno di noi, una forza antica che prende, e una forza antica che dà. È già difficile per un uomo affrontare quel luogo, dentro di lui, dove regna la forza che prende. Ma gli è quasi impossibile contemplare la forza che dà, senza trasformarsi in qualcosa di diverso da un uomo. Per una donna, la situazione è esattamente il contrario».

Jessica alzò gli occhi e vide che Chani la fissava, ascoltando Paul.

«Madre… hai capito?» le chiese Paul.

Lei poté soltanto accennare di sì.

«Queste cose, dentro di noi, sono così antiche» proseguì Paul, «che si sono diffuse in ogni nostra cellula. Noi siamo modellati da queste forze. Possiamo sempre dire a noi stessi: ’Sì, capisco come tutto ciò sia possibile’. Ma quando guardiamo dentro di noi e dobbiamo affrontare le forze primordiali della nostra stessa esistenza, allora noi comprendiamo il pericolo. Sappiamo quanto è facile essere travolti e distrutti. Il più grande pericolo per Colui che Dà è la forza che Prende. Il più grande pericolo per Colui che Prende, è la forza che Dà. È facile essere sopraffatti dall’una come dall’altra.»

«E tu, figlio mio» disse Jessica, «sei Colui che Dà o Colui che Prende?»

«Io sono esattamente al centro. Non posso dare senza prendere, non posso prendere senza…»

S’interruppe, fissando il muro alla sua destra.

Chani sentì un alito di vento sfiorarle la guancia. Si voltò e vide le tende che si chiudevano.

«Era Otheym» disse Paul. «Stava ascoltando.»

Chani accettò queste parole, e un po’ della prescienza di Paul passò in lei. E seppe una cosa non ancora accaduta come se fosse stata un avvenimento del passato. Otheym avrebbe parlato di quanto aveva visto e udito. Altri avrebbero diffuso la storia, ed essa si sarebbe diffusa sull’intero pianeta come un mare di fiamme. Paul Muad’Dib non è come gli altri uomini, avrebbero detto. Non c’è più alcun dubbio. È un uomo, e tuttavia vede attraverso l’Acqua della Vita come una Reverenda Madre. È veramente il Lisan al-Gaib.

«Tu hai visto il futuro, Paul» disse Jessica. «Vuoi dirci quello che hai visto?»

«Non il futuro» replicò Paul, «ma il Presente, l’Adesso.» Riuscì faticosamente a mettersi seduto, rifiutando l’aiuto di Chani. «Lo spazio, intorno ad Arrakis, pullula di navi della Gilda.»

Jessica tremò, nel percepire l’assoluta certezza nella sua voce.

«Lo stesso Imperatore Padiscià è lassù» continuò Paul. Fissò il soffitto roccioso della cella. «Con la sua Veridica favorita e cinque legioni di Sardaukar. Il vecchio Barone Vladimir Harkonnen è anche lui lassù, con Thufir Hawat e sette navi piene di tutti i coscritti che è riuscito a trovare. Ogni Grande Casa ha inviato le sue truppe… E tutti sono lassù, sopra di noi, in attesa.»

Chani scosse la testa, incapace di distogliere lo sguardo da Paul. Era affascinata e sconvolta dalla sua voce piatta e monotona, dalla diversità che s’irradiava da lui, dal modo in cui la fissava, come se guardasse attraverso il suo corpo.

Jessica, la gola asciutta, chiese: «Che cosa stanno aspettando?»

Paul la guardò. «Il permesso della Gilda. La Gilda abbandonerà su Arrakis qualsiasi forza militare che atterrerà senza permesso.»

«La Gilda ci sta forse proteggendo?»

«Proteggendo! È stata la Gilda a divulgare ciò che stiamo facendo su Arrakis e ad abbassare la tariffa per il trasporto delle truppe a un punto tale che anche le Case più povere sono lassù, in attesa di saccheggiarci.»

Jessica notò la mancanza di amarezza nelle sue parole, e se ne domandò la ragione. Non dubitò. Aveva parlato con la stessa forza la notte in cui le aveva rivelato la via del futuro che li avrebbe portati tra i Fremen.