Выбрать главу

«Proprio nessuna?»

«Sarebbe assai difficile nascondere questo tipo di materiale fra migliaia di persone» disse Hawat. «Idaho aveva libero accesso ad ogni parte del sietch. Non ha visto nessuno scudo e nessun indizio che fossero usati.»

«È un enigma» fece il Duca.

«È certo, invece» continuò Hawat, «che gli Harkonnen hanno fatto un uso abbondante di scudi. Avevano depositi con pezzi di ricambio in ogni villaggio di guarnigione, e la loro contabilità indica forti spese per gli scudi.»

«È possibile che i Fremen abbiano qualche mezzo per neutralizzare gli scudi?» chiese Paul.

«Non sembra probabile» disse Hawat. «Certo, in teoria è possibile. Una controcarica statica potrebbe cortocircuitare uno scudo, se avesse le dimensioni di una contea, ma nessuno è mai riuscito a metterla in opera.»

«Ne avremmo già sentito parlare» replicò Halleck. «I contrabbandieri hanno frequenti contatti coi Fremen, e avrebbero già acquistato un simile strumento, se fosse disponibile, e non avrebbero avuto scrupoli a commerciarlo fuori del pianeta.»

«Non mi piace che una domanda importante come questa rimanga senza risposta» fece il Duca Leto. «Thufir, voglio che tu accordi la priorità assoluta a questo argomento.»

«Ci stiamo già lavorando, mio Signore.» Hawat si schiarì la gola: «Ah, Idaho ha detto una cosa interessante: non ci si poteva sbagliare sull’atteggiamento dei Fremen verso gli scudi. Ha detto che soprattutto sembravano divertiti all’idea».

Il Duca si accigliò. «L’oggetto di questa riunione è l’equipaggiamento per la spezia.»

Hawat fece un gesto all’uomo del proiettore.

L’immagine tridimensionale della mietitrice fu sostituita dalla proiezione di un apparecchio alato che rendeva minuscoli gli uomini intorno ad esso. «Questa è un’ala trasporto» spiegò Hawat. «Essenzialmente, è un grande velivolo ad ala fissa, la cui unica funzione è quella di trasportare un raccoglitore sulle sabbie ricche di spezia e di metterlo in salvo quando fa la sua comparsa un verme. E, puntualmente, ne arriva sempre uno. La raccolta della spezia è un correre continuo avanti e indietro, cercando di arraffare il più possibile.»

«Mirabilmente adeguato alla morale degli Harkonnen» disse il Duca.

Tutti scoppiarono a ridere, troppo forte.

Un ornitottero sostituì l’ala nel campo di proiezione.

«Questi ornitotteri sono abbastanza convenzionali» spiegò Hawat. «Sono però assai migliorati, e con un raggio d’azione molto più vasto. Accorgimenti speciali permettono di sigillare ermeticamente le parti essenziali contro la sabbia e la polvere. Solo uno su trenta è schermato: probabilmente il peso del generatore per lo scudo è stato eliminato per ampliare il raggio d’azione.»

«Non mi piace questo togliere importanza agli scudi» mormorò il Duca. E pensò: È forse questo il segreto degli Harkonnen? Vuol dire, forse, che non potremo neppure trovare scampo sulle nostre fregate, schermandole, se le cose precipitassero? Scosse bruscamente la testa per allontanare questi pensieri, e riprese: «Passiamo ora al preventivo. A quanto ammonterà il nostro profitto?»

Hawat voltò due pagine del suo taccuino. «Considerato lo stato del materiale e le spese per le riparazioni, abbiamo fatto un primo preventivo sulle spese di gestione. Naturalmente, le abbiamo aumentate, per garantirci un più ampio margine di sicurezza» chiuse gli occhi e sprofondò nella semitrance dei Mentat. «Sotto gli Harkonnen, le spese per i salari e la manutenzione erano contenute in un quattordici per cento. Noi saremo fortunati se riusciremo a limitarle, nei primi tempi, a un trenta per cento. Tenendo conto dei reinvestimenti e dei fattori di sviluppo, oltre alla percentuale della CHOAM e alle spese militari, il nostro margine di profitto si ridurrà a un esiguo sei-sette per cento, finché non avremo sostituito l’equipaggiamento fuori uso. Allora dovremmo riuscire ad alzarlo fino al dodici o al quindici per cento: la giusta percentuale» aprì gli occhi. «A meno che il mio Signore non voglia adottare i metodi degli Harkonnen.»

«Stiamo lavorando per avere una base planetaria solida e permanente» disse il Duca. «Dobbiamo fare in modo che la maggior parte della popolazione sia felice, specialmente i Fremen.»

«Specialmente i Fremen» confermò Hawat.

«La nostra supremazia su Caladan» continuò il Duca, «dipendeva dalla nostra supremazia in mare e in cielo. Qui dobbiamo sviluppare qualcosa che io chiamerò il potere del deserto. Questo potrebbe anche includere la supremazia aerea, ma probabilmente non è così. Voglio richiamare la vostra attenzione sulla mancanza di scudi negli ornitotteri.» Scosse la testa. «Gli Harkonnen contavano su una continua rotazione di personale proveniente da altri pianeti, per i loro posti chiave. Noi non possiamo rischiarlo. Ogni nuovo gruppo in arrivo avrebbe la sua percentuale di agenti provocatori.»

«Quindi dovremo accontentarci di minori profitti e di un raccolto ridotto» disse Hawat. «La nostra produzione, per le prime due stagioni, dovrebbe essere inferiore di un terzo rispetto a quella degli Harkonnen.»

«Esattamente quello che avevamo previsto» concluse il Duca. «Dobbiamo far presto, coi Fremen. Vorrei disporre di cinque battaglioni Fremen, quando avremo il primo controllo della CHOAM.»

«C’è pochissimo tempo, allora» disse Hawat.

«Non ce n’è affatto, come tutti sappiamo. Alla prima occasione, si precipiteranno qui con i Sardaukar travestiti da Harkonnen. Quanti credi che ce ne scaraventeranno addosso, Thufir?»

«Quattro o cinque battaglioni, complessivamente, Signore, non di più. I trasporti della Gilda costano cari.»

«Allora, cinque battaglioni Fremen, più le nostre truppe, dovrebbero bastare a bloccarli. Aspettate soltanto che abbiamo qualche prigioniero Sardaukar da trascinare davanti al Consiglio del Landsraad e vedrete se le cose non cambieranno, profitti o no.»

«Faremo del nostro meglio, Signore.»

Paul fissò suo padre, poi di nuovo Hawat, improvvisamente conscio degli anni del Mentat, e del fatto che Thufir aveva servito tre generazioni di Atreides. Vecchio. Lo si capiva dal riflesso appannato dei suoi occhi bruni e acquosi, dalle guance screpolate e bruciate dalla luce e dall’aria dei più lontani pianeti, dalle spalle curve, dalle labbra rinsecchite macchiate di sapho.

Troppe cose dipendono da un solo uomo, e vecchio, pensò Paul.

«Ci troviamo ora a combattere una Guerra di Assassini» disse il Duca, «la quale non ha ancora raggiunto tutta la sua ampiezza. Thufir, a che punto siamo con l’organizzazione degli Harkonnen, su questo pianeta?»

«Abbiamo eliminato duecentocinquantanove dei loro uomini chiave, mio Signore. Non rimangono più di tre cellule Harkonnen, forse cento persone in tutto.»

«Queste creature degli Harkonnen che avete eliminato, appartenevano alla classe dei possidenti?»

«La maggior parte aveva una buona posizione, mio Signore: la classe degli imprenditori planetari.»

«Voglio che tu falsifichi degli attestati di lealtà, con le firme di ciascuno di loro» disse il Duca. «Li consegnerai in copia all’Arbitro del Cambio. Ci costituiremo legalmente contro di loro, affermando che questi uomini erano rimasti con attestati falsi. Confischeremo le loro proprietà, prenderemo tutto, scacceremo le loro famiglie, li spoglieremo completamente. E assicurati che la Corona riceva il suo dieci per cento. Tutto dev’essere legale.»

Thufir sorrise, rivelando macchie rosse sotto le labbra color carminio: «Una mossa degna di un gran signore, mio Duca. Mi vergogno di non averla pensata per primo».