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Leto dominò la rabbia, mentre fissava l’uomo. I pensieri gli turbinavano nella mente. C’era voluto del coraggio per sfidarlo nel suo stesso castello, specialmente ora che la firma di Bewt figurava su un contratto di lealtà. Certo, quell’uomo sembrava godere di un certo potere personale. L’acqua, in questo mondo, era potenza. Se gli impianti dell’acqua fossero stati minati, e pronti ad essere distrutti, a un segnale… A giudicare dal suo aspetto, quell’uomo sarebbe stato capace di farlo. La distruzione degli impianti dell’acqua avrebbe quasi certamente segnato la fine di Arrakis. Questa doveva essere la minaccia che Bewt aveva usato con gli Harkonnen.

«Il mio Signore e io abbiamo altri progetti per la nostra serra» intervenne Jessica. Sorrise a Leto: «Intendiamo conservarla, certo, ma soltanto a nome del popolo di Arrakis. Il nostro sogno è che un giorno il clima possa cambiare al punto che sia possibile far crescere dovunque, all’aperto, queste piante».

Sia benedetta! pensò Leto. Vediamo come l’inghiotte il nostro convogliatore d’acqua.

«Il vostro interesse per l’acqua e il controllo del clima è ovvio» disse il Duca. «Vi consiglio di orientare diversamente i vostri interessi. Un giorno l’acqua non sarà più una merce preziosa, su Arrakis.»

E pensò ancora: Hawat deve raddoppiare i suoi sforzi per infiltrarsi in questa organizzazione dei Bewt. E dobbiamo raddoppiare subito la sorveglianza sui nostri impianti dell’acqua. Nessuno può tenere una simile spada di Damocle sulla mia testa!

Bewt annuì, continuando a sorridere: «Un bel sogno, mio Signore» fece un passo indietro.

Leto si accorse allora dell’espressione sul volto di Kynes. L’uomo stava guardando Jessica, e sembrava trasfigurato: come un uomo innamorato… o sorpreso in una trance religiosa.

I pensieri di Kynes erano stati travolti dalle parole della profezia: «E divideranno con voi il vostro sogno più prezioso». Parlò direttamente a Jessica: «Ci avete forse portato la via più breve

«Ah, dottor Kynes» disse il convogliatore d’acqua. «Siete venuto, dunque; avete interrotto le scorribande con quella orda di Fremen. Molto gentile da parte vostra!»

Kynes scambiò con Bewt uno sguardo indecifrabile, e replicò: «Nel deserto si dice che il possesso di grandi quantità d’acqua porta l’uomo a fatali imprudenze».

«C’è un mucchio di detti strani, nel deserto» ribatté Bewt, ma la sua voce tradì l’incertezza.

Jessica si avvicinò a Leto e fece scivolare la mano sotto il suo braccio, cercando disperatamente di dominarsi. Kynes aveva detto: «La via più breve». Nell’antica lingua, queste parole potevano esser tradotte con «Kwisatz Haderach». La strana domanda del planetologo sembrava essere sfuggita all’attenzione degli altri e ora Kynes stava curvandosi verso una delle donne del gruppo, prestando orecchio a qualche pettegolezzo sussurrato.

Kwisatz Haderach, pensò Jessica. Forse la nostra Missionaria Protectiva ha seminato anche qui la leggenda? Questo pensiero riaccese in lei le segrete speranze che nutriva per Paul. Potrebbe essere lo Kwisatz Haderach. Sì, potrebbe esserlo.

Il rappresentante della Banca della Gilda stava conversando col convogliatore d’acqua, e la voce di Bewt risuonò per un istante sul brusio della conversazione: «Molte persone hanno cercato di cambiare Arrakis».

Il Duca notò fino a qual punto Kynes fosse sensibile a queste parole, raddrizzandosi di scatto e abbandonando la dama e i suoi frivoli conversari.

Nell’improvviso silenzio che seguì, un soldato della Casa in tenuta da valletto si schiarì la gola, alle spalle di Leto, e annunciò: «La cena è servita, mio Signore».

Il Duca lanciò un’occhiata interrogativa a Jessica.

«Il costume, su questo mondo, impone che il padrone e la padrona di casa seguano i loro ospiti verso la tavola» disse lei con un sorriso. «Cambiamo anche questa usanza, mio Signore?»

Lui replicò, gelido: «Mi sembra un buon costume. Per ora lo lasceremo immutato».

L’illusione che io la sospetti di tradimento dev’essere mantenuta, pensò, e guardò gli ospiti che passavano accanto a loro: Chi tra voi crede a questa menzogna?

Jessica avvertì il suo distacco e una volta ancora si chiese la ragione, come aveva fatto assai spesso in quella settimana: Agisce come un uomo in lotta con se stesso. È forse perché ho organizzato questa serata così presto? E tuttavia, anche lui sa quant’è importante che cominciamo subito a mescolare i nostri ufficiali e i nostri uomini con i notabili di Arrakis. Noi teniamo il posto del padre e della madre per tutti loro. Niente potrebbe confermarlo meglio di queste riunioni di società.

Leto, nell’osservare gli ospiti che gli passavano accanto, ricordò le parole di Thufir Hawat, al primo annuncio dell’avvenimento: «Signore, lo proibisco!»

Un sorriso amaro comparve sul volto del Duca. Che scena, era stata! E quando il Duca si era mostrato irremovibile nella sua decisione di presenziare alla cena, Hawat aveva scosso a lungo la testa: «Ho una brutta sensazione, mio Signore» aveva detto. «Le cose si muovono troppo rapidamente su Arrakis. Non è il modo di agire degli Harkonnen. Non lo è affatto.»

Paul passò accanto a suo padre, scortando una giovane donna di mezza testa più alta di lui. Lanciò un’occhiata gelida a suo padre e nello stesso tempo annuì a qualcosa che la ragazza gli aveva detto.

«Suo padre è un fabbricante di tute distillanti» disse Jessica. «Mi dicono che solo un pazzo si farebbe cogliere nel deserto indossando una delle tute di quell’uomo.»

«Chi è l’uomo con la cicatrice sul volto, davanti a Paul? Non riesco a identificarlo.»

«Un invitato dell’ultimo momento» bisbigliò Jessica. «L’ha introdotto Gurney. È un contrabbandiere.»

«Gurney l’ha invitato?»

«Dietro mia richiesta. È stato garantito da Hawat, anche se penso che non ne sia stato molto entusiasta. Il contrabbandiere si chiama Tuek: Esmar, Tuek. È una potenza, nel suo ambiente. Qui lo conoscono tutti. È stato ospite nella maggior parte delle dimore.»

«Perché è qui?»

«Tutti si faranno la stessa domanda» replicò Jessica. «Tuek seminerà dubbi e sospetti solo per il fatto di essere presente. Farà credere, inoltre, che tu sia deciso a far rispettare i tuoi ordini contro la corruzione anche con l’appoggio dei contrabbandieri. Quest’ultima cosa è piaciuta a Hawat.»

«Non sono sicuro che la cosa piaccia a me.» Salutò con un cenno del capo una coppia che passava e vide che nella Sala restavano solo pochi invitati. «Perché non hai invitato anche qualche Fremen?»

«C’è Kynes» rispose lei.

«Sì, c’è Kynes» disse il Duca. «Mi hai preparato qualche altra piccola sorpresa?» La condusse in coda al corteo, verso la sala del banchetto.

«Tutto il resto è normalissimo» rispose Jessica.

E pensò: Mio caro, non capisci che questo contrabbandiere dispone di astronavi veloci e potrebbe essere corrotto? Che dobbiamo tenere aperta una via di fuga? Una porta per uscire da Arrakis se tutto il resto dovesse fallire?

Mentre facevano ingresso nella sala da pranzo, Jessica liberò il braccio e Leto l’aiutò a sedersi. Poi il Duca si diresse alla sua estremità della tavola. Un valletto era pronto a porgergli la sedia. Tutti gli altri si accomodarono con un fruscio di tessuti e un rumore di sedie smosse, ma il Duca restò in piedi. Fece un gesto con la mano, e i soldati della Casa in tenuta da valletti, tutt’intorno alla tavola, fecero un passo indietro e scattarono sull’attenti.