La stanza piombò in un silenzio inquieto.
Jessica, dall’altra estremità della tavola, percepì un leggero tremito agli angoli della bocca di Leto e gli vide le guance avvamparsi di rabbia. Che cosa mai lo ha fatto infuriare? si chiese. Certamente non il fatto che io abbia invitato il contrabbandiere.
«Alcuni» disse il Duca, «hanno contestato il fatto che io abbia soppresso il costume dei catini. Questo è il mio modo di dirvi che molte cose cambieranno.»
Un silenzio imbarazzato regnò lungo la tavola.
Credono che sia ubriaco, pensò Jessica.
Leto alzò la sua caraffa d’acqua, tenendola alta in modo che scintillasse alla luce delle lampade sospese. «Quindi, come Cavaliere dell’Impero» disse, «brindo alla vostra salute.»
Gli altri afferrarono le loro caraffe, continuando a fissare il Duca. Nell’improvvisa immobilità, una lampada sospesa si mosse lievemente sospinta da un alito d’aria proveniente dal corridoio. Le ombre giocarono sui lineamenti da falco del Duca.
«Qui sono e qui resto!» gridò il Duca.
Vi fu un movimento, bloccato a metà, di tutte le caraffe verso la bocca… ma il Duca aveva ancora il braccio alzato. «Il mio brindisi è una di quelle massime così care ai vostri cuori: ’Sono gli affari che fanno il progresso! Dovunque, la fortuna passa!’»
Inghiottì una lunga sorsata.
Gli altri si unirono a lui, scambiandosi occhiate interrogative.
«Gurney!» chiamò il Duca.
La voce di Halleck giunse da un’alcova, da qualche parte dietro di lui: «Sono qui, mio Signore!»
«Cantaci una canzone, Gurney.»
Un accordo in minore del baliset risuonò nell’alcova. A un gesto del Duca i servitori cominciarono a sistemare sul tavolo i piatti con le vivande: lepre del deserto arrostita in salsa cepeda, aplomage siriano, chukka glassato, caffè con melange (un denso odore di cinnamomo aleggiò in tutta la sala), un’autentica oca alla creta servita con vino frizzante di Caladan.
E il Duca era ancora in piedi.
Mentre gli ospiti aspettavano, l’attenzione divisa fra i piatti prelibati davanti a loro e il Duca in piedi, Leto disse: «Ai vecchi tempi era un preciso dovere del padrone di casa intrattenere gli ospiti secondo il suo talento». Strinse ferocemente la caraffa, al punto che le giunture delle sue dita divennero bianche. «Io non posso cantare, ma vi dirò le parole della canzone di Gurney. Consideratelo un altro brindisi… un brindisi a tutti coloro che sono morti per condurci fin qui.»
Intorno alla tavola tutti si agitarono, inquieti.
Jessica abbassò lo sguardo, osservando quelli seduti accanto a lei: il convogliatore d’acqua con la sua dama, il rappresentante della Banca della Gilda, pallido e austero (sembrava uno spaventapasseri, col suo lungo viso dagli occhi stralunati), Tuek, il volto coriaceo attraversato dalla cicatrice, gli occhi interamente azzurri rivolti in basso.
«’Contatevi, amici… soldati da lungo tempo non più passati in rivista!’» declamò il Duca. «’Il vostro destino è un fardello di dolore e di dollari. Le loro anime pesano sui vostri monili d’argento. Contatevi, amici… soldati da lungo tempo non più passati in rivista! A ciascuno il suo tempo, senza ingiuste pretese o frodi. Non più le lusinghe della fortuna. Contatevi, amici… soldati da lungo tempo non più passati in rivista! Quando il nostro tempo finisce col suo ultimo sogghigno, dite addio alla fortuna e ai suoi inganni!’»
Il Duca lasciò che la sua voce si spegnesse lentamente sull’ultimo verso, e inghiottì un’abbondante sorsata dalla sua caraffa, appoggiandola poi con violenza sul tavolo. L’acqua schizzò fuori dall’orlo e inzuppò la tovaglia.
Gli altri bevettero in silenzio, imbarazzati.
Ancora una volta il Duca sollevò la sua caraffa, e questa volta la vuotò per metà sul pavimento, sapendo che tutti gli altri, intorno alla tavola, avrebbero dovuto fare lo stesso.
Jessica fu la prima a seguire il suo esempio.
Per un attimo il tempo sembrò fermarsi, prima che gli altri cominciassero a vuotare le loro caraffe. Jessica vide che Paul, seduto accanto al padre, stava studiando le reazioni intorno a lui. Scoprì inoltre di essere affascinata da quanto stavano rivelando le reazioni degli ospiti… specialmente le donne. Questa era acqua pulita, potabile, non già un asciugamano inzuppato. La riluttanza a gettarla via traspariva dal tremito delle mani, dal ritardo delle loro reazioni, dalle risatine nervose… tutto rivelava la violenza che dovevano fare a se stesse. Una delle dame lasciò cadere la caraffa per terra e voltò la testa quando il suo compagno la raccolse.
Kynes, tuttavia, attirò più di tutti la sua attenzione. Il planetologo esitò, poi vuotò la sua caraffa in un contenitore nascosto sotto la giacca. Sorrise a Jessica, quando la sorprese a guardarlo, e alzò la caraffa vuota verso di lei in un brindisi silenzioso. Non sembrò per nulla imbarazzato dal suo gesto.
La musica di Halleck si diffondeva nella sala, ma non più in chiave minore: era vivace e cadenzata, ora, come se Gurney cercasse di risollevare gli spiriti.
«Che il banchetto cominci» disse il Duca, e sprofondò nella sua sedia.
È infuriato, e incerto, pensò Jessica. La perdita di quel trattore lo ha colpito più profondamente del necessario. Dev’esserci qualcos’altro, in quella perdita. Agisce come un uomo disperato. Afferrò la forchetta, sperando con quel gesto di nascondere la sua improvvisa amarezza. E perché non dovrebbe? È veramente disperato.
Prima lentamente, poi con crescente animazione, la cena ebbe inizio. Il fabbricante di tute distillanti si complimentò con Jessica per la bravura del cuoco e per il vino.
«Li abbiamo portati entrambi da Caladan» rispose Jessica.
«Superbo!» commentò il fabbricante, gustando il chukka. «Semplicemente superbo! E non una sola goccia di melange, qua dentro… Uno finisce per stancarsi, trovando la spezia dappertutto!»
Il rappresentante della Banca della Gilda si rivolse a Kynes: «Mi dicono, dottor Kynes, che un altro trattore è stato inghiottito da un verme».
«Le notizie fanno presto a viaggiare» disse il Duca.
«Allora è vero?» insistette il banchiere, rivolgendosi a Leto.
«Naturalmente è vero!» replicò bruscamente il Duca. «E quella maledetta ala trasporto è scomparsa. Com’è possibile che un apparecchio di quelle dimensioni scompaia?»
«Quando il verme è arrivato» spiegò Kynes, «non era più possibile salvare il trattore.»
«Una cosa simile non dovrebbe poter accadere!» ripeté il Duca.
«Nessuno ha visto scomparire l’ala?» chiese il banchiere.
«I ricognitori di solito tengono gli occhi puntati sulla sabbia» disse Kynes. «Danno la caccia ai segni del verme. L’equipaggio di un’ala è formato di solito da quattro uomini: due piloti e due tecnici. Se uno o due uomini fossero al soldo dei nemici del Duca…»
«Ahhh, vedo» esclamò il banchiere. «E voi, come Arbitro del Cambio, sosterreste l’accusa?»
«Devo considerare la mia posizione con particolare cautela» replicò Kynes, «e certamente non la discuterò qui a tavola.» Questo pallido scheletro d’uomo! Sa perfettamente che questo è il tipo d’infrazione che mi hanno imposto d’ignorare.
Il banchiere sorrise e rivolse nuovamente ogni sua attenzione al piatto.
Jessica si ricordò di una lezione alla Scuola Bene Gesserit. Una lezione di spionaggio e controspionaggio. Una Reverenda Madre dal volto roseo e soddisfatto le aveva istruite, con una voce allegra che era curiosamente in contrasto con l’argomento trattato: «C’è un fatto da prendere in considerazione per qualsiasi Scuola di spionaggio e controspionaggio, ed è il tipo di reazione, fondamentalmente uguale per tutti i diplomati di queste scuole. Ogni disciplina ristretta lascia il suo stampo sugli studenti. Uno stampo suscettibile di analisi e quindi di previsione.