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«Le motivazioni, infatti, saranno simili in tutti gli agenti di spionaggio. Ciò significa che anche in Scuole diverse, o con scopi opposti, certe motivazioni saranno identiche. Prima di tutto imparerete a isolare questi elementi nella vostra analisi; all’inizio, con schemi d’interrogatorio che tradiranno l’orientamento interiore degli interrogati; poi esaminando attentamente il modo in cui pensano e si esprimono i soggetti sotto analisi, naturalmente tramite la loro inflessione di voce e le forme espressive da loro usate».

Jessica rabbrividì sentendo quanto aveva percepito, mentre era seduta a tavola con suo figlio, il Duca e gli invitati ascoltando il rappresentante della Banca della Gilda.

Quell’uomo era una spia degli Harkonnen. Aveva le forme espressive di Giedi Primo… abilmente mascherate, ma ugualmente inconfondibili per la sua percezione addestrata.

Significa forse che la stessa Gilda ha preso posizione contro la Casa degli Atreides? si chiese. Il pensiero la sconvolse. Mascherò l’emozione chiedendo che le portassero un altro piatto e dedicò tutta la sua attenzione all’uomo, sperando che tradisse le sue intenzioni. Porterà la conversazione su argomenti in apparenza banali, ma con implicazioni minacciose, disse tra sé. Questo è il suo stampo d’azione.

Il banchiere inghiottì, sorseggiò il vino e sorrise a qualcosa che gli aveva detto la dama alla sua destra. Sembrò prestare orecchio per un attimo a un uomo all’altra estremità della tavola, il quale stava spiegando al Duca come le piante native di Arrakis non avessero spine.

«Mi piace studiare il volo degli uccelli su Arrakis» disse il banchiere, rivolgendosi a Jessica. «Tutti i nostri uccelli, naturalmente, sono mangiatori di carogne e molti possono vivere senz’acqua perché sono bevitori di sangue.»

La figlia del fabbricante di tute distillanti, seduta fra Paul e suo padre all’altra estremità del tavolo, fece una smorfia accigliandosi e replicò: «Oh, Soo-Soo, voi dite le cose più disgustose!»

Il banchiere sorrise: «Mi chiamano Soo-Soo perché sono il consigliere finanziario del Sindacato dei Venditori Ambulanti d’Acqua». E, mentre Jessica continuava a guardarlo in silenzio, spiegò: «Il grido dei venditori d’acqua: ’Soo-Soo Sook!’» E imitò il richiamo con tale perfezione che molti intorno al tavolo scoppiarono a ridere.

Jessica percepì la vanagloria nella sua voce, ma notò in particolare che la giovane donna era intervenuta come a un segnale, come se tutto il dialogo fosse stato preparato in anticipo, per consentire al banchiere di gridare il suo richiamo. Jessica fissò Lingar Bewt. Il magnate dell’acqua aveva aggrottato le sopracciglia, concentrandosi sul piatto. Jessica sapeva fin troppo bene che il banchiere in realtà aveva detto: «Anch’io controllo la fonte ultima del potere su Arrakis, l’acqua!»

Anche Paul aveva percepito la falsità nella voce della sua compagna e si avvide che sua madre stava seguendo la conversazione con l’attenzione di una Bene Gesserit. D’impulso decise di contrattaccare per costringere l’avversario a una risposta chiarificatrice. Si rivolse al banchiere:

«Volete forse dire, signore, che questi uccelli sono cannibali?»

«È una strana domanda, Giovane Duca» rispose il banchiere. «Io ho detto soltanto che bevono il sangue. Non è necessario che sia il sangue di quelli della loro razza, no?»

«Non era affatto una strana domanda» ribatté Paul, e Jessica notò la tagliente incisività della sua replica, frutto del suo addestramento. «Quasi tutte le persone istruite sanno che per un organismo giovane la massima competizione viene dagli esseri della sua specie.» Ostentatamente infilò con la forchetta un boccone sul piatto della sua giovane compagna e lo inghiottì. «Mangiano allo stesso piatto. Le loro necessità sono identiche.»

Il banchiere s’irrigidì e fissò torvamente il Duca.

«Non commettete l’errore di considerare mio figlio un fanciullo» disse il Duca. E sorrise.

Jessica con una rapida occhiata studiò gli invitati e vide che Bewt si era rasserenato, mentre Kynes e Tuek, il contrabbandiere, sogghignavano.

«È una precisa legge ecologica» confermò Kynes, «che il Giovane Duca sembra aver capito molto bene. La lotta tra i vari elementi della vita è la lotta per l’energia libera di un sistema. Il sangue è una fonte d’energia molto efficiente.»

Il banchiere depositò la forchetta nel piatto e replicò, in tono irato: «Si dice che quei pezzenti dei Fremen bevano il sangue dei loro morti!»

Kynes scosse la testa e riprese col tono di un conferenziere: «Non il sangue, signore, ma tutta l’acqua di un uomo, al suo ultimo istante, appartiene al suo popolo… alla sua tribù. È una necessità, quando si vive ai bordi della Grande Distesa. Tutta l’acqua è preziosa, laggiù, e il corpo umano è composto per il settanta per cento del suo peso di acqua. Un morto, sicuramente, non ne ha più bisogno».

Il banchiere appoggiò ambedue le mani sul tavolo ai lati del piatto, e Jessica pensò che fosse sul punto di scostare la sedia e di andarsene, in preda a un accesso di rabbia.

Kynes guardò Jessica: «Perdonatemi, mia Signora, se ho parlato di un argomento così sgradevole a tavola, ma vi era stata riferita una menzogna ed era necessario smentirla».

«Siete vissuto così a lungo coi Fremen da perdere ogni sensibilità!» ribatté il banchiere con voce stridula.

Kynes lo fissò con calma, studiando il volto pallido e tremante: «Mi state forse sfidando, signore?»

Il banchiere s’irrigidì. Deglutì, poi disse in fretta: «Naturalmente, no. Non mi permetterei mai d’insultare così i nostri ospiti».

Jessica percepì la paura nella voce dell’uomo, la lesse nel suo viso, nel suo respiro, nel battito di una vena alla tempia. L’uomo aveva terrore di Kynes!

«I nostri ospiti sono in grado di decidere da soli quando sono stati insultati» disse Kynes. «Sono coraggiosi e capiscono quando è necessario difendere l’onore. Siamo tutti testimoni del loro coraggio, per il solo fatto che sono qui… ora… su Arrakis.»

Jessica vide che Leto stava godendosi la scena. La maggior parte degli altri, tuttavia, no. Tutti, intorno alla tavola, sembravano sul punto di fuggire. Tenevano le mani nascoste. Le uniche eccezioni degne di nota erano Bewt, che sorrideva apertamente allo sconforto del banchiere, e il contrabbandiere Tuek, che sembrava fissare Kynes in attesa di un segnale. Quanto a Paul, guardava Kynes con sconfinata ammirazione.

«Allora?» disse Kynes.

«Non intendevo offendere» mormorò il banchiere. «Se ho dato l’impressione di essere offensivo, accettate le mie scuse.»

«Liberamente date, liberamente accettate» dichiarò Kynes. Sorrise a Jessica e riprese a mangiare, come se niente fosse accaduto.

Jessica vide che, contemporaneamente, il contrabbandiere si era rilassato. Prese nota mentalmente: quell’uomo aveva tutto l’aspetto di un aiutante pronto a balzare in aiuto di Kynes. Tra lui e Kynes c’era un qualche tipo di accordo.

Leto giocherellò con la forchetta guardando Kynes e meditando. Il suo modo di comportarsi stava a indicare che aveva cambiato atteggiamento nei confronti della Casa degli Atreides. Kynes gli era sembrato scostante durante il viaggio attraverso il deserto.

Jessica accennò ai servitori che portassero altro cibo e bevande. Comparvero langue de lapin de garenne con vino rosso e una salsa di funghi servita a parte.

Lentamente la conversazione riprese, ma Jessica percepì l’agitazione, sotto il brusio delle voci, e qualcosa d’impacciato; vide che il banchiere mangiava in un silenzio imbronciato. Kynes lo avrebbe ucciso senza esitare, pensò. Nel comportamento di Kynes tutto indicava una facile disposizione all’omicidio. Poteva uccidere con estrema facilità, e indovinò in questo una caratteristica dei Fremen.