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Tum-tum-tum-tum!

Una monotona successione di tonfi, da una direzione imprecisata. Da qualche punto nell’oscurità.

Un momento di attesa che sembrò eterno, pieno di movimenti e fruscii.

Cominciò a percepire il proprio corpo e si rese conto di avere i polsi e le caviglie legati e un bavaglio alla bocca. Era distesa sul fianco, con le mani legate dietro la schiena. Saggiò la resistenza dei legami e si rese conto che erano fibre di krimskell, che l’avrebbero stretta ancor di più se si fosse messa a tirare.

E ricordò.

C’era stato un movimento nell’oscurità della sua camera; qualcosa di umido e pungente le era stato spinto sul viso, riempiendole la bocca; delle mani l’avevano afferrata. Le era mancato il respiro… Alla prima inspirazione aveva percepito la presenza del narcotico in quella cosa bagnata. Aveva perso conoscenza, sprofondando in un nero abisso di terrore.

È venuto il momento, pensò. Com’è stato semplice vincere una Bene Gesserit! È bastato il tradimento. Hawat aveva ragione.

Si sforzò di non tirare i legami.

Questa non è la mia camera da letto, pensò. Mi hanno portata altrove.

Lentamente riuscì a controllarsi e a riacquistare la calma interiore.

Prese coscienza dell’odore del suo stesso sudore, mescolato all’emanazione chimica della paura.

Dov’è Paul? si chiese. Mio figlio… che cosa gli avranno fatto?

Calma.

Si sforzò per riacquistarla, servendosi degli antichi insegnamenti.

Ma il terrore incombeva così vicino.

Leto? Dove sei, Leto?

Si accorse che l’oscurità stava diminuendo. All’inizio vi furono ombre. Le dimensioni si divisero, divennero tante acute spine di percezione. Bianco. Una linea sotto la porta.

Sono sul pavimento.

Gente che camminava. Percepiva le vibrazioni.

Jessica respinse il ricordo del terrore. Devo essere calma e sul chi vive, pronta a tutto. Potrebbe presentarsi un’unica possibilità. Di nuovo lottò per la calma interiore.

Il battito del cuore le tornò regolare, segnando il tempo. Contò alla rovescia. Sono rimasta priva di sensi per circa un’ora. Chiuse gli occhi, concentrò l’attenzione sui passi che si avvicinavano.

Quattro persone.

Analizzò le differenze dei loro passi.

Devo far finta di essere ancora svenuta. Si rilassò sul gelido pavimento, provando la prontezza dei riflessi. Udì una porta che si apriva, percepì attraverso le palpebre un aumento dell’intensità luminosa.

Dei passi si avvicinarono. Qualcuno si fermò accanto a lei, sovrastandola.

«Siete sveglia» disse una voce di basso. «Non fingete.»

Jessica aprì gli occhi.

Il Barone Vladimir Harkonnen la sovrastava. Guardando intorno, lei riconobbe la stanza del sottosuolo dove Paul aveva dormito, vide la sua branda su un lato… vuota. Lampade a sospensione furono portate dentro dalle guardie e sistemate intorno alla porta aperta. Nel corridoio la luce era così intensa che le fecero male gli occhi.

Fissò il Barone. Portava una mantellina gialla che si rigonfiava sui sospensori portatili. Le sue guance grasse da cherubino erano sovrastate da due occhi neri simili a quelli di un ragno.

«La droga era a tempo» tuonò il Barone. «Sapevamo il minuto esatto in cui vi sareste svegliata.»

Com’è possibile? si chiese Jessica. Avrebbero dovuto sapere il mio peso esatto, il mio tasso di metabolismo, il mio… Yueh!

«È veramente un peccato che dobbiate restare imbavagliata» continuò il Barone. «Avremmo avuto una conversazione così interessante!»

Yueh è l’unico, pensò Jessica. Ma come?

Il Barone lanciò un’occhiata alle sue spalle, verso la porta: «Entra, Piter».

Lei non aveva mai visto l’uomo che entrò in quel momento e che si mise al fianco del Barone, ma il suo viso le era noto… e il suo nome: Piter de Vries, il Mentat Assassino. Lo studiò: sembianze da falco. Gli occhi azzurro inchiostro avrebbero potuto farlo credere nativo di Arrakis, ma le sottili differenze nei movimenti e nell’atteggiamento lo smentivano. E la sua pelle era troppo gonfia d’acqua. Era alto e sottile e vagamente effeminato.

«È un peccato che non si possa conversare con voi, Lady Jessica» ripeté il Barone. «Tuttavia, siamo al corrente delle vostre possibilità.» Si rivolse al Mentat: «Non è forse vero, Piter?»

«Come voi dite, Barone» disse Piter.

Aveva una voce da tenore che le sfiorò la spina dorsale come una doccia gelida. Non aveva mai udito prima una voce così agghiacciante. Per un’adepta del Bene Gesserit quella voce urlava: Assassino!

«Ho una sorpresa per Piter» disse il Barone. «Lui crede di esser venuto qui a raccogliere il suo premio… voi, Lady Jessica. Ma voglio dimostrargli una cosa: che lui, in realtà, non vi desidera.»

«State forse scherzando con me, Barone?» chiese Piter, e sorrise.

Vedendo quel sorriso, Jessica si chiese come mai il Barone non balzasse immediatamente in posizione di difesa contro Piter. Poi si disse di no. Il Barone non poteva leggere quel sorriso: non aveva ricevuto l’Addestramento.

«Sotto molti aspetti Piter è un ingenuo» continuò il Barone. «Non vuole confessare a se stesso che voi, Lady Jessica, siete un pericolo mortale. Vorrei mostrarglielo, ma sarebbe un rischio insensato.» Il Barone sorrise a Piter, il cui volto era impenetrabile. «Io so quello che Piter vuole veramente. Piter vuole il potere.»

«Mi avete promesso che avrei avuto… lei» disse Piter. La sua voce da tenore aveva smarrito in parte il suo freddo riserbo.

Jessica avvertì i segni premonitori nella voce dell’uomo, e non poté fare a meno di rabbrividire mentalmente. Com è possibile che il Barone abbia trasformato un Mentat in questa belva?

«Ti do una scelta, Piter» disse il Barone.

«Quale scelta?»

Il Barone fece crocchiare le sue grosse dita. «Questa donna e l’esilio dall’Impero, o il Ducato degli Atreides su Arrakis, per governarlo a nome mio nel modo che ti sembrerà più opportuno.»

Jessica osservò gli occhi da ragno del Barone che studiavano Piter.

«Potresti essere Duca in tutto, qui, salvo il nome.»

Il mio Leto è morto, allora? si chiese Jessica. Un silenzioso lamento s’innalzò in qualche punto della sua mente.

Il Barone concentrò tutta la sua attenzione sul Mentat. «Cerca di capire te stesso, Piter. Tu la vuoi perché era la donna di un Duca, un simbolo del suo potere: bellissima, utile, meravigliosamente addestrata per il suo ruolo. Ma un intero Ducato, Piter! È molto di più di un simbolo, è la realtà! Con esso potresti avere molte donne e… ancora di più.»

«Voi non state scherzando con Piter?»

Il Barone si girò con quella leggerezza da ballerino che gli davano i sospensori: «Scherzare, io? Ricorda: io ho rinunciato al ragazzo. Hai sentito quello che il traditore ha rivelato sull’addestramento del piccolo. Sono uguali, madre e figlio… entrambi mortali». Il Barone sorrise. «Adesso devo andare. Ti manderò la guardia che ho scelto per questo incarico. È sorda come una campana. I suoi ordini sono di accompagnarti per il primo tratto del tuo viaggio verso l’esilio. Ucciderà questa donna se si accorgerà che ti sta controllando. Non ti permetterà di toglierle il bavaglio finché non avrai abbandonato il suolo di Arrakis. Se invece sceglierai di non andartene… ha altri ordini.»