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«Non uscite» disse Piter. «Ho fatto la mia scelta.»

«Ah, ahhh!» ridacchiò il Barone. «Una decisione così rapida vuol dire una sola cosa.»

«Prenderò il Ducato» disse Piter.

Jessica pensò: Piter non sa che il Barone sta mentendo? Ma come potrebbe saperlo? È un Mentat degenere.

Il Barone guardò Jessica: «Non è meraviglioso come io conosco Piter? Ho scommesso col mio maestro d’armi che questa sarebbe stata la scelta di Piter. Ah, bene! Ora me ne vado. Così è molto meglio. Ah, molto meglio. Voi capite, Lady Jessica? Non ho alcun rancore verso di voi. Questa è una necessità. È molto meglio che sia così. Sì. E non ho veramente ordinato che voi foste uccisa. Quando mi chiederanno cosa vi è accaduto, potrò scrollare le spalle, in tutta sincerità».

«Lasciate la cosa a me, allora?» chiese Piter.

«La guardia che ti manderò eseguirà i tuoi ordini» disse il Barone. «Qualunque cosa tu decida, sei tu il giudice» fissò Piter: «Sì, non mi sporcherò le mani di sangue, in questa occasione. La decisione è tua. Sì, non voglio saper nulla. Aspetterai che me ne sia andato per fare quello che hai deciso. Sì. Allora… ah, sì. Sì. Bene».

Teme le domande della Veridica, pensò Jessica. Chi? Ah, la Reverenda Madre Gaius Helen, certamente! Se il Barone sa di dover rispondere alle sue domande, allora anche l’Imperatore è coinvolto in tutto questo. Ah, mio povero Leto!

Con un’ultima occhiata a Jessica il Barone si voltò e uscì. Lei lo seguì con lo sguardo, pensando: È proprio come mi aveva detto la Reverenda Madre… C’è un avversario troppo potente.

Due soldati degli Harkonnen entrarono. Un terzo, il cui volto era una maschera di cicatrici, s’immobilizzò accanto alla porta con in pugno una pistola laser.

Il sordo, pensò Jessica, studiando quel volto martoriato. Il Barone sa che su qualsiasi altro uomo potrei usare la Voce.

Faccia Sfregiata fissò Piter: «Abbiamo il ragazzo su una barella, qui fuori. Quali sono i vostri ordini?»

Piter si rivolse a Jessica: «Avevo pensato di legarvi a me con una continua minaccia sulla testa di vostro figlio, ma credo di capire che non avrebbe funzionato. Ho consentito alle emozioni di offuscare la mia mente. Cattiva politica per un Mentat». Guardò i primi due soldati, girandosi poi verso il sordo perché questi potesse leggergli sulle labbra: «Portali nel deserto, come il traditore ha suggerito per il ragazzo. Il suo piano è buono. I vermi distruggeranno ogni prova. I loro corpi non saranno mai più trovati».

«Non volete liquidarli voi stesso?» chiese Faccia Sfregiata.

Legge le labbra, pensò Jessica.

«Seguo l’esempio del mio Barone» disse Piter. «Portali dove ha detto il traditore.»

Jessica percepì il severo controllo Mentat nella voce di Piter: Anche lui ha paura della Veridica.

Piter scrollò le spalle, si voltò e uscì. Esitò sulla soglia e Jessica pensò che volesse tornare indietro per guardarla un’ultima volta, ma Piter andò via senza più voltarsi.

«A me non piacerebbe affatto trovarmi faccia a faccia con quella Veridica, dopo il lavoro di questa notte» disse lo Sfregiato.

«È assai improbabile che tu t’incontri mai con quella vecchia strega» ribatté uno dei soldati. Si avvicinò alla testa di Jessica: «Basta con le chiacchiere. Tu, prendila per i piedi…»

«Perché non li uccidiamo qui?» chiese lo Sfregiato.

«Uno sporco lavoro» disse il primo soldato. «A meno che tu non voglia strangolarli. Io preferisco un lavoro ben fatto, pulito. Li scaraventiamo nel deserto, come ha detto il traditore, li colpiremo una, due volte e lasceremo ogni cosa ai vermi. Niente da pulire, dopo.»

«Già… hai proprio ragione.»

Jessica li ascoltava, osservando, registrando. Ma il bavaglio le impediva di usare la Voce. E c’era anche il sordo.

Faccia Sfregiata infilò il laser nella fondina e l’afferrò per i piedi. La sollevarono come un sacco di farina, le fecero attraversare la porta e la fecero cadere su una lettiga a sospensione, accanto a un’altra figura legata. Mentre la voltavano, per evitare che cadesse, lei vide il volto del suo compagno… Paul! Era legato, ma non imbavagliato. Il suo volto era a non più di dieci centimetri dal suo; aveva gli occhi chiusi e respirava regolarmente.

È drogato? si chiese.

I soldati sollevarono la lettiga e gli occhi di Paul si aprirono per un’infinitesima frazione di secondo… buie fessure che la fissavano.

Non deve provare la Voce! supplicò lei, in silenzio. Il soldato sordo!

Gli occhi di Paul si chiusero.

Si era servito del respiro controllato per calmare la mente, ascoltando i suoi rapitori. Il sordo costituiva un problema, ma Paul sapeva controllare la propria disperazione. La tecnica Bene Gesserit che sua madre gli aveva insegnato, per calmare la mente, gli consentiva di mantenersi perfettamente sveglio e calmo e pronto a sfruttare ogni opportunità.

Paul rischiò nuovamente e socchiuse gli occhi per guardare la madre. Non sembrava ferita. Tuttavia era imbavagliata.

Si chiese chi l’avesse catturata. Quanto a lui era fin troppo chiaro… era andato a letto inghiottendo una pillola, secondo le prescrizioni di Yueh, per poi svegliarsi legato su quella lettiga. Anche a sua madre era accaduto lo stesso? La logica indicava che il traditore era Yueh, ma non ci si poteva ancora pronunciare definitivamente su questo punto. Incomprensibile… un dottore Suk, un traditore!

La lettiga s’inclinò leggermente mentre i soldati Harkonnen la facevano scivolare attraverso una porta per uscire all’aperto, alla luce delle stelle. Uno dei sospensori raschiò contro la porta. Poi procedettero sulla sabbia che scricchiolava sotto i loro passi. Un’ala d’ornitottero comparve sopra di loro, oscurando le stelle. La lettiga venne appoggiata al suolo.

Gli occhi di Paul si aggiustarono alla debole luce. Faccia Sfregiata aprì lo sportello dell’ornitottero e guardò dentro, nella verde penombra del quadro di comando.

«È questo l’orni?» chiese voltandosi a guardare le labbra dei compagni.

«Il traditore ha detto che è stato preparato per il deserto.»

Lo sfregiato annuì: «Ma è uno di quelli che usano per i collegamenti brevi. C’è posto soltanto per due, là dentro».

«Due bastano» replicò quello che portava la lettiga avvicinandosi al sordo perché potesse leggergli le labbra. «Possiamo occuparcene noi due, d’ora in poi, Kinet.»

«Il Barone mi ha detto di assicurarmi della loro sorte» ribatté lo sfregiato.

«Di che cosa ti preoccupi?» disse il terzo soldato.

«Lei è una strega Bene Gesserit… Ha dei poteri.»

«Ahhh…» Quello che reggeva la lettiga si fece il segno del pugno accanto all’orecchio. «Una di loro, eh? Capisco quello che vuoi dire.»

Il soldato dietro di lui grugnì: «Sarà carne per i vermi fra poco. Sono convinto che neppure una strega Bene Gesserit abbia dei poteri contro quei grossi vermi. Eh, Czigo?» Diede una gomitata al collega della lettiga.

«Già» bofonchiò l’altro. Mise giù la lettiga, afferrò Lady Jessica per le spalle. «Vieni, Kinet. Accompagnala tu, se ci tieni veramente a vedere come finisce.»

«Gentile da parte tua invitarmi, Czigo» ringhiò lo sfregiato. Jessica si sentì sollevare, l’ombra dell’ala vorticò su di lei… poi le stelle. Fu spinta sul retro dell’ornitottero; le controllarono polsi e caviglie sempre stretti dal krimskell e allacciarono la cinghia. Paul fu spinto accanto a lei; anche la sua cinghia fu allacciata. Jessica notò che era legato con semplice corda.