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Con un urlo che subito si spense in un gorgoglio, Czigo fu proiettato all’indietro sopra i sedili. Paul, impossibilitato a usare le mani, precipitò sulla sabbia, rimbalzando e rotolando su se stesso con tanta energia da potersi rialzare immediatamente. Si tuffò nuovamente nella cabina, trovò il coltello e lo strinse fra i denti perché sua madre tagliasse i propri legami. Poi Jessica lo afferrò a sua volta e liberò le mani del figlio.

«Avrei potuto cavarmela da sola» lei lo rimproverò. «Avrebbe comunque tagliato i miei legami. È stato uno stupido rischio.»

«Ho visto la possibilità e ne ho fatto uso.»

Lei sentì il rigido controllo della sua voce e disse: «C’è il segno della Casa di Yueh sul soffitto di questa cabina».

Paul alzò lo sguardo e vide il simbolo ricurvo.

«Usciamo ed esaminiamo questo velivolo» disse Jessica. «C’è un fagotto sotto il sedile del pilota. L’ho sentito quando siamo entrati.»

«Una bomba?»

«Non credo. C’è qualcosa di strano, qui.»

Paul balzò sulla sabbia e Jessica lo seguì. Si voltò, spinse la mano sotto il sedile cercando il fagotto. Sfiorò col viso i piedi di Czigo e sentì che il fagotto era umido mentre lo toglieva: si rese conto che era il sangue del pilota.

Spreco di umidità, disse tra sé, poiché questo era il modo di pensare su Arrakis. Si guardò intorno, vide la scarpata rocciosa che spuntava dal deserto come una spiaggia dal mare e più lontano i solchi verticali scavati dal vento. Si girò, mentre sua madre alzava il fagotto per estrarlo completamente dall’ornitottero, e la vide immobilizzarsi e fissare qualcosa oltre le dune, in direzione del Muro Scudo. Guardò a sua volta, e vide un’altra macchina volante che puntava su di loro, e si rese conto che non avrebbero avuto il tempo di togliere i corpi da questo ornitottero e fuggire.

«Corri, Paul!» gridò Jessica. «Sono gli Harkonnen!»

Arrakis insegna la mentalità del coltello — tagliare ciò che è incompleto, e dire: «Ora è completo perché finisce qui».

dalla «Raccolta dei detti di Muad’Dib», della Principessa Irulan

Un uomo con l’uniforme degli Harkonnen si arrestò in fondo al corridoio e fissò Yueh, abbracciando in un solo sguardo il corpo di Mapes, la figura distesa del Duca e Yueh in piedi accanto a lui. L’uomo impugnava un laser con la destra. Emanava una sensazione di brutalità, di durezza e di arroganza che fecero rabbrividire Yueh.

Sardaukar, pensò Yueh. Un Bashar, a giudicare dal suo aspetto. Probabilmente uno di quelli inviati dall’Imperatore a controllare come vanno le cose, qui. Non importa quale uniforme indossino: niente può mascherarli.

«Tu sei Yueh» disse l’uomo. Occhieggiò l’anello della Scuola Suk che tratteneva i capelli del dottore, fissò per un attimo la losanga tatuata sulla sua fronte e poi puntò gli occhi in quelli di Yueh.

«Io sono Yueh» confermò il dottore.

«Puoi rilassarti, Yueh» replicò l’uomo. «Quando hai annullato gli scudi della casa siamo subito entrati. Tutto è sotto controllo adesso. È questo il Duca?»

«Questo è il Duca.»

«Morto?»

«Soltanto privo di sensi. Suggerisco di legarlo.»

«Che cosa hai fatto a questi altri?» Lanciò un’occhiata nel corridoio, al cadavere di Mapes.

«Mi dispiace» mormorò Yueh.

«Ti dispiace?» lo beffeggiò il Sardaukar. Fece un passo avanti e considerò il Duca Leto. «Così, questo è il Duca Rosso?»

Se avevo ancora dei dubbi sull’identità di quest’uomo, le sue parole sono sufficienti a eliminarli, pensò Yueh. Soltanto l’Imperatore chiama così gli Atreides.

Il Sardaukar allungò una mano verso il corpo del Duca e strappò via la rossa insegna del falco. «Un piccolo ricordo» spiegò. «Dov’è l’anello col sigillo del Duca?»

«Non l’ha» disse Yueh.

«Lo vedo bene!» ribatté il Sardaukar.

Yueh s’irrigidì e inghiottì: Se insistono e fanno venire una Veridica, scopriranno subito quello che ho fatto dell’anello, l’ornitottero… e tutto finirà.

«A volte il Duca affida l’anello a un messaggero, come garanzia che un ordine proviene veramente da lui» spiegò Yueh.

«Un messaggero davvero fidato» mormorò il Sardaukar.

«Non legate il Duca?» azzardò Yueh.

«Per quanto tempo resterà ancora incosciente?»

«Più o meno due ore. Non sono stato così preciso col dosaggio, come per la donna e il ragazzo.»

Il Sardaukar sospinse il Duca con un piede: «Non c’è nulla da temere da lui, neppure quando sarà sveglio. Quando si sveglieranno la donna e il ragazzo?»

«Tra dieci minuti.»

«Così presto?»

«Mi è stato detto che il Barone sarebbe arrivato subito.»

«È vero. Tu aspetterai fuori, Yueh.» Lo fissò duramente. «Fuori!»

Yueh guardò Leto: «E…»

«Sarà consegnato al Barone tutto legato come un arrosto pronto per il forno.» Ancora una volta il Sardaukar fissò la losanga tatuata sulla fronte di Yueh: «Sanno chi sei. Sarai al sicuro in questi corridoi. Non c’è più tempo per le chiacchiere, traditore. Sento che gli altri stanno arrivando».

Traditore, pensò Yueh. Chinò gli occhi e passò davanti al Sardaukar: questo era soltanto l’inizio. Così la storia l’avrebbe ricordato: Yueh il traditore.

Scavalcò altri corpi prima di raggiungere l’ingresso principale e li guardò temendo che uno di essi potesse essere quello di Paul o di Jessica. Erano tutti soldati della casa, oppure indossavano la divisa degli Harkonnen.

Le guardie degli Harkonnen puntarono le armi quando uscì dalla porta principale, nella notte rischiarata dalle fiamme. Le palme lungo la strada erano state incendiate per illuminare la casa. Il fumo nero delle sostanze infiammabili sparse sulle piante s’innalzava nel cielo attraverso le lingue di fuoco arancione.

«È il traditore» disse qualcuno.

«Il Barone vorrà vederti presto» replicò un altro.

Devo raggiungere l’ornitottero, pensò Yueh. Devo nascondere il sigillo ducale dove Paul possa trovarlo. Il terrore gli contorse le viscere: Se Idaho sospetta di me o diventa impaziente… Se non aspetta e si precipita nel punto sbagliato… Jessica e Paul non sfuggiranno al massacro. Sarà negato al mio atto anche il più piccolo sollievo.

Una delle guardie Harkonnen lo afferrò per le braccia e lo scaraventò in un angolo: «Aspetta là!»

Improvvisamente, Yueh si sentì perduto in questi luoghi di distruzione, senza che nulla gli fosse risparmiato, senza che gli fosse concessa la minima pietà. Idaho non deve fallire!

Un’altra guardia lo urtò e abbaiò: «Stai alla larga, tu!»

Anche se ho assicurato il loro trionfo, ora mi disprezzano. Yueh si raddrizzò, mentre lo spingevano, riacquistando un po’ della sua dignità.

«Aspetta che venga il Barone!» gl’intimò un ufficiale con voce ringhiosa.

Yueh annuì, ma con lentezza calcolata percorse tutta la parte anteriore della casa e si tuffò nell’ombra, girando l’angolo non più illuminato dalle palme fiammeggianti. Rapidamente, con ansia crescente, Yueh si diresse verso il cortile, sul retro, sotto la serra, dove era in attesa l’ornitottero… l’apparecchio destinato a portar via Paul e la madre.