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Una guardia era immobile all’ingresso posteriore della casa: la sua attenzione era concentrata sul corridoio illuminato e sugli uomini che si affaccendavano nelle perquisizioni.

Com’erano sicuri di sé!

Yueh restò nell’ombra, scivolando verso l’ornitottero; aprì lo sportello sul lato opposto a quello della guardia. Allungò una mano sotto i sedili per assicurarsi che ci fosse lo zaino Fremen che aveva nascosto in precedenza, ne alzò un lembo e fece scivolare all’interno la mano. Sentì la carta di spezia, dove aveva scritto il messaggio, incresparsi sotto le dita: vi avvolse l’anello. Tolse la mano e richiuse il lembo.

Delicatamente, Yueh accostò il portello dell’ornitottero, rifece la strada fino all’angolo della casa e ricomparve alla luce delle fiamme.

Ora è fatta, pensò.

Nuovamente costeggiò le palme fiammeggianti. Avvolse strettamente il mantello intorno al corpo e fissò le fiamme. Presto lo saprò. Presto vedrò il Barone e allora lo saprò. E il Barone… incontrerà un piccolo dente.

Una leggenda racconta che nell’istante in cui il Duca Leto Atreides morì, una meteora attraversò il cielo sul palazzo dei suoi antenati, a Caladan.

dalla «Storia di Muad’Dib per bambini», della Principessa Irulan

Il Barone Vladimir Harkonnen era in piedi accanto a un oblò del trasporto leggero che aveva deciso di usare come posto di comando. Fuori dell’oblò vide la notte di Arrakeen illuminata dalle fiamme. La sua attenzione si concentrò sul lontano Muro Scudo, dove la sua arma segreta stava operando. L’artiglieria pesante.

I cannoni facevano saltare pezzo per pezzo le caverne dove i soldati del Duca si erano ritirati per l’ultima, disperata resistenza. Lampi lenti e misurati di luce arancione e una pioggia di rocce e polvere visibile per brevi attimi alla luce delle esplosioni… e gli uomini del Duca venivano sigillati per sempre là dentro, destinati a morire di fame, come animali sorpresi nella tana.

Il Barone poteva udire il rimbombo lontano, il fremito che gli veniva trasmesso dal metallo della nave: bruuum… bruuum… E poi: BRUUUM-brum!

Chi avrebbe mai pensato di far rivivere l’artiglieria in quest’epoca di scudi? pensò con un breve scoppio d’ilarità nella mente. Ma era prevedibile che gli uomini del Duca si sarebbero precipitati verso quelle caverne. E l’Imperatore apprezzerà la mia astuzia, che ha preservato le nostre comuni milizie.

Regolò uno dei sospensori che salvaguardavano il suo corpo della spinta della gravità. Un sorriso gl’increspò le labbra tendendo la pelle delle sue guance grassocce.

Peccato distruggere soldati in gamba come quelli del Duca! Il suo sorriso si allargò. Peccato dover essere crudeli! Annuì. Ma i fallimenti si condannavano da soli. L’intero universo era lì, a portata di mano dell’uomo che sapeva prendere la decisione giusta. I conigli andavano spaventati, fatti correre ai loro buchi. Altrimenti, come sarebbe stato possibile dominarli, allevarli? S’immaginò i suoi soldati che spaventavano i conigli. Pensò: I giorni sono colmi di un dolce ronzio, quando vi sono abbastanza api che lavorano per te.

Una porta si aprì dietro di lui. Il Barone, prima di voltarsi, occhieggiò il riflesso sull’oblò oscurato dalla notte.

Piter de Vries avanzò nella stanza seguito da Umman Kudu, il capitano della guardia personale del Barone. Oltre la soglia, altri uomini si muovevano. Avevano tutti un muso da montone che in sua presenza si trasformava, cautamente, in pecora.

Il Barone si voltò.

Piter sfiorò con una mano una ciocca di capelli in un gesto ironico di saluto. «Buone notizie, mio Signore. I Sardaukar hanno portato qui il Duca.»

«Naturalmente» borbottò il Barone.

Studiò la maschera cupa che si disegnava sul volto malvagio ed effeminato di Piter. E gli occhi: due fessure d’un azzurro profondo.

Dovrò sbarazzarmene molto presto, pensò il Barone. Tra poco non mi servirà più a nulla e sarà una minaccia per la mia persona. Prima, tuttavia, dovrà farsi odiare dal popolo di Arrakis. E allora… accoglieranno il mio caro Feyd-Rautha come un salvatore!

Il Barone puntò gli occhi sul capitano delle guardie, Umman Kudu: i muscoli delle sue mascelle erano simili a forbici, il mento alla punta di uno stivale… un uomo di cui ci si poteva fidare, poiché i suoi vizi erano ben conosciuti.

«Prima di tutto» disse il Barone, «dov’è il traditore che mi ha consegnato il Duca? Devo consegnare al traditore il suo premio.»

Piter fece un mezzo giro su se stesso e fece un gesto alle guardie, là fuori.

Vi fu un po’ di trambusto, poi Yueh varcò la soglia. I suoi movimenti erano rigidi e tesi. I baffi quasi gli coprivano le labbra purpuree. Solo i suoi vecchi occhi sembravano vivi. Yueh fece tre passi nella stanza e si fermò obbedendo a un gesto di Piter, e restò immobile fissando il Barone oltre lo spazio vuoto.

«Ahhh, il dottor Yueh.»

«Mio Signore Harkonnen.»

«Ci avete consegnato il Duca, a quanto ho inteso.»

«La mia metà del patto, mio Signore.»

Il Barone fissò Piter.

Piter annuì.

Il Barone guardò nuovamente Yueh: «Il patto rispettato alla lettera, eh? E io…» Sputò fuori le parole: «Che cosa dovevo fare, in cambio?»

«Voi lo sapete molto bene, mio Signore Harkonnen.»

E Yueh, finalmente, ricominciò a pensare. Sentì il silenzio gravargli insopportabile nella mente: il tradimento si leggeva in ogni parola del Barone, in ogni suo atto. Wanna era morta… si trovava ormai al di là delle loro mani, per sempre. Altrimenti avrebbero ancora cercato di tenere in pugno il debole dottore. Ma tutto era finito, adesso.

«Davvero?» disse il Barone.

«Avevate promesso di liberare la mia Wanna dalla sua agonia.»

Il Barone annuì. «Oh, sì. Adesso ricordo. L’ho promesso. È stato proprio così che abbiamo vinto il Condizionamento Imperiale. Voi non sopportavate di vedere la vostra strega Bene Gesserit contorcersi tra gli amplificatori di dolore di Piter. Bene, il Barone Vladimir Harkonnen mantiene sempre le sue promesse. Vi garantii che l’avrei liberata dalla sua agonia e che vi avrei permesso di raggiungerla. E così sarà.» Fece un rapido gesto a Piter.

Gli occhi azzurri di Piter divennero vitrei. I suoi movimenti divennero simili a quelli di un felino: il coltello nelle sue mani scintillò come un artiglio mentre si piantava nella schiena di Yueh.

Il vecchio s’irrigidì, continuando a fissare il Barone.

«Ora, raggiungila!» esclamò il Barone.

Yueh rimase in piedi, ondeggiando. Le sue labbra si mossero con estrema precisione e la sua voce sillabò: «Voi… credete… di avermi sconfitto… Voi… credete… che non… sapessi… cosa avrei… procurato… alla mia Wanna…»

Si abbatté al suolo. Senza piegarsi o afflosciarsi. Crollò come un albero troncato alla base.

«Ora raggiungila» ripeté il Barone. Ma le sue parole risuonarono spente. Yueh aveva suscitato in lui un presentimento. Guardò Piter, che ripuliva la lama con uno straccio, e vide i suoi occhi azzurri socchiudersi, soddisfatti.

Ecco come uccide, pensò il Barone. Buono a sapersi.

«Ci ha veramente consegnato il Duca?» domandò.

«Sì, mio Signore» disse Piter.

«E allora portalo qui!»

Piter lanciò un’occhiata al capitano delle guardie il quale si voltò per ubbidire.

Il Barone fissò ancora il corpo di Yueh sul pavimento. Era crollato tutto di un pezzo: come una quercia, non come un uomo provvisto di ossa.