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Beh, ora non ha importanza, pensò il Barone, mentre la sua mente si calmava. Il nuovo capitano delle guardie comincerà il proprio lavoro cercando la risposta a questa domanda.

Percepì un’attività più intensa, fuori, nel corridoio, intorno all’angolo presso il quale si apriva la stanza della morte. Il Barone spinse l’altra porta e uscì. I servitori lo circondarono, immobili e in silenzio, in attesa delle sue reazioni.

Il Barone… sarà furioso?

Il Barone si rese conto che erano passati pochi secondi dall’istante in cui era fuggito da quell’orribile stanza.

Alcune delle guardie tenevano le armi puntate contro la porta. Altri invece presidiavano, feroci, il corridoio vuoto che si prolungava oltre la curva.

Un uomo uscì a grandi passi dall’angolo: la maschera antigas gli pendeva dal collo appesa alle cinghie e aveva gli occhi fissi ai rivelatori di veleni disposti a intervalli regolari in alto, sul soffitto del corridoio. Aveva i capelli gialli, il volto piatto con due occhi verdi. Rughe sottili s’irradiavano tutto intorno alle sue labbra grosse. Aveva l’aspetto di una creatura acquatica capitata per caso tra gli animali terrestri.

Il Barone fissò l’uomo che si avvicinava, ricordandone il nome: Nefud, Iakin Nefud. Caporale delle guardie. Nefud si drogava con la semuta, la droga musicale che operava nel più profondo della coscienza. Un’utile informazione.

L’uomo si arrestò davanti al Barone, scattando sull’attenti. «Il corridoio è sicuro, mio Signore. Ero di guardia, là fuori, e ho capito subito che era un gas letale. I ventilatori della vostra stanza aspiravano l’aria da questo corridoio.» Alzò gli occhi al rivelatore che sovrastava il Barone. «Neppure una traccia del gas è sfuggita. Abbiamo completamente ripulito la vostra stanza. Quali sono gli ordini?»

Il Barone riconobbe la voce dell’uomo: quella che aveva gridato gli ordini. Efficiente, pensò.

«Sono tutti morti là dentro?» chiese.

«Sì, mio Signore.»

Beh, bisogna adattarsi, pensò il Barone.

«Per prima cosa» disse, «mi congratulo con te, Nefud. Sei il mio nuovo capitano delle guardie. E spero che avrai imparato la lezione… la morte del tuo predecessore.»

Il Barone vide la consapevolezza della nuova posizione prender corpo nella mente del neo capitano. Nefud capiva che non sarebbe mai più rimasto senza semuta.

Nefud annuì. «Il mio Signore sa che mi dedicherò interamente alla sua sicurezza.»

«Sì, bene. Parliamo di affari, adesso. Sospetto che il Duca avesse qualcosa in bocca. Tu scoprirai di che cosa si trattava, come è stato usato, chi l’ha aiutato a nasconderlo là dentro. Prenderai ogni precauzione…»

Si arrestò. Un rumore confuso proveniva dal corridoio, alle sue spalle. Le guardie alla porta dell’ascensore che conduceva ai livelli inferiori della fregata spaziale cercavano di trattenere un colonnello Bashar alto e slanciato che era appena balzato fuori dalla cabina.

Il Barone non riconobbe il volto del colonnello Bashar: magro e simile al cuoio, la bocca che sembrava uno squarcio e una macchia d’ombra al posto degli occhi.

«Toglietemi le mani di dosso, banda di avvoltoi!» ruggì il colonnello, e spinse via le guardie con violenza.

Ah, uno dei Sardaukar, pensò il Barone.

Il colonnello Bashar si avvicinò a grandi passi, e gli occhi del Barone si ridussero a due fessure sottili, piene di apprensione. Gli ufficiali Sardaukar lo riempivano d’inquietudine. Tutti avevano un aspetto che li faceva sembrare parenti del Duca… del defunto Duca. E che modi!

Il colonnello Bashar si piantò a mezzo passo dal Barone, le mani sui fianchi. Le guardie, perplesse, gli si piazzarono alle spalle.

Il Barone notò l’assenza di qualsiasi saluto, i modi sdegnosi tipici dei Sardaukar, e la sua inquietudine aumentò. C’era un’unica legione di Sardaukar (dieci brigate) su Arrakis, per dar manforte alle truppe degli Harkonnen, ma il Barone non s’illudeva. Quella singola legione era perfettamente capace di rivoltarsi contro gli Harkonnen e di trionfare.

«Dite al vostri uomini che non devono cercare d’impedirmi di vedervi!» ringhiò il Sardaukar. «Quanto ai miei uomini, vi hanno portato il Duca Atreides prima che io potessi discutere con voi la sua sorte. Lo facciamo adesso.»

Non devo perdere la faccia davanti ai miei uomini, pensò il Barone.

«E allora?» La sua voce era fredda e controllata: il Barone ne fu orgoglioso.

«Il mio Imperatore mi ha incaricato di assicurarmi che suo cugino muoia pulitamente, senza soffrire» dichiarò il colonnello Bashar.

«Questi erano gli ordini che anch’io avevo ricevuto dall’Imperatore» mentì il Barone. «Credete forse che li avrei disobbediti?»

«Riferirò all’Imperatore quello che avrò visto con i miei stessi occhi!» ribatté il Sardaukar.

«Il Duca è già morto» annunciò bruscamente il Barone, e congedò l’uomo con un gesto.

Il colonnello Bashar restò piantato davanti a lui. Non un battito di ciglia, non il più piccolo fremito di un muscolo indicarono che avesse notato il congedo. «Come?» ringhiò.

Davvero questo è troppo! pensò il Barone.

«Per sua propria mano, se volete proprio saperlo. Si è avvelenato.»

«Voglio vedere il corpo!» insistette il Sardaukar.

Il Barone alzò gli occhi al soffitto, fingendo esasperazione, mentre i suoi pensieri galoppavano: Maledizione! Questo Sardaukar è troppo sveglio. Vedrà la stanza senza che nulla sia stato spostato!

«Subito!» urlò il Sardaukar. «Voglio vederlo con i miei occhi!»

Non c’è modo d’impedirlo, si disse il Barone. Il Sardaukar avrebbe visto tutto. Avrebbe saputo che il Duca aveva ucciso degli Harkonnen… e che il Barone era sfuggito alla morte per un soffio. C’erano ancora i resti della sua cena, come prova, e il corpo del Duca al centro della stanza, circondato dai morti.

Impossibile evitarlo.

«Non voglio sentire scuse» insistette rabbiosamente il colonnello Bashar.

«Non si tratta di scuse» replicò il Barone, e fissò gli occhi di ossidiana del Sardaukar. «Non ho nulla da nascondere al mio Imperatore.» Fece un cenno a Nefud: «Il colonnello Bashar deve vedere tutto, subito. Fallo entrare da quella porta, Nefud».

«Da questa parte, signore» disse Nefud.

Lentamente e con insolenza il Sardaukar girò intorno al Barone e si fece largo a spintoni tra le guardie.

Insopportabile, pensò ancora il Barone. Ora l’Imperatore saprà come io abbia fallito. Lo giudicherà un segno di debolezza.

Era angosciato: l’Imperatore e i Sardaukar erano uguali nel loro sdegno per le debolezze. Il Barone si morse il labbro inferiore, consolandosi col fatto che, almeno, l’Imperatore non era al corrente della scorreria degli Atreides su Giedi Primo, e della distruzione dei depositi di spezia degli Harkonnen.

Sia maledetto quel perfido Duca!

Il Barone fissò le schiene che si allontanavano: l’arrogante Sardaukar, il tarchiato ed efficiente Nefud.