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Lei replicò: «Non dovresti riferirti alle persone chiamandole esseri umani senza…»

«Non essere così certa, quando devi tracciare dei confini» l’interruppe Paul. «Portiamo il nostro passato con noi. E, madre mia, c’è una cosa che non sai e dovresti sapere: noi siamo Harkonnen

La mente di Jessica fece una cosa spaventosa: si svuotò totalmente, come se avesse voluto scacciare qualsiasi sensazione. Ma la voce di Paul continuava implacabile, trascinandola con lui.

«La prima volta che sarai davanti a uno specchio, studia il tuo viso. Ora, invece, studia il mio. I segni sono qui, evidenti, se non acciechi te stessa. Guarda le mie mani, la forma delle mie ossa. E se nulla di tutto questo ti convince, allora credimi sulla parola. Ho percorso i sentieri del futuro. Ho visto una registrazione. Ho tutti i dati: noi siamo Harkonnen.»

«Un… ramo rinnegato della famiglia» disse Jessica. «È questo, non è vero? Qualche cugino Harkonnen che…»

«Tu sei la figlia del Barone» dichiarò Paul, e mentre Jessica si premeva le mani contro la bocca, proseguì: «Il Barone ha sperimentato molti piaceri in gioventù, e una volta ha perfino acconsentito a farsi sedurre. Ma è stato soltanto per le necessità genetiche del Bene Gesserit. Era una di voi».

Il modo in cui pronunciò voi la colpì come uno schiaffo. Ma la mente di Jessica aveva ripreso a funzionare: non poté negare le sue parole. Troppe fila sparse del suo passato ora si riunivano insieme, acquistando significato. La figlia che il Bene Gesserit voleva… non doveva servire a porre fine all’antica ostilità fra gli Atreides e gli Harkonnen, ma unicamente per fissare qualche fattore genetico delle loro discendenze. Quale? Cercò affannosamente una risposta.

Come se leggesse nella sua mente, Paul disse ancora: «Credevano che fossi io. Ma io non sono quello che si aspettavano e sono arrivato prima del mio tempo. E non lo sanno».

Jessica lottò per non gridare.

Grande Madre, è lo Kwisatz Haderach!

Gli sembrò d’esser nuda davanti a lui perché comprese che nulla, o quasi, era nascosto ai suoi occhi. E questo, appunto, era l’origine prima della sua paura.

«Tu pensi che io sia lo Kwisatz Haderach» disse Paul. «Cancella quest’idea dalla tua mente. Io sono qualcosa d’inatteso.»

Devo farlo sapere a una delle Scuole, pensò Jessica, affannosamente. Il Registro delle Unioni potrebbe rivelare ciò che è accaduto.

«Sarà troppo tardi quando sapranno che io esisto» continuò Paul.

Lei cercò di distrarlo, abbassò le mani e chiese: «Troveremo rifugio tra i Fremen?»

«I Fremen hanno un detto che attribuiscono allo Shai-hulud, il Vecchio Padre Eternità, e che dice: ’Sii pronto ad apprezzare ciò che incontri’.»

E pensò: Sì, madre mia, tra i Fremen. Ti verranno gli occhi azzurri e crescerà un callo sul tuo adorabile naso, dove sarà fissato il tubo del filtro della tuta distillante… e darai alla luce mia sorella, Santa Alia del Coltello.

«Se non sei lo Kwisatz Haderach, che cosa sei?» chiese Jessica.

«Non puoi saperlo» rispose Paul. «Lo crederai soltanto quando lo vedrai.»

E pensò: Sono un seme.

Improvvisamente vide quanto fosse fertile il terreno sul quale era caduto, e, rendendosi conto di questo, il suo terribile scopo lo soverchiò, insinuandosi in quello spazio vuoto dentro di lui. minacciando di soffocarlo di dolore.

Aveva visto la strada di fronte a lui dividersi in due rami principali. In uno di questi egli incontrava il vecchio, crudele Barone, esclamando: «Ehi, nonno!» Egli detestò questa diramazione con tutte le sue forze, al punto che la nausea lo travolse.

L’altro sentiero s’inoltrava tra macchie d’un confuso grigiore, interrotte qua e là da scoppi di violenza. E all’improvviso la visione d’una religione guerriera, un fuoco che si spargeva nell’universo con lo stendardo verde nero degli Atreides sventolante alla testa di onde di fanatici ebbri del liquore della spezia. Gurney Halleck e pochi altri fra gli uomini di suo padre (un gruppo sparuto) al centro dell’orda, tutti contrassegnati dal simbolo del falco ispirato all’altare consacrato al teschio del Duca Leto.

«Non posso andare in quella direzione» mormorò, «anche se è quella che vogliono le vecchie streghe della tua Scuola.»

«Non ti capisco, Paul» disse la madre.

Tacque. Egli era un seme, e pensò a questa coscienza razziale che aveva sperimentato all’inizio come un terribile scopo. Scoprì di non poter più odiare né il Bene Gesserit, né l’Imperatore e neppure gli stessi Harkonnen. Erano tutti coinvolti nell’ineluttabile spinta della razza a rinnovare la propria eredità dispersa, incrociandosi, mescolando le stirpi in un gigantesco ribollire genetico. E la razza conosceva soltanto una via… quella antica, sperimentata e sicura che travolgeva ogni ostacolo: il jihad.

Io non posso scegliere questa strada.

Ma nuovamente, nelle profondità del suo spirito, balzò vivido il tempio col teschio di suo padre e la violenza trascinante dello stendardo verde nero.

Jessica si schiarì la gola, preoccupata per il suo silenzio: «Allora… i Fremen ci daranno ospitalità?»

Paul alzò lo sguardo, e attraverso la verde luminosità della tenda fissò il suo viso dai tratti raffinati, patrizi: «Sì» disse, «è una delle strade.» Annuì. «Mi chiameranno… Muad’Dib, ’Colui che Indica la Strada’. Sì, così mi chiameranno.»

E chiuse gli occhi, pensando: Ora, padre mio, posso piangerti. E sentì le lagrime scorrergli sulle guance.

PARTE SECONDA

Muad’Dib

Quando mio padre, l’Imperatore Padiscià, ebbe notizia della morte del Duca Leto e delle sue circostanze, s’infuriò come non si era mai infuriato prima. Incolpò mia madre e il complotto che l’aveva costretto a mettere sul trono una Bene Gesserit. Incolpò la Gilda e il vecchio, perfido Barone. Incolpò tutti quelli che gli capitavano davanti, non risparmiando neppure me, poiché urlò che anch’io ero una strega, come tutte le altre. E quando cercai di confortarlo, facendogli osservare che tutto questo era stato fatto in base a una vecchia legge di autoconservazione alla quale anche i più antichi governanti obbedivano, mi schernì e mi chiese se io lo giudicavo un debole. Mi accorsi allora che la sua collera non era stata causata dalla morte del Duca, ma da quello che la sua morte implicava per tutta la nobiltà. Nel ripensare a quei momenti sono convinta che anche mio padre doveva avere una parziale precognizione, poiché è certo che la sua stirpe e quella di Muad’Dib avevano antenati comuni.

da «Nella mia casa paterna», della Principessa Irulan

«Ora, gli Harkonnen uccideranno gli Harkonnen» bisbigliò Paul.

Si era svegliato al cader della notte, e si era alzato nel buio della tenda distillante. Mentre bisbigliava, udì il debole agitarsi di sua madre sul lato opposto della tenda, dove si era distesa a dormire.

Paul gettò uno sguardo al rivelatore di prossimità esaminando i quadranti fosforescenti. «Tra poco sarà notte fonda» disse sua madre. «Perché non alzi gli schermi della tenda?»

Paul si rese conto che da qualche minuto la respirazione di sua madre era diversa. Era rimasta distesa, nell’oscurità, mantenendo il silenzio finché non si era convinta che anche lui era sveglio.

«Alzare gli schermi non servirebbe» replicò Paul. «C’è stata una tempesta. La tenda è coperta di sabbia. Tra poco la toglierò.»