Il passaggio era scavato in un paio di metri di roccia, poi, attraverso una massiccia porta, si apriva in un ufficio, quadrato, che alcuni globi luminosi inondavano di luce dorata. Jessica, entrando, fece scivolare la mano sulla porta, e scoprì, con vivo stupore, che era di plastacciaio.
Paul fece tre passi nella stanza e lasciò cadere lo zaino sul pavimento. Sentì la porta che si chiudeva dietro di lui, e studiò l’ambiente. La stanza aveva circa otto metri di lato; anche qui le pareti erano intagliate nella roccia color ocra. Sulla destra, una serie di classificatori metallici. Un tavolo basso dalla superficie vetrosa color latte, disseminata di bolle gialle, occupava il centro della stanza. Quattro sedie a sospensione lo circondavano.
Kynes girò intorno a Paul e offrì una sedia a Jessica. Lei si sedette, osservando il modo in cui suo figlio studiava la stanza.
Paul restò in piedi per un altro battito di ciglia. Un’alterazione appena percettibile del flusso d’aria nella stanza gli disse che c’era una uscita segreta dissimulata dagli armadietti metallici.
«Volete sedervi, Paul Atreides?» domandò Kynes.
Come evita prudentemente il mio titolo, pensò Paul, ma accettò la sedia e restò in silenzio, mentre a sua volta Kynes si sedeva.
«Voi intuite che Arrakis potrebbe essere un paradiso» disse Kynes, «e tuttavia, come vedete, l’Impero ci invia soltanto i suoi tagliagole e cercatori di spezia.»
Paul alzò il pollice col sigillo ducale: «Vedete questo anello?»
«Sì.»
«Ne conoscete il significato?»
Jessica si voltò di scatto a fissare suo figlio.
«Vostro padre giace morto tra le rovine di Arrakis» disse Kynes. «Tecnicamente voi siete il Duca.»
«Io sono un soldato dell’Impero» ribatté Paul. «Tecnicamente un tagliagole.»
Il volto di Kynes si rabbuiò: «Anche quando i Sardaukar dell’Imperatore calpestano il corpo di vostro padre?»
«I Sardaukar sono una cosa, la fonte legale della mia autorità un’altra.»
«Arrakis ha un suo modo tutto particolare di concedere l’autorità!»
Jessica, voltandosi a guardarlo, pensò: C’è dell’acciaio in quest’uomo, che nessuno è ancora riuscito a intaccare… e noi abbiamo bisogno di acciaio. Paul gioca pericolosamente.
«La presenza dei Sardaukar su Arrakis» esclamò Paul, «indica fino a qual punto il nostro beneamato Imperatore avesse paura di mio padre. Ora io darò all’Imperatore Padiscià tutte le ragioni per temere il…»
«Ragazzo» gridò Kynes, «ci sono cose che voi…»
«Voi vi rivolgerete a me come ’Mio Signore’» l’interruppe Paul.
Dolcemente, pensò Jessica.
Kynes fissò Paul, e Jessica notò il lampo di ammirazione sul volto del planetologo e una punta d’ilarità.
«Mio Signore» disse Kynes.
«Io sono un imbarazzo per l’Imperatore» continuò Paul. «Io sono un imbarazzo per tutti quelli che vogliono spartirsi Arrakis. Finché vivrò, voglio continuare a essere un tale imbarazzo, per loro, come un palo piantato in gola, fino a strozzarli!»
«Parole» ribatté Kynes.
Paul lo fissò in silenzio. Qualche istante dopo riprese: «C’è una leggenda, qui, sul Lisan al-Gaib, la Voce di un Altro Mondo, colui che condurrà i Fremen in paradiso. I vostri uomini hanno…»
«Superstizioni!» esclamò Kynes.
«Forse» acconsentì Paul. «E forse no. Le superstizioni a volte hanno strane radici e ramificazioni ancora più strane.»
«Voi avete un piano» disse Kynes. «Questo è ovvio… mio Signore.»
«Credete che i vostri Fremen possano fornirmi una prova concreta che i Sardaukar sono su Arrakis con le uniformi degli Harkonnen?»
«Molto probabilmente.»
«L’Imperatore metterà nuovamente un Harkonnen a capo di Arrakis» disse Paul. «Forse perfino Beast Rabban. Che lo faccia. Quando si sarà compromesso al punto che non potrà più sfuggire alla sua colpevolezza, vedremo se l’Imperatore saprà affrontare l’eventualità di un Atto di Accusa davanti al Landsraad. Vedremo se saprà rispondere quando…»
«Paul!» esclamò Jessica.
«Ammesso che l’Alto Consiglio del Landsraad accetti questo caso» replicò Kynes, «esso riuscirà soltanto a scatenare una guerra disastrosa fra l’Impero e le Grandi Case.»
«Il caos» disse Jessica.
«Ma io presenterò il mio caso all’Imperatore» (Paul sorrise) «e gli offrirò un’alternativa al caos.»
«Un ricatto?» domandò Jessica, seccamente.
«Il ricatto è uno degli strumenti del potere, come hai detto tu stessa» disse Paul, e Jessica sentì l’amarezza nella sua voce. «L’Imperatore non ha figli, soltanto figlie.»
«Stai forse mirando al trono?» gli chiese Jessica.
«L’Imperatore non rischierà di vedere l’Impero ridotto in frantumi da una guerra totale» rispose Paul. «Pianeti che esplodono, disordini dovunque… non rischierà.»
«Quello che voi vi proponete è un azzardo disperato» dichiarò Kynes.
«Che cosa temono di più le Grandi Case del Landsraad?» disse Paul. «Quello che accade in questo preciso momento su Arrakis: i Sardaukar che le distruggono, a una a una. È per questo che c’è un Landsraad. Questo cementa la Grande Intesa. Soltanto unite, esse possono affrontare le forze imperiali.»
«Ma esse sono…»
«Di questo hanno paura» insistette Paul. «Arrakis diventerebbe un grido di allarme e di raccolta. Ogni Casa s’identificherebbe con mio padre… tagliato fuori dal gregge e ucciso.»
Kynes si rivolse a Jessica: «Funzionerebbe un simile piano?»
«Non sono un Mentat» disse Jessica.
«Ma voi siete una Bene Gesserit.»
Jessica gli lanciò un’occhiata penetrante e rispose: «Il suo piano ha punti buoni e cattivi… come un qualsiasi piano, a questo stadio. Un piano dipende sia dalla sua concezione, sia dal modo in cui è realizzato.»
«’La legge è l’ultima scienza’» citò Paul. «È scritto sopra la porta dell’Imperatore. Voglio appunto mostrargli la legge.»
«Io non sono certo di poter concedere la mia fiducia a colui che ha concepito questo piano» disse Kynes. «Arrakis ha i suoi piani, che noi…»
«Dal trono» continuò Paul, «potrei fare di Arrakis un paradiso con un cenno della mano. Questo è il prezzo che vi offro per il vostro appoggio.»
Kynes s’irrigidì: «La mia lealtà non è in vendita, mio Signore».
Paul lo fissò dall’altra parte del tavolo, affrontando lo sguardo gelido di quegli occhi azzurri nell’azzurro, studiando il volto barbuto, l’aspetto autoritario. Sorrise duramente: «Ben detto. Mi scuso».
Kynes continuò a fissare Paul, e qualche istante dopo replicò: «Nessuno degli Harkonnen ha mai ammesso di essersi sbagliato. Forse voi Atreides non siete come loro».
«Potrebbe esserci uno sbaglio nella loro educazione» disse Paul. «Voi dite di non essere in vendita, ma io sono convinto di offrirvi un prezzo che voi accetterete. In cambio della vostra lealtà, io vi offro la mia… totalmente.»
Mio figlio ha la sincerità degli Atreides, pensò Jessica. Ha quel tremendo e quasi ingenuo senso dell’onore… in verità, una formidabile forza.
Vide che le parole di Paul avevano scosso Kynes.
«Questo è assurdo» rispose Kynes. «Voi siete soltanto un ragazzo, e…»
«Io sono il Duca» disse Paul. «Io sono un Atreides. Nessun Atreides ha mai spezzato un simile giuramento.»
Kynes deglutì.
«Quando dico totalmente» continuò Paul, «voglio dire senza alcuna riserva. Darei la mia vita per voi.»
«Signore» gridò Kynes, e fu come se questa parola gli fosse stata strappata, ma Jessica vide che ora non parlava più a un ragazzo di quindici anni, ma a un uomo, a un superiore. Questa volta, aveva detto «Signore» con sincerità.